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i Rom e noi

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


16 settembre 2010


i ROM e NOI



Il problema dei Rom è tornato di attualità dopo le recenti disposizioni della Francia di Sarkozy che hanno dato il via ad una serie di espulsioni verso la Romania e verso la Bulgaria.

Non sto qui a fare la
storia dei Rom e delle loro vicissitudini: ricordo soltanto che, anticamente, si diceva provenissero dall'India del Nord e che la loro caratteristica principale è sempre stata il nomadismo.

Spesso sono stati fatti oggetto di persecuzioni e, in ogni caso, hanno sempre suscitato nelle popolazioni diffidenza e ostilità.


La questione Rom è molto complessa ed è per questo che si è sempre cercato di semplificarla ricorrendo a pochi abusati stereotipi, il più comune dei quali è il termine
'zingaro'.


Credo che i
Rom presenti nel nostro territorio siano in gran parte slavi o originari dell'Europa dell'Est: molti abitano le nostre terre da secoli, tanto è vero che, quanto a nazionalità, alcune decine di migliaia sono italiani a tutti gli effetti; altri sono arrivati a varie ondate, alcune delle quali si sono susseguite a partire dagli anni '90 con l'entrata di Romania e Bulgaria nella UE.

In quanto tali, questi ultimi, sono migranti a tutti gli effetti, come tutti gli altri.


Ricordo che, questi 'zingari',
negli anni '50 giravano per le campagne con i loro carri tipo frontiera trainati da cavalli dalle folte criniere e dagli zoccoli particolarmente larghi: chiedevano l'elemosina e raccattavano tutto ciò che poteva servire per mangiare e per la vita di tutti i giorni.

Quando si affacciavano su qualche contrada, subito si spargeva la voce, gli uomini controllavano i raccolti, le donne radunavano i bambini e gli animali domestici.

Era una specie di psicosi: che durava finché 'la carovana' non se n'era andata, trasferendosi in un altro paese.

Poi
le campagne sono state abbandonate, si sono impoverite, si sono gonfiate le città, alcune sono diventate metropoli e anche i nomadi hanno preferito abbandonare il loro vagabondaggio e sistemarsi nelle periferie.

Di fatto, ad un certo punto, da nomadi si sono trasformati in sedentari.


E tali sono adesso: visto che molti di loro chiedono un alloggio alle pubbliche autorità.

Non è facile parlare dei Rom, così come non è facile affrontare la questione immigrati, nella quale il discorso Rom andrebbe inserito.

Ci si scontra con la brutalità e il cinismo da una parte (di destra prevalentemente) e con la demagogia e la retorica dall'altra (dell'orientamento progressista).

In mezzo c'è tutta l'ipocrisia, la malafede e la doppiezza di chi il problema non ce l'ha o lo vive semplicemente di riflesso: per cui si adopera a far la morale agli altri e si ingegna a indicare a tutti la via da seguire.

Bisognerebbe
rompere questi schematismi e cercare di risolvere le questioni in maniera realistica, con umanità ma anche con fermezza.

Mettendosi d'accordo su quello che si può fare e su quello che proprio non si può accettare, su ciò che si può dare e su ciò che, con tutta la buona volontà, non è proprio possibile offrire.

Evitando le etichettature e i paragoni storici improponibili: del tipo di quelli evocati dalla Reding che, di fatto, hanno portato acqua al mulino di Sarkozy.


Ho già detto più volte che il tema immigrati dovrebbe essere affrontato
dall'Europa nel suo complesso: nello stesso ambito dovrebbe essere affrontata la questione Rom.

Ma da quell'orecchio, per i più disparati motivi,
molti Paesi non ci sentono, soprattutto quelli, naturalmente, che sono abbastanza immuni dal problema.

E così
ogni Paese procede a modo suo, come sa e come può, adottando non tanto le misure più idonee e giuste, ma quelle più popolari e più spendibili in termini elettorali.


Detto questo, che è forse il punto più importante (la questione, cioè, del
coinvolgimento dell'intera Unione Europea), provo a mettere a fuoco qualche altra riflessione.



*)

Ci sono
decine di migliaia di Rom che sono italiani da più generazioni e come tali vanno trattati.

*)

Di fatto, a parte qualche comunità legata ai circhi, alle giostre o ad altri spettacoli itineranti,
i Rom non sono più nomadi, ma vivono sedentari nelle periferie delle grandi città.

*)

Molte di queste comunità Rom
non esercitano alcuna attività lecita in grado di offrire un qualche ricavo economico. Pochissimi sono ormai i soggetti dediti all'artigianato e meno ancora quelli impegnati nel fantomatico commercio di cavalli.

*)

Di conseguenza è chiaro che
molte famiglie Rom vivono di attività illecite: accattonaggio e ruberie varie ai danni di esercizi pubblici, di case private e di singoli individui.

*)

Peggio,
molti vivono sfruttando la prostituzione sia maschile che femminile.
Sia nella prostituzione che nell'accattonaggio come anche nelle ruberie vengono quasi sempre
impiegati bambini anche di tenera età.


Fuor di retorica questa è la situazione: nuda e cruda.



I Rom li manteniamo tutti, forse facendo finta di niente ma in modo molto concreto e prosaico.

Li manteniamo favorendo le loro attività illegali.

Con l'obolo strappato ai semafori, con le borsette o i portafogli sfilati nelle calche, con i soldi o con gli oggetti che arredano le nostre case.


Senza parlare di quegli
autentici orchi, tra noi, che per pochi euro, abusano di bambini indifesi svenduti a poco prezzo.

Se non hanno casa e non svolgono alcuna attività di che cosa dovrebbero vivere i Rom?


Del
rame strappato alle ferrovie?

Anche di quello, certo, e di tutto il resto.


Come ho già detto, trattandosi di un
popolo apolide, della questione se ne dovrebbe occupare l'UE: cercando di aiutare il maggior numero di questi soggetti nei loro Paesi di origine e distribuendo gli altri, equamente, in tutto il territorio degli Stati membri.

Evitando così che alcune Nazioni siano sopraffatte dal problema, mentre altre se ne stiano al di fuori a guardare e a far la morale.


Se il piccolo e ricco Lussemburgo non accetta nel suo territorio la sua fetta di Rom, è chiaro che la lussemburghese Reding non può permettersi di bacchettare la Francia e, ove lo faccia, dovrà aspettarsi la reazione scomposta e furiosa che c'è stata.

Quella delineata è sicuramente
la soluzione ideale ma, come tutti possono capire, richiederà un bel po' di tempo, prima che possa essere non dico adottata ma almeno messa in cantiere.


Nel frattempo, per quanto riguarda l'Italia si può cercare di fare un po' di chiarezza.

I Rom italiani, comunque etichettati, vanno trattati da cittadini italiani a tutti gli effetti.


Quanto agli altri si applichino le normative nazionali e internazionali: sui migranti, sul diritto di asilo, sui popoli nomadi …

Se ce n'è una quota di cui si può individuare il Paese di origine e che si può aiutare a vivere nella nazione di provenienza,
si proceda con umanità e tempestività.

Quanto agli altri che, in ogni caso, dobbiamo ospitare sul territorio nazionale, cerchiamo di farlo nella maniera più lucida e razionale possibile.

Non avendo queste famiglie alcuna possibilità di mantenersi da sole né di produrre alcun tipo di reddito,
propongo che vengano mantenute a carico dello Stato.

Può darsi che in futuro si aprano nuove prospettive e che queste persone trovino il modo di sostentarsi autonomamente.


Oggi non è così.



Perché dobbiamo
caricarli sulle spalle delle donne o degli anziani che attraversano la stazione Termini o sul groppone delle famiglie, in genere di medio - basso reddito, che si vedono svaligiare la casa?

Non sarebbe meglio che tutti pagassimo una piccola quota annuale,
una specie di tassa progressiva in base al reddito, da destinare al sostentamento di queste famiglie, limitando così drasticamente le violenze private a carico di singoli malcapitati?

Personalmente sarei disposto a farlo anche subito, pur di non sentire più certe storie, pur di indebolire le tensioni sociali.

Lo so che
la proposta ha molte controindicazioni: ma la situazione attuale non ne ha?

Prendiamola almeno come
una provocazione: che stimoli a cercare una soluzione rapida e realistica.

Senza demagogia né trombonismi.

Guardando le cose per quelle che sono.



















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