ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


i giovani d'oggi (1)

2007-2010 > 2007 > SOCIETA'

(10/11/2007)

Dico la verità: qualche volta sono stato tentato di pronunciarla, questa espressione.
L'ho sentita fin da bambino, l'ho odiata da ragazzo, mi tenta nell'attuale fase dell'esistenza.
Ma riflettendo e leggendo ho scoperto che questa lamentela è sempre stata in bocca agli anziani di tutte le generazioni: da che è cominciata la storia.
Espressioni simili a quelle ripetute fino alla noia da alcune delle nostre persone anziane si ritrovano letteralmente uguali nelle pagine di Platone, tanto per fare un esempio, o in quelle di Cicerone.
Decisiva mi pare la seguente considerazione: coloro che adesso sono anziani sono stati a loro volta biasimati e ricoperti di contumelie quando erano giovani.
Per essere ancora più esplicito: io appartengo alla cosiddetta generazione del '68. Quante ne hanno scagliate di invettive contro di noi, che eravamo giovani una quarantina di anni fa, le persone che allora erano mature o sulla via della vecchiaia!
Eppure adesso sento dei miei coetanei che ripetono gli stessi concetti, addirittura le stesse parole.
Sempre, gli anziani hanno biasimato i giovani .
Sempre, i giovani biasimati, una volta diventati anziani, hanno riproposto l'abusato ritornello.
Consapevole di tutto questo mi sono imposto di non lasciarmi andare, di resistere alla tentazione e di affrontare la questione da altri punti di vista.
Forse è un atteggiamento inusuale ma è l'unico che mi permette di non sentirmi ridicolo.
I giovani ...
Prendiamoli da bambini, questi giovani.
Sono sicuro che i bambini, dovunque essi vengano al mondo, sono sempre gli stessi.
In qualsiasi epoca.
Se stanno bene sono vivaci, splendidi, pieni di vita.
Possono essere irrequieti e iperattivi oppure tranquilli e sornioni.
Se stanno male sono fastidiosi, inclini al lamento o al pianto, impazienti e smaniosi.
Questi piccoli crescono in ambienti diversi, a seconda della sorte che è toccata loro: a partire dalle loro note caratteriali di base si modellano e strutturano in un certo particolar modo.
Come giovani non si può dire che sono gli stessi in tutte le parti del Pianeta.
Pur essendo ognuno diverso dall'altro in base alle peculiarità individuali, assumono anche una certa omogeneità di zona, relativa all'area culturale cui appartengono.
E così noi vediamo che ci sono adolescenti condannati a passare le loro giornate in miniera; altri le trascorrono lavorando nei campi; alcuni diventano molto abili nel borseggio, nelle rapine, nello spaccio o nel consumo di droghe; altri ancora sono arruolati negli eserciti o sono indottrinati a tal punto da essere pronti a darsi e a dare la morte.
La maggior parte dei nostri adolescenti, ad esempio, frequenta le scuole fino alle soglie della piena giovinezza.
Noi cresciamo i nostri bambini nell'opulenza, nella ricchezza, nell'abbondanza: di conseguenza i nostri adolescenti utilizzano con disinvoltura tutto ciò che la scienza offre loro, tutto ciò che la nostra organizzazione consumistica li spinge a comprare.
Hanno generalmente poca consapevolezza dell'importanza di certe elementari operazioni: è normale, per loro, girare un rubinetto e far uscire dell'acqua, premere un pulsante ed accendere la luce artificiale, schiacciare un pulsante e far scorrere delle immagini o ascoltare dei suoni. Così come è naturale guidare una moto o correre con una automobile.
Potrebbe essere altrimenti dal momento che la società nel suo insieme è preoccupata solo del fatto che sappiano adoperare certi strumenti, che acquisiscano il maggior numero possibile di abitudini al consumo, che siano completamente protesi alla domanda e all'acquisto di sempre nuove cose? Indipendentemente dalla loro utilità e prescindendo da qualunque valutazione di ordine sociale.
Prescindendo da tutto.
Questi sono i nostri giovani.
Sono proprio quelli che abbiamo voluto e cresciuto.
A dire il vero, visto che ogni ragazzo ha poi una sua capacità di riflessione e di valutazione, potevamo avere due tipi di giovani: integrati e impegnati a consumare tutto con diligenza da cavalletta; oppure recalcitranti e protesi a contestare e a rifiutare i nostri valori.
Per la disperazione dei nostri padri molti di noi si sono ispirati alla seconda tipologia.
Molti dei giovani d'oggi interpretano il primo modello: di che cosa ci lamentiamo?

Dovrebbero essere l'orgoglio dei loro padri.

Il nostro orgoglio.


(SEGUE)
















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu