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Giordano Bruno

2007-2010 > 2009 > RELIGIONE


(11/02/2009)


GIORDANO BRUNO


Il 17 febbraio del 1600 veniva bruciato vivo a Roma, in Campo de' Fiori, Giordano Bruno: fu condannato a quella morte atroce dal tribunale ecclesiastico dell'Inquisizione.

Era stato battezzato con il nome di Filippo, in onore del futuro re di Spagna Filippo II°.

Quali brutti scherzi gioca la storia!


Il libero pensatore, destinato a diventare vittima della repressione ecclesiastica ottiene, alla nascita, lo stesso nome di quel re che si distinguerà nell'accendere il maggior numero di roghi brucia - eretici.

Assume il nome di Giordano quando diventa frate domenicano.

Non starò qui a ripercorrere le vicende umane ed intellettuali della densa vita di questo personaggio straordinario: sono certamente note a tutti anche grazie al bellissimo film di Giuliano Montaldo intitolato, appunto, Giordano Bruno.

Vorrei solo sottolineare che Bruno fu un personaggio estremamente moderno, nato e vissuto, per sua sfortuna, nel periodo sbagliato.

Nel nostro tempo sarebbe stato uno scrittore (un professore universitario, un agente letterario …) di sicuro successo e di grande seguito.

Fosse nato anche solo 100 anni prima, nel 1448, sarebbe stato considerato un grande intellettuale, avrebbe tranquillamente vissuto alla corte di qualche potente signore e noi adesso lo ricorderemmo come uno dei personaggi più rappresentativi del Rinascimento.

Come un Pico della Mirandola, un Erasmo da Rotterdam o un Marsilio Ficino.

E invece è nato e vissuto nel periodo più tetro e duro della Controriforma.

Periodo di cui non è riuscito a leggere tutta la chiusura e la pericolosità.

Bruno è moderno sia per l'esistenza che ha condotto che per le idee che ha divulgato.

La sua è stata la vita di un viaggiatore: da Napoli a Roma, da Ginevra a Parigi, da Wittenberg a Praga: tanto per ricordare solo alcune delle tappe.

E non viaggiava certo in incognito: ha conosciuto il re di Francia Enrico III°, la regina di Inghilterra Elisabetta Ia, l'imperatore Rodolfo II° d'Asburgo.

Ad un certo punto ha commesso il fatale errore di tornare in Italia: si è fidato di Venezia che, invece, l'ha estradato verso Roma, verso la morte.

Nel corso del seicento Venezia elaborerà le tesi giurisdizionaliste che le permetteranno di opporsi alle ingerenze dell'Inquisizione romana: riuscirà, ad esempio, a difendere con le unghie e con i denti il frate servita Pier Paolo Sarpi dagli attacchi dei gesuiti (non dai loro pugnali).

La Repubblica non riuscì a tenere lo stesso comportamento alla fine del cinquecento: a fare le spese di quel periodo di estrema debolezza culturale e politica furono Tommaso Campanella e, soprattutto, Giordano Bruno.

Le idee cosmologiche del pensatore di Nola sono le idee del nostro tempo.


Non era uno scienziato ma aveva una mente filosofica particolarmente originale ed acuta.

Partendo dall'ipotesi di Copernico si è spinto molto al di là prospettando un Universo aperto, infinito e 'animato' in ogni sua parte: almeno come possibilità.

Le sue opere non sono di facile lettura, il suo 'italiano' è piuttosto elaborato, il suo fraseggio appare complesso e contorto. E un po' datato.

Se poi aggiungiamo la necessità di camuffare le idee sotto i panni della mitologia antica, il risultato finale è una prosa poco invitante e di non sempre facile interpretazione.

Ma al di sotto e al di là di tutto questo noi scopriamo una mente appassionata, un pensiero libero e prorompente, una visione della vita e del mondo assolutamente originale, priva di schematismi e di dogmatismi.

Quest'uomo prolifico e incapace di nuocere a chicchessia è ad un certo punto incappato nelle maglie della 'polizia' ecclesiastica romana che l'ha tenuto prigioniero per otto lunghissimi anni, ha cercato in tutti i modi di distruggerlo come persona, anche attraverso la tortura, e alla fine l'ha fatto bruciare vivo su un rogo.

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Il 9 giugno 1889 è stato innalzato il monumento che tutt'ora possiamo ammirare in Campo de' Fiori a Roma.

L'opera è stata realizzata dallo scultore Ettore Ferrari.

L'edificazione della scultura non è stata così tranquilla e 'normale' come potrebbe sembrare: sostenuta da un comitato internazionale di intellettuali (tra cui
Giosuè Carducci, Ernest Renan, Victor Hugo, George Ibsen, Michail Bakunin, Herbert Spencer, Ferdinand Gregorovius …) e dai movimenti studenteschi romani, fu fieramente avversata dal Vaticano, dall'aristocrazia nera, dai gesuiti e dal mondo cattolico più tradizionalista.

Ci vollero la breccia di Porta Pia, il governo di Francesco Crispi e un sindaco liberale e laico per rendere possibile il compimento dell'opera.

Il Vaticano ritornò alla carica chiedendo la rimozione del monumento nel 1929, in occasione della firma dei patti lateranensi: Mussolini, forse imbeccato dal filosofo Giovanni Gentile che di Bruno era un estimatore, oppose un semplice ma fermo rifiuto:
'Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è.'

Tutto ciò che la Chiesa ha concesso al povero frate è una generica richiesta di perdono, pronunciata da Giovanni Paolo II° nel 2000, quattrocentesimo anniversario del rogo.

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Per il 17 febbraio di quest'anno è prevista in Campo de' Fiori una commemorazione che dovrebbe essere nobilitata, tra l'altro, da un intervento della professoressa
Margherita Hack.

Si dice anche che la manifestazione sarà introdotta da un saluto del sindaco di Roma o, è scritto testualmente, 'da un suo delegato'.

Visto il passato di cui si onora e che, a quanto mi consta, non ha mai rinnegato, mi permetto di consigliare al sindaco Alemanno di non intervenire ma di farsi rappresentare.

Non tanto perché potrebbe essere oggetto di manifestazioni poco amichevoli, ma proprio per il contenuto della celebrazione stessa.

Giordano Bruno appartiene ad una cultura che con Alemanno non ha proprio nulla da spartire. Meglio sarebbe dire che Alemanno rappresenta un universo intellettuale che è sempre stato fieramente ostile al Nolano.

Riconoscere questo semplice dato di fatto e astenersi dal presenziare sarebbe indice, non solo di fair play, ma di vera e propria intelligenza 'politica'.

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Notazione 'contemporanea'.


La Chiesa cattolica il 17 febbraio del 1600 ha fatto bruciare vivo sul rogo una persona di 52 anni che aveva il solo torto, non di non credere in Dio, ma di crederci un po' a modo suo.

Aveva la sola colpa di pensare che l'universo è infinito, che la Terra gira intorno al Sole e non è al centro di nessun sistema astronomico, se non del moto lunare.

Evidenze che adesso sono universalmente riconosciute e accettate dalla stessa Chiesa.

Si dirà che il '600 è lontano nel tempo: veniamo allora a qualcosa di più vicino a noi.

Nella seconda metà dell'ottocento, meno di 150 anni fa,
papa Pio IX° non si oppose alla fucilazione di numerosi patrioti italiani e non mosse un dito di fronte alla sanguinosa repressione che le sue truppe operarono a Perugia nel 1859.

Pio IX° poi, oltre ad aver pubblicato nel 1864 il
Syllabus (che condannava in blocco tutte le idee di democrazia e di libertà che per noi, oggi, sono come il pane), nel 1867 proclamò santo l'inquisitore spagnolo Pedro de Arbués (1441-1485): la virtù eroica di questo individuo è consistita nell'organizzare, in diverse parti della Spagna, numerosi autodafé nei quali vennero bruciati vivi decine di ebrei e di marranos. Tali benemerenze furono, probabilmente, all'origine della sua morte violenta: venne pugnalato mentre era in preghiera nella Cattedrale di Saragozza.

Nel 2000 questo papa, Pio IX°, è stato proclamato Beato da Giovanni Paolo II°: non si sa per quali meriti (per fare da pendant alla beatificazione di Giovanni 23°?).

Mi chiedo: con quali credenziali questa Chiesa, che fino a 150 anni fa con il suo capo, il papa, si è resa responsabile di tutto quanto sopra descritto, si auto proclama, adesso, unica tutrice della vita, unica custode delle chiavi della vita e della morte?

Con quale faccia vescovi, cardinali, quotidiani come 'l'avvenire' o 'l'osservatore romano' si permettono di urlare sguaiatamente 'assassino' al padre di Eluana?

Evidentemente con lo stesso ghigno con cui i 'santi' inquisitori mandavano vive sul rogo tante persone innocenti.

Che non erano individui già 'morti' da anni, ma esseri umani vivi, sani, del tutto sensibili al dolore e dotati di coscienza.

Prima di inveire e di straparlare la Chiesa dovrebbe fare qualche secolo di penitenza; dovrebbe chiedere umilmente perdono per tutto il tempo (quanti secoli? Un millennio?) che ha impiegato a torturare e a far ammazzare poveri, incolpevoli disgraziati.

Altro che pronunciare anatemi o puntare il dito accusatore!




















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