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Goldman & Sachs

2012


18 marzo 2012


l'avidità di Goldman & Sachs



Greg Smith, - 'a Goldman Sachs executive director and head of the firm's United States equity derivatives business in Europe, the Middle East and Africa'-, non un pinco pallino qualunque, si è dimesso dai suoi incarichi e ha lasciato la Goldman & Sachs.

Perché?

Perché negli ultimi anni, ha scritto nel suo messaggio di addio, l'ambiente interno alla banca d'affari era diventato '
as toxic and destructive as I have ever seen it'.

Che cosa è successo per determinare una reazione tanto dura e drastica da parte di uno dei più importanti top manager?

'The interests of the client continue to be sidelined, in the way the firm operates and thinks about making money'.

Semplicemente questo: la banca mette in secondo piano gli interessi dei clienti e pensa soprattutto, se non esclusivamente, a fare i propri interessi, cioè ad aumentare i propri profitti.

Smith afferma di aver sempre tenuto in grande considerazione l'interesse dei suoi clienti anche se questo comportava un minor guadagno per la banca.

Poi le cose sono cambiate:
si è cominciato a lavorare solo per il profitto della banca e 'a client's success or progress was not part of the thought process at all'.

Infatti, come osserva
Ariel Reshef professor of economics at the University of Virginia, tra il 1980 e il 2005 le retribuzioni nel mondo della finanza (soprattutto i bonus dei manager) sono aumentati del 70 % in più rispetto alla media di tutte le altre retribuzioni.

Processo che ha subito poi un'autentica impennata dopo il 2005, fino al crollo del 2008 (ma adesso si stanno riprendendo).

Naturalmente la
Goldman &Sachs ha subito replicato affermando che 'in our view, we will only be successful if our clients are successful'.

Sta di fatto che, sottolinea Smith, negli ultimi anni i top manager erano soliti riferirsi ai
clienti, nelle loro mail, con il termine di 'muppets', pupazzi.

Così come è un fatto che mentre milioni di americani andavano a rotoli, la Goldman & Sachs e le sue sorelle macinavano profitti sempre più elevati:
costruendo e vendendo ad interessi elevati investimenti che erano in realtà dei 'bidoni', pensati apposta per far guadagnare la banca e far perdere il cliente.

Quelle grandi banche, quando è scoppiato il bubbone, per non crollare hanno avuto bisogno di una stratosferica iniezione di miliardi di dollari da parte del tesoro americano.

E tuttavia la Goldman & Sachs nel 2010 non ha potuto evitare una pesante accusa di truffa seguita da un patteggiamento che è costato una multa di mezzo miliardo di dollari.

Non solo: ma i top manager hanno dovuto sfilare davanti al Congresso americano per sentirsi rinfacciare i loro poco onorevoli maneggi.


Per finire vorrei sottolineare.

*) Il Presidente Obama e il Parlamento americano, anziché esautorare le grandi banche e mandare a casa con la scatola di cartone i loro top manager, le hanno rifinanziate con miliardi di dollari permettendo loro di riprendere, in poco tempo, l'antico mestiere.

Hanno usato cioè la ricchezza (forse sarebbe meglio dire il debito) dell'intera Nazione per sostenere e foraggiare coloro che avevano spremuto la Nazione stessa fino a stremarla.

*) Forse tutti sanno che Mario Monti e Mario Draghi hanno lavorato per la Goldman & Sachs. Ma non tutti sanno che per la stessa Banca ha lavorato anche Romano Prodi, mentre è forse sconosciuto ai più che Gianni Letta è dal 18 giugno 2007 membro dell'advisory board della stessa banca d'affari.

Mi chiedo: come mai questi illustri e venerati nostri compatrioti non hanno mai trovato il coraggio di un Greg Smith per denunciare la politica di rapina praticata dalla banca d'affari per cui lavoravano (lavorano)?

Le alternative non sono molte.

O non se ne rendevano conto: e allora erano …

O lo capivano, ma …

!?!



NOTA

Negli stessi giorni di Greg, anche un altro manager americano, in un certo senso, faceva 'outing'.

Si tratta di
James Whittaker: lavorava alla Microsoft, era passato a Google, adesso ha lasciato Google ed è ritornato alla Microsoft.

Perché?

'I miei ultimi 3 mesi in Google' ha scritto, 'sono stati un vortice di disperazione trying in vain to get my passion back'.


Aveva scelto Google come sfida tecnologica, si è ritrovato a dover lavorare per incrementare la pubblicità.

'In Google ho trovato una azienda tecnologica che dava modo ai suoi dipendenti di innovare. The Google I left was an advertising company with a single corporate-mandated focus.'

La ricerca esasperata di un sempre maggior profitto sembra essere diventato l'unico obiettivo di tante delle più importanti companies mondiali.

E tuttavia
non è detto, come Greg Smith ha ricordato alla Goldman, che la sola ricerca di un profitto aziendale sempre più alto, produca poi effettivamente quel risultato.

Alla lunga …

Personalmente me lo auguro.






















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