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Giacomo Leopardi e le illusioni

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01/09/2009



Leopardi e le illusioni


Sto leggendo lo Zibaldone di Giacomo Leopardi.

Dopo le 'Operette Morali' ho trovato un'ulteriore conferma del fatto che non è solo uno dei più grandi poeti ma anche un importante filosofo, tra i migliori che abbiamo avuto.

Naturalmente non sono un critico letterario, né un filologo né un esegeta patentato.

Leggo per capire, per interrogarmi, per confrontarmi, per chiarire il mio pensiero.

Non è quindi tanto importante per me che Leopardi, certe idee esposte in un determinato periodo, le abbia successivamente riviste, corrette, a volte radicalmente modificate, in certi casi addirittura rifiutate.

E' essenziale che abbia considerato e scritto certe cose che, al di là di tutto, spingono a pensare e a riflettere: a elaborare nuove idee.



'La natura è lo stesso che Dio'.

Mi piace cominciare da questa definizione derivata da Spinoza, un pensatore che io amo in modo particolare.

'Stato di natura', prosegue con un chiaro riferimento a Rousseau, vuol dire felicità.

L'allontanamento degli esseri umani da questa situazione iniziale significa corruzione e produce infelicità.

Il distacco dalla perfetta simbiosi con la natura avviene per una prevalenza della ragione sulle altre componenti che costituiscono la dotazione originaria dell'uomo.

Leopardi non demonizza la ragione: riconosce che essa è una dote fondamentale dell'uomo che, tuttavia, dovrebbe esplicarsi all'interno dello stato naturale, in sintonia con tutte le altre qualità.

Quando invece la ragione si impone alle altre facoltà, quando vince su tutto la brama di sapere, allora si crea lo squilibrio (il peccato di superbia, quello originale), allora la ragione prevarica, comprime e deprime la natura, rompe l'incantesimo originario e precipita l'uomo nell'infelicità.

'Il decadimento dell'uomo non consiste nel decadimento della ragione, anzi nell'incremento'.

I piaceri di cui l'uomo poteva godere nello stato primitivo di perfetta comunione con la natura (paradiso terrestre), erano i piaceri naturali della vita, i godimenti materiali, corporali, sensibili.

La brama di conoscenza aumenta in maniera esponenziale i bisogni, riduce inevitabilmente la capacità di soddisfarli, crea necessariamente infelicità.

Come hanno 'predicato' i Cinici, subito dopo Socrate e come ha testimoniato, in seguito, lo stesso Epicuro.

Lo stato naturale assoluto, una volta corrotto non torna più: gli uomini vanno incontro a un uso sempre più incontrollato della ragione che porta ad un eccesso di civiltà che si conclude con una caduta in una forma di barbarie (che non è più lo stato originario) da cui si riparte per una nuova civiltà e per una successiva fase di barbarie.

Lo aveva magistralmente anticipato Giovan Battista Vico nel '700.

Una volta subentrata la corruzione, solo la religione può tenere la ragione entro limiti 'sopportabili'; può, per quanto possibile nella nuova situazione, mantenere in vita le illusioni e garantire agli esseri umani un certo grado di felicità.

'L'esperienza conferma che l'uomo qual è ridotto, non può essere felice sodamente e durevolmente se non in uno stato religioso, cioè che dia un corpo e una verità alle illusioni, senza le quali non c'è felicità'.

'Ecco perché la religione si trova presso la culla di tutti i popoli; ecco perché gli imperi o stati fondati o conservati dalle opinioni religiose, sono distrutti dalla filosofia (da un eccesso ulteriore di ragione); ecco perché la decadenza di Roma fu compagna della decadenza della sua religione'.

Le religioni antiche, precristiane, in quanto più vicine allo stato originario ormai perso per sempre, erano in grado di offrire all'umanità un grado maggiore di felicità.

'Le religioni antiche pertanto conferivano senza dubbio alla felicità temporale molto di più di quello che possa fare il cristianesimo; perché contenendo un maggior numero e più importante di credenze naturali, fondate sopra una più estesa e più profonda ignoranza, tenevano l'uomo più vicino allo stato naturale' (quindi in una condizione di minore infelicità).

Tuttavia il continuo prevalere della ragione, l'insopprimibile brama di sapere ha scardinato le religioni 'pagane', ha fatto l'uomo meno ignorante e più infelice: ha reso quelle religioni inadeguate a svolgere il loro compito di 'serbatoio' delle illusioni.

'Ed ecco il punto in cui comparve il Cristianesimo, cioè quel momento in cui l'eccessivo progresso della ragione e del sapere, negando tutto e dubitando di tutto, spegnendo tutte le illusioni gettava l'uomo nell'inazione, nell'indifferenza, nell'egoismo e nella malvagità'.

L'eccesso di conoscenza del mondo antico ha, quindi, favorito l'avvento della nuova religione, del Cristianesimo: che è stata capace di contenere e di sublimare l'attività della ragione, di preservare le illusioni e di assicurare agli uomini un certo grado di felicità.

Inferiore a quello garantito dalle precedenti religioni, in ogni caso il maggiore che si potesse conseguire nel nuovo stato di più avanzata corruzione.

Insomma, secondo Leopardi, il Cristianesimo è la più riuscita espressione di quella
'società media' che è possibile realizzare, in questo momento storico, dopo la corruzione dello stato originario (non più riproponibile, a meno di un miracolo).

Realizza cioè il punto più alto possibile di quell'equilibrio tra natura, ragione e ignoranza che solo permette alle illusioni di sopravvivere, di continuare ad alimentare l'azione dell'uomo.

Una società eccessivamente incivilita e dominata dalla sola ragione ha come segni distintivi
'l'egoismo, la morte, il tedio, l'indifferenza, l'inazione, la mala fede pubblica e privata, l'assenza di ogni eroismo, sacrificio, virtù, di ogni illusione ispirata dalla natura'.



PER CONCLUDERE.


Non c'è nessuna conclusione da trarre.

Ciò che scrive Leopardi è già significativo di per sé: non ha bisogno di chiose né di commenti.

Vorrei solo comunicare due suggestioni che mi sono derivate dalle pagine lette.

*)

Che cosa sono le illusioni per Leopardi?

Speranza, senso del proprio destino, tensione per l'autorealizzazione, forte passione per sé e per la società, amor patrio, spirito di sacrificio, desiderio di lasciare la propria impronta, amore per le grandi imprese, brama di infinito, desiderio di immortalità anche attraverso le opere, eroismo …

Evidentemente ero stato fuorviato dal mio professore di lettere del liceo: credevo si trattasse di qualcosa di prettamente letterario, di estetizzante quasi, roba per intellettuali, cibo insipido buono per i critici e per gli esegeti iper criptici.

In realtà le illusioni sono il sale della vita.

Non si può vivere senza.



*)

Dopo la
caduta del muro di Berlino, fine anni 80 inizio dei 90, molti si sono precipitati a magnificare la morte delle ideologie: sia da destra che da sinistra, in campo religioso e in ambito laico.

Si trattava di picconare l'unica grande 'ideologia' ancora rimasta in piedi in epoca moderna: quella del socialismo.


Approfittando dell'uso distorto e scellerato che ne avevano fatto le 'democrazie' dell'Europa orientale si è cercato (con un discreto successo, bisogna dire) di fare piazza pulita di secoli di appassionata riflessione sulla condizione umana e di decenni di lotte delle classi più deboli.

Adesso possiamo vedere qual è l'esito di quella sconsiderata distruzione.

Anche le gerarchie ecclesiastiche possono contemplare il risultato finale dell'opera cui hanno con tanto zelo partecipato.

Egoismi, particolarismi, settarismi, incomunicabilità e materialismo crasso, puro e semplice.


Non era meglio per il cristianesimo (che in fondo è un'ideologia come tante altre, vincente ma pur sempre un sistema di pensiero e di azione inventato dagli uomini) confrontarsi con gli ideali di uguaglianza, rispetto delle persone e giustizia sociale di cui il socialismo era portatore piuttosto che dover lottare, senza grandi risultati, contro i mostri che, oggi, ci minacciano tutti?

Il socialismo è stato preso a pretesto e sfruttato da sistemi totalitari responsabili di crimini orrendi?

Non è toccata la stessa sorte anche al cristianesimo?

Senza 'ideologie' succede, per esempio, che un bambino di 11 anni alla domanda 'che cosa ti piacerebbe fare da grande?' risponda 'il pensionato'.

E non è il solo: so che molti ragazzi giovani, ventenni o giù di lì, farebbero carte false pur di usufruire di una pensione, già alla loro età.

Al posto delle illusioni si sono imposti il danaro, la televisione dei consumi, il successo personale a qualunque costo.

Davvero tutto questo è preferibile a degli ideali, a dei valori autenticamente umani?

Un'umanità priva di illusioni è come una macchina che procede a fari spenti in una notte senza luna.


Al tempo di Leopardi non esistevano le automobili: credo che avrebbe condiviso questa metafora.


















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