ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


i privilegi e ... la sinistra

2011 > licenza


29 novembre 2011


i privilegi e ... la sinistra



Viviamo in un'epoca nuova.

Un periodo strano.

Stranissimo.

Per un'infinità di motivi.

Se ci guardiamo indietro, anche solo arrivando agli anni 50 0 60 del '900, dobbiamo dire che tutto è cambiato.

E' cambiato il modo di vestire, si sono modificate le abitudini alimentari, si è rivoluzionato il modo di vivere.

Allora i mezzi di trasporto erano pochi e riservati ai più abbienti.

Adesso le strade e le città sono piene di macchine, guidate da tutti, anche dai nullatenenti.

Allora viaggiavano in aereo solo i capi di stato e i divi del jet set.

Adesso l'aereo lo prendono anche i lavoratori manuali, perfino io.


Il treno impiegava più di 8 ore per fare la tratta Roma-Milano: adesso ce ne vogliono meno di tre.

Le case erano spoglie e fredde, allora, adesso sono riscaldate e piene di ogni ben di dio.

Nessuno o quasi possedeva
un telefono (parlo, naturalmente, di quei pesanti e preistorici ordigni neri che ancora si possono ammirare in qualche film d'epoca): oggi abbiamo addirittura superato la fase del fisso e siamo ai super telefoni personali.

Per non parlare del computer, di Internet e di tutto il resto.


Naturalmente il cambiamento delle cose, ha portato con sé anche il mutamento delle persone, delle mentalità, dei modi di considerare la realtà e perfino della stessa visione della vita.

Una volta era normale non pensare alla vita privata dei politici, alle loro retribuzioni, ai privilegi.

Anche perché gran parte di loro conducevano un'esistenza abbastanza incolore, sostanzialmente grigia, lontana dalle luci della ribalta, spesso interamente dedicata agli impegni richiesti dall'ufficio.

Era naturale non interessarsi degli stipendi dei grandi manager che erano pochissimi e vivevano per lo più murati vivi dentro le fabbriche o le banche che dirigevano.

Oltre tutto le loro retribuzioni non erano così faraoniche:
Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat tra gli anni 50 e i 60 del '900, guadagnava 20 volte di più di un suo operaio, oggi Marchionne guadagna quasi 500 volte di più.

In breve: da un lato la gran parte della popolazione, oggi, ritiene di aver diritto ad uno stile di vita dignitoso e un minimo garantito, dall'altro la minoranza si è arroccata dentro una torre di privilegi e vantaggi cui non vuol rinunciare nemmeno in parte.

Fin che sulla tavola c'è qualcosa per tutti, la società tiene e ognuno fa la propria vita.

Ma quando una delle due parti è fortemente insidiata e messa alle strette, allora i conflitti e le contestazioni diventano inevitabili.

E' quel che sta succedendo ai nostri giorni.



Il tranquillo tran tran di una larga parte di popolazione viene messo in discussione: molte delle famiglie che fino a qualche anno fa potevano considerarsi se non agiate almeno benestanti si sentono catturate dalla crisi al punto di non poter più scommettere sulla sicurezza del loro futuro.

In queste condizioni
è normale che l'occhio vada agli abitanti della torre dei privilegi: è naturale che chi sta per essere afferrato dall'incertezza chieda a chi ha di più (a chi ha di più in modo spropositato e ingiustificabile) di rinunciare ad una parte del suo 'bottino' per contribuire alla salvezza comune.

Gli abitanti della torre, invece, trovano questo atteggiamento offensivo, qualunquistico e demagogico.

Non sentono minimamente la solidarietà di popolo ma, ciechi e sordi, restano attaccati con le unghie e con i denti a quella immotivata e sproporzionata agiatezza che si sono costruiti con leggi da essi stessi emanate.

C'è una cosa che in tutta la faccenda mi colpisce in modo particolare: mi ferisce e mi addolora.

Non è un mistero per nessuno che io appartenga al campo progressista: al novero di coloro che pensano che tutti gli esseri umani, pur nella diversità, abbiano diritto a condurre una vita almeno dignitosa; di coloro che ritengono che la libertà non può essere una prerogativa del più forte, del più astuto o del più abile ma che deve essere contemperata dall'uguaglianza e, in ogni caso, dal diritto di tutti a un'esistenza degna di essere vissuta.

E' chiaro che in questo contesto le differenze abissali cui ho accennato più sopra sono inaccettabili e da rimuovere nel più breve tempo possibile.


Tale ho sempre ritenuto dovesse essere il modo di pensare e di comportarsi di tutti coloro che si dicono progressisti, soprattutto della sinistra per essere più chiaro.

E invece non è stato così e non è assolutamente così.

Tutti i politici, nell'attuale situazione, si sono dimostrati allo stesso modo reticenti e, sostanzialmente, contrari a rinunciare a qualche privilegio.

Senza distinzione di parte politica.

Dall'estrema destra all'estrema sinistra.

Che pena!


Teodoro Bontempo ha dichiarato qualche tempo fa di aver mandato i suoi tre figli a studiare in Inghilterra: faceva di tutto perché potessero avere il massimo dell'educazione internazionale e potessero realizzarsi pienamente al meglio delle loro possibilità.

Quali grandi abilità possiede questo Bontempo per potersi permettere simili scelte?

Le ignoro.

Che cosa ha fatto di così importante per la società da potersi meritare un simile stile di vita?

Immagino che nessuno lo sappia.

Solo la politica ha consentito ad un totale analfabeta culturale quale Bontempo un siffatto train de vie.

Che il tipo non se ne renda conto e magari pensi pure di averne avuto diritto, può scatenare i miei acidi gastrici ma, in fondo, lo capisco.

Bontempo appartiene all'estrema destra, ad una corrente politica che predica l'obbedienza al capo e il diritto dei singoli, più forti e più furbi, a ritagliarsi ciò che ritengono spetti loro.

Quello che non riesco a capire, che non posso e non voglio capire sono le barche di D'Alema o le case di New York di Veltroni.

I rappresentanti della sinistra, a mio avviso, devono non solo dire cose diverse ma devono, soprattutto, comportarsi in modo diverso.

Non hanno ancora capito che non ci accontentiamo più delle parole: anzi, che
il tempo delle belle parole è finito.

Ci vogliono fatti, comportamenti, decisioni chiare e inequivocabili, prese alla luce del sole.

Perché la sinistra non è ancora riuscita a 'bucare' nonostante lo scempio che Berlusconi ha fatto delle leggi, dell'etica e perfino dell'estetica?

Perché è reticente, perché i suoi comportamenti sono molto spesso del tutto simili a quelli dei colleghi, perché a volte è addirittura connivente.

Non è questione di primarie o di età.


Renzi o Bersani sono esattamente la stessa cosa: nessuno dei due ha fatto, a questo proposito, un discorso chiaro e veramente impegnativo.

Scorrendo
la lista della casta pubblicata da 'L'espresso' (la lista, cioè, di tutti coloro che hanno goduto e godono in maniera inaccettabile, dei privilegi della politica, lucrando vitalizi e tutto il resto) ho scorto, tra i tanti altri, i nomi di Bertinotti e di Scalfari, di Giuliano Amato e di Toni Negri, di Pecoraro Scanio e di Diliberto
Oltre tutto
alcuni di questi signori, non contenti di godere di un privilegio ingiustificato e immeritato, fanno la morale al popolo, lo incitano a tirare la cinghia, lo ammoniscono a non protestare e a subire in silenzio.

Giuliano Amato, qualche settimana fa, richiesto da Bianca Berlinguer di 'spiegare' l'ammontare astronomico delle retribuzioni pubbliche percepite, ha risposto di non capire la domanda.

E' lo stesso Giuliano Amato che
nel '92-'93, per 'salvare la baracca' si è detto, ha tosato pesantemente i conti correnti e i libretti di risparmio degli italiani.

E' lo stesso signore che muore dalla voglia di farlo anche adesso.

Senza mai mettere in discussione i propri privilegi, continuando a non capire perché la gente si interessi tanto alle sue retribuzioni da nababbo.

E' ora di cambiare registro.


Se la sinistra vuole essere credibile deve cambiare atteggiamento.

Deve prendere posizione chiara e netta contro qualsiasi forma di privilegio, deve battersi perché tra i cittadini non ci siano più gli abissi attuali, deve, in sostanza, lavorare per gli ideali che predica.

Diversamente non ci si può meravigliare di niente.

Nemmeno che ritorni Berlusconi.

E' una iattura impensabile.

Ma se i rappresentanti dei progressisti continueranno a far finta di niente e a tenersi stretti i privilegi acquisiti (estorti), niente è da escludere.

Neppure l'impensabile.

Neanche il peggior miracolo alla rovescia.





















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu