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ghe pensi mi

2007-2010 > 2009 > POLITICA


13/10/2009



'ghe pensi mi' (*)



C'è stato un tempo, ancora prima del caso Tortora, in cui tutti sentivano come imprescindibile una radicale riforma della Giustizia.

Tutto l'apparato era macchinoso, poco produttivo ed eccessivamente oneroso.

Inclusi i massimi organi di questo potere dello Stato: Corte dei Conti, Cassazione, Corte Costituzionale.

Ancora più chiusi, dispendiosi ed auto referenti della stessa magistratura ordinaria.


C'è stato un tempo in cui tutti, ma proprio tutti, pensavano che fosse necessaria una radicale riforma della Scuola.

Quanto meno un profondo rinnovamento e perfezionamento della ormai preistorica Riforma Gentile.

Era evidente che la Scuola, l'Università, la Ricerca avevano bisogno di un ripensamento che le aprisse alla società che, nel frattempo, era profondamente cambiata; necessitavano di più strumenti, più conoscenze, più abilità, più competenze e più merito.


C'è stato un tempo in cui le riforme istituzionali, tra le quali l'istanza federalista, sembravano ormai obbligatorie.

Ridurre i componenti di Camera e Senato, snellire le procedure, rinvigorire l'azione di governo e, contemporaneamente, ridare un potere vero di legislazione e di controllo al Parlamento: erano tutti obiettivi che parevano non più rinviabili.

Per ridare impulso alla vita pubblica e ridurre le spese dello Stato.


C'è stato un tempo in cui molti pensavano che si dovessero spronare gli organi di informazione ad una maggiore rigorosità nel controllo delle notizie, ad un più attento rispetto dell'oggettività e dei vissuti delle persone.

Chi non ha constatato, essendo stato dentro una certa esperienza, le vere e proprie invenzioni con le quali alcuni giornalisti abbelliscono i fatti, talvolta li manipolano, in certi casi li stravolgono totalmente?



Poi è sceso in campo lui.

Lui e la sua bella squadra.

E non si è più potuto parlare di riforme.

Ci si è auto inibiti: sine die.


Perché fare le riforme avrebbe voluto dire, fare le
sue riforme.

Da quell'anno fatidico e disgraziato, tutto ha assunto un altro significato, un'impostazione distruttiva e deleteria.

Riformare la Giustizia, adesso vorrebbe dire sottometterla al potere esecutivo.

Cambiare la Scuola significherebbe agevolare l'istruzione privata a scapito di quella pubblica (lo stesso si può dire della sanità).

Introdurre il federalismo equivale, oggi, a spaccare l'Italia.

Mettere mano all'informazione corrisponderebbe a metterle il bavaglio.


Di colpo ci ha fatto diventare tutti conservatori e anti riformisti.


D'altra parte l'alternativa era la distruzione della regole basilari del vivere civile, lo sfascio completo dello Stato.



Come fa un simile individuo, che di fatto ha reso impossibili e impraticabili anche le riforme più urgenti, come fa a dire seriamente (per la verità aveva di fronte una platea prona e osannante)
'alla libertà e alla democrazia ghe pensi mi'.

E' possibile?

Sì, è successo.


Ci pensa lui …

A lasciare libero il campo ai singoli (leggi 'i potenti') di fare tutto ciò che vogliono: in barba alle leggi, alla società, all'ambiente.

In barba a tutto.

A chiamare ogni 5 anni un popolo indottrinato dai suoi proclami e ingozzato dalle sue trasmissioni televisive a dirgli di sì, a dargli il voto e a tornare subito dopo alle sue faccende, lasciandolo libero di usare tutto e tutti a suo piacimento.

Per fortuna c'è ancora qualcuno che pensa che questa non sia libertà ma prevaricazione.

Che quella che lui ha in testa non sia democrazia ma
impunità.


No!

Democrazia e libertà sono patrimonio di tutti.

Rappresentano il bene più prezioso di una società.


Ciò che tutta la comunità deve salvaguardare, migliorare e far crescere.

Tutte le volte che qualcuno dice 'ghe pensi mi' bisogna drizzare le orecchie.

Quel qualcuno, in realtà, vuole appropriarsi del bene comune.

Vuole interpretarlo e gestirlo a proprio uso e consumo.

Derubando e depredando gli altri.

All'erta!

Altro che 'ghe pensi mi'!



(*)

Il 'mi' in questione è stato recentemente definito da Milva, 'un povero folle'.

Dal che, naturalmente, il suo voler gestire in esclusiva il nostro bene più grande acquista ancora più valore e peso.

Il 'mi' può obiettare che Milva, in realtà, è universalmente conosciuta come
'Milva la rossa': quindi ...

E tuttavia vorrei proporvi un esercizio: trovatemi qualcuno munito di senno
[che non sia in affari con il suddetto o che non debba dipendere da lui per il pane quotidiano] che esprima un giudizio positivo sulla sua persona e sui suoi comportamenti.

Non scommetto niente perché non l'ho mai fatto, ma è una bella sfida.
















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