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i giovani d'oggi (2)

2007-2010 > 2007 > SOCIETA'

20/11/2007

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Come sono questi giovani d'oggi?
Cosa fanno di straordinario? Per diventare argomento fisso delle trasmissioni televisive e di tante inchieste sociologiche.
In generale non fanno nulla di notevole, niente di veramente incisivo.
Studiano, come studiavamo noi: forse dimostrano verso i contenuti che vengono loro proposti un minore interesse.
Si divertono, come cercavamo di fare noi: con molti più strumenti e molte più occasioni.
Per il resto socializzano, viaggiano, ascoltano musica, guardano filmati, amano e si respingono, fanno anche sesso, a volte, quando capita o quando si realizzano certe felici congiunzioni interpersonali.
Più o meno come facevamo noi.
Noi avevamo molti più ideali in cui credere: giusti o sbagliati.
Loro hanno molte più cose.
La maggioranza dei giovani d'oggi non fa notizia, non frequenta gli studi televisivi, non si droga, non si ubriaca e non delinque.
I media parlano solo del ragazzo che imbraccia un fucile a pompa e fa strage di compagni e professori.
Dei giovani che si drogano e si ubriacano andando poi a schiantarsi a folle velocità.
Degli esagitati che sfasciano tutto ciò che capita loro tra le mani fuori e dentro gli stadi.
Di quelli che imbrattano i monumenti o che distruggono le scuole, dei pochi che si prostituiscono e di quelli che scelgono la devianza.
Come si sa, non fa notizia il numero ma ciò che esula dalla norma.
Eppure, a guardarli bene, tutti i nostri ragazzi manifestano un certo malessere, rivelano una qualche inquietudine, soffrono di noia e di insofferenza.
Che cos'hanno di preciso?
Negli ultimi trent'anni la nostra società ha fatto dei balzi in avanti portentosi: nel campo della scienza e della tecnica, in particolare delle tecnologie applicate alla vita quotidiana.
La nostra vita è cambiata radicalmente, tanto che è come se gli adolescenti di oggi fossero nati in un altro mondo rispetto al nostro.
Questo galoppo impetuoso e disordinato, sostenuto vigorosamente dai potentati mondiali dell'industria, del commercio e della finanza, ha spazzato via tutti i valori e tutte le ideologie, ha fatto piazza pulita di tutti i punti di riferimento, ha messo in cima a tutto le cose, gli oggetti, i gadgets.
I nostri ragazzi sono cresciuti a cose, si sono alimentati di strumenti, hanno vissuto di oggetti: c'è da meravigliarsi se chiedono sempre nuove cose, oggetti sempre diversi, strumenti sempre più sofisticati?
Quando le cosiddette ideologie hanno cominciato a mostrare la corda, in molti si sono adoperati a infliggere loro il colpo mortale: non solo il vituperato capitale e la galassia dei venditori ma anche agenzie non sospette. Persino chi era nato nelle ideologie e con le ideologie si era ingrassato non ha esitato a menare i suoi colpi. E la Chiesa, che pensava di essere l'unica beneficiaria di quel tragico evento, si è impegnata assiduamente nella distruzione totale: salvo poi accorgersi che il deserto inghiottiva anche lei.
Le cose non saziano, richiedono sempre nuove cose, ad un ritmo esasperato che nemmeno la scienza e la tecnica sono in grado di soddisfare.
Un ragazzo si annoia a scuola per tutta la mattina, quando smette si aggancia le cuffie e si isola dal mondo per gran parte della giornata; poi magari va in Internet, chatta di banalità con altri coetanei a loro volta alla ricerca di qualcosa di indefinito e indefinibile; quindi entra in second life e tenta di trovare soddisfazione in un mondo fittizio.
Chi sono gli altri per questo ragazzo?
Degli ostacoli, molto spesso, tutt'al più dei birilli, buoni al massimo per farci un bel tiro a segno.
Che cos'è la Natura? Che cosa l'Arte? E la Poesia? Che cos'è la Storia?
Materie di studio, fastidi, seccature, grattacapi.
Al posto dei valori e delle ideologie non è subentrato il vuoto che, come si sa, non esiste neppure in natura, ma si sono imposti altri metri di giudizio, diversi termini di paragone, altri punti di riferimento.
Perché quando il ragazzo si toglie le cuffie o spegne il computer, magari prima di addormentarsi o quando le batterie sono scariche, a qualcosa deve pur pensare.
E se non ha niente di meglio immaginerà di ergersi sulla cima del mondo realizzando il video mancante tra i miliardi già in circolazione, oppure organizzando uno sballo mai visto o, nei casi peggiori, imponendosi all'attenzione generale con una bella strage.
In questa situazione c'è da meravigliarsi che la stragrande maggioranza dei ragazzi continuino a rispettare le regole proseguendo diligenti sul cammino che la società ha tracciato per loro.
In realtà non abbiamo rubato loro il futuro, come si sente dire spesso.
Il futuro è sempre stato problematico per quasi tutte le generazioni.
Ma abbiamo sgretolato il passato e disarticolato il presente.
I nostri ragazzi nuotano nel loro habitat come degli astronauti dentro le capsule senza gravità: c'è di tutto nel loro ambiente ma non c'è alcuna scala di merito, non ci sono sostegni cui aggrapparsi, pedane su cui sostare per ripartire.
Non si può vivere di soli surrogati: un mondo fatto di miraggi alla lunga stravolge la mente.
La speranza, la fiducia, la consapevolezza della propria identità, la certezza del proprio destino non si acquistano nei megastore né si respirano con l'aria.


(SEGUE)




















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