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i due mondi

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


10 settembre 2010

i due mondi




Esistono nella nostra vita quotidiana due mondi distanti e inconciliabili.


Uno è tutto nero: è dipinto e aggiornato con passione e pignoleria da una parte della carta stampata, da un numero consistente di siti, da molte persone che giurano di viverci dentro.

L'altro è completamente rosa ed è delineato con foga e martellante insistenza da una gran quantità di personaggi televisivi, da un certo numero di quotidiani e magazine, da alcuni siti e da persone che affermano di respirarne l'aria.

In termini politici il primo è legato a doppio filo all'opposizione, l'altro è espressione del governo e dei suoi sostenitori.



A scorrere certi siti ci si sente prendere da uno scoramento e da un magone difficilmente sopportabili.

Ad ascoltare alcuni personaggi televisivi ci si sente sprofondare in una melassa talmente zuccherosa da risultare nauseabonda e poco credibile.

In che mondo viviamo?


E' certo che
tante famiglie stentano a far fronte alle spese dei mutui accesi per pagare la casa in cui abitano.

Ed è altrettanto certo che
molte di quelle famiglie spendono una bella fetta del loro reddito nell'acquisto di televisori ultra piatti, di Iphone o di smartphone, di Ipad o di Mac, di tablet pocket e di mille altri gadget di grido.

Tutti
strumenti acquistati non per necessità e, spesso, nemmeno per una qualche utilità lavorativa, ma solo per l'impellenza della moda, l'urgenza dell'apparire.

E' indubitabile che la
delocalizzazione procede a ritmo serrato e selvaggio, lasciando dietro a sé schiere di disoccupati, molti dei quali non più giovanissimi.

Così come nessuno può negare che
molti giovani non riescono a trovare alcun tipo di occupazione e altri sono costretti ad accettare lavori sottopagati.

Ma, a leggere le inchieste, ci sono anche tanti ragazzi che il lavoro non lo cercano più o non l'hanno mai cercato e ci sono possibilità di lavoro che nessuno vuole esplorare o attività che nessun giovane è, oggi, disposto ad intraprendere.

E allora?

Ripeto: in che mondo viviamo?

Si tratta, semplicemente, di operare una scelta?
Del tipo di quella proposta da
Fichte*?

O è in ballo una scommessa?
Simile a quella caldeggiata da
Pascal**?

Il fatto è che non è facile decidersi.

E una volta deciso non è semplice mantenersi saldi nella scelta operata.



Perché
non è entusiasmante collegarsi ai propri siti preferiti e leggere ogni giorno, ad ogni ora, ogni minuto che siamo il fanalino di coda di tutto e a livello infimo in ogni tipo di indicatore; che i governanti tramano unicamente per realizzare il proprio interesse o quello della propria parte; che le famiglie sono sul lastrico, lo Stato è vicino alla bancarotta e il sistema tutto è in procinto di collassare.

Sì, è così, ma ci sarà pure qualcos'altro, di cui non sarebbe male, di tanto in tanto, dare conto.


Ci deve essere: altrimenti non si capisce come, una situazione degenerata e incancrenita da anni, non porti mai al tracollo.



E, d'altro canto,
non può essere del tutto piacevole e rasserenante abbeverarsi ogni giorno ad una greppia piena zeppa di risultati mirabolanti, di situazioni eccitanti, di contingenze felici e favorevoli spalancate su prospettive ancora più allettanti e fortunate.

Perché alcuni dati sono inoppugnabili e il malessere talvolta esplode in maniera clamorosa, in modo tale da far traballare anche le convinzioni più forti.

E che non sia tutto oro quel che luccica ce lo dicono anche da fuori, ce lo spiegano continuamente gli organismi europei e internazionali.




In medio stat virtus?

Un colpo al cerchio e uno alla botte?

'
Est modus in rebus' scriveva Orazio.

Ma dov'è e qual è questa misura?

Ognuno dei due mondi ne avrà una sua, sicuramente.

Si potrebbe invocare il '
mesotes' di Aristotele: ma nel nostro caso, dov'è l'eccesso e dove il difetto?




Fuor di metafora e togliendo di mezzo il dito dietro al quale non voglio nascondermi, è noto a quale dei due mondi io appartenga.

Anche se non condivido
la spessa tetraggine di alcune centrali dell'informazione.

Vorrei solo
dire agli editori e ai direttori delle testate progressiste: è vero che la situazione italiana è quella che è, è vero che la nostra classe politica è la più 'bassa' che ci sia toccato conoscere, è vero che l'economia non se la passa affatto bene e che la società vive questo momento con ansia e autentica sofferenza, ma ci sarà pure in tutta la penisola un qualche evento, una qualche esperienza, almeno un motivo se non positivo sicuramente non negativo.

Date un po' di spazio anche all'arte, alla scienza, alla sperimentazione, all'artigianato o anche soltanto alla vita nuda e cruda: ci sarà sicuramente in Italia, almeno di tanto in tanto o qua e là, una donna che partorisce felicemente, dei giovani che si amano, qualcuno che riesce a realizzare qualcosa a dispetto del mondo intero.

Staccate quei benedetti-maledetti microfoni dalle bocche stravolte e instancabili dei nostri politici e 'fregatevene' ogni tanto di quel che dicono, di quello che minacciano o di quello che promettono.


Non ne possiamo più di questo insano e insulso bombardamento che è, per di più, del tutto inconcludente.

Ne va della nostra salute mentale.


Continuando così rischiate di farci scappare, di farci saltare nell'altro mondo, quello tutto lustrini e menzogne, quello del 'qui lo dico e qui lo nego', della barzelletta continua e reiterata, dei palloncini colorati e delle luci saettanti.

Sappiamo che quello è, in gran parte, un mondo artefatto, creato dal
Signore dell'illusionismo per mandare a buon fine i propri corposi interessi.

Ma non si può vivere di sole disgrazie, di cupe tragedie, di continui disastri: è in agguato l'asfissia.

Si rischia di vivere per procura o di vivere credendo di essere già morti.


Un'agonia, per essere tale, deve essere breve, non può durare dalla culla alla tomba.

Ne va anche della vostra credibilità, oltre che del nostro equilibrio.

La rovina continuamente evocata, puntualmente descritta, sempre aggiornata, se mai si concretizza, alla fine rischia di diventare una specie di favola, simile a quelle prodotte dal re della menzogna.

I due mondi sono forse inconciliabili; forse non è possibile vivere contemporaneamente in entrambi, come è impossibile tenere un piede in due scarpe.

Ma
una sbirciatina da uno all'altro si può anche dare, qualcosa si potrà pur imparare confrontando la propria con l'altrui visione.

E in ogni caso se è vero, come diceva
Gesù, che non di solo pane vive l'uomo, è ancora più vero che non ci possiamo nutrire di soli sfaceli.

La realtà è quella che è, nessuno lo mette in dubbio, ma la vita ha bisogno anche di ossigeno, di qualche bella folata di aria fresca, di un po' di sole e di un cielo terso e sereno.

Di tanto in tanto.




*
Johann Gottlieb Fichte
(1762-1814) ritiene che tra Idealismo (la sua posizione filosofica) e Materialismo (la convinzione che attribuiva, per esempio, a Kant) sia necessario operare una scelta.

Non in base a delle argomentazioni o a dimostrazioni rigorose ma, semplicemente, dando ascolto alla propria interiorità, al nucleo autentico che costituisce la personalità.

Si tratta cioè di una scelta di vita, non di un ragionamento logico o di un procedimento matematico.


**

Blaise Pascal (1623-1662) nei suoi 'Pensieri' invita anche i non credenti a scommettere su Dio.

Sull'esistenza di Dio.

Si tratta di una scommessa che non si basa su alcun ragionamento scientifico, su alcuna dimostrazione, ma, unicamente, su argomentazioni che si potrebbero definire di tipo utilitaristico.

Dice infatti: se scommetti su Dio (quindi vivi come se Dio esistesse) se vinci guadagni tutto, se perdi (cioé se Dio non esiste) non perdi nulla.

Mentre se vivi come se Dio non esistesse (scommetti che Dio non esiste), se vinci (se Dio non esiste) non guadagni niente ma se perdi (cioé se Dio esiste) perdi tutto (anche la vita eterna).

























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