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il capitano di ventura

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


27 ottobre 2010


Sergio Marchionne, il capitano di ventura




Giampiero Mughini, a proposito dell'intervista rilasciata da Marchionne a Fabio Fazio, ha scritto su Tiscali web: 'avessi un figlio gli consiglierei di imparare a memoria quello che ha detto'.

Epifani ha invece commentato: se avesse fatto quelle affermazioni in Germania l'avrebbero cacciato.


Si dà il caso che non siamo in Germania: non solo geograficamente.


Comunque
non voglio qui parlare degli aspetti economici, politici o sindacali dell'intervista: è già stato fatto da tutti e non credo che potrei aggiungere qualcosa di straordinariamente diverso.

Voglio solo scrivere
due righe sul personaggio, sulla sua biografia e sulla sua immagine.


[Non mi dilungo invece sull'intervistatore, Fabio Fazio (vedi nota), che meriterebbe un post imperiale a parte]


Sergio Marchionne nasce a Chieti, in Abruzzo, nel 1952: la sua famiglia, prima di quella data, ha attraversato un periodo piuttosto burrascoso legato alla perdita dell'Istria e alla nostra sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Quando Sergio ha 14 anni, la sua famiglia decide di trasferirsi in
Canada, dove poi rimane e si radica.

Qua il nostro
si laurea in legge e compie anche studi di filosofia.

Comincia quindi
la sua carriera: prima come avvocato, poi commercialista, revisore dei conti, esperto di finanza fino ad arrivare a essere amministratore delegato di una grande società.

Una carriera importante e fulminante, dovuta certamente anche alle sue doti, visto che è partito quasi da zero.

Una carriera vissuta sempre all'interno o
alla guida di gruppi stranieri: canadesi e svizzeri principalmente.

Dal 2004 è Amministratore delegato della Fiat e dal 2005 è anche Presidente di Fiat Auto.


Il nostro ha la cittadinanza italiana e canadese e possiede anche la residenza svizzera.


Proprio per questo gli attribuirò anche un nome d'arte, com'era abitudine di molti capitani di ventura (ricordo per tutti il
Gattamelata, nickname di Erasmo da Narni): lo chiamerò il Canazzeno.

Canazzeno non ha una formazione scientifica o tecnica, non è Ingegnere, né Matematico o Fisico: è una persona che conosce le leggi, sa di economia, è esperto di regole e di normative.

Ha una
grande capacità organizzativa e, immagino, una buona conoscenza degli esseri umani: doti che gli servono per strutturare gli ambienti e le persone in vista del raggiungimento di certi scopi.

Canazzeno è italiano, ma è come se non lo fosse: lo stesso potrebbero dire gli svizzeri o i canadesi.


Basta guardarlo:
la sua faccia non esprime emozioni, il suo modo di vestire non rivela assolutamente niente.

Potrebbe essere europeo o americano, australiano o russo: forse si avvicina di più ai cinesi, che tanto gli piacciono.


I capitani di ventura non amavano le popolazioni che erano chiamati a difendere né si sentivano particolarmente attaccati al Signore che li foraggiava.

Prestavano la loro opera per chi li pagava meglio: prescindendo da tutto il resto.

E'
inutile rimproverare a Canazzeno ciò di cui non ha la minima consapevolezza: ricordargli la storia patria, la cultura o l'arte è tempo perso.

Così come
è inutile sbattergli in faccia un passato aziendale che forse conosce ma dal quale vuole assolutamente prescindere.

Che la Fiat sia ancora in piedi grazie ai contribuenti italiani, che abbia avuto in regalo dallo Stato l'Alfa Romeo e la Lancia … non ha nessuna importanza.

Conta l'oggi e basta.


Oggi come oggi
sarebbe più conveniente produrre in Cina, con gli operai-schiavi retribuiti meno di un decimo dei nostri o, nella peggiore delle ipotesi, nell'Europa dell'Est dove la manodopera costa meno di un terzo della nostra.

Come dar torto a Canazzeno se adombra l'ipotesi di portare tutto fuori dall'Italia, lasciando i compatrioti a 'grattar la rogna', come diceva il sommo poeta?


Non so come andrà a finire la 'partita'.

E' certo che
molte cose non vanno, in Italia: dalla politica al sindacato, dalla burocrazia alla corruzione.

E' sicuro che
per tirarci fuori dal pantano in cui siamo affondati ci vuole un colpo d'ala, uno sforzo comune e generalizzato, uno scatto di creatività, un rinnovamento radicale che parta dalla testa, un recupero di valori fondamentali e genuini, una consapevolezza generalizzata del destino comune.

Fattori che, per ora, non si vedono all'orizzonte.


Pensare di risolvere tutto trasformando le nostre fabbriche in caserme o i nostri operai in schiavi mi pare quanto meno riduttivo.

Il capitano di ventura Canazzeno, invece di guardare solo alle sue truppe per trovarle svogliate e inadeguate, dovrebbe avere anche la capacità di guardare dentro se stesso, di rovistare dentro la propria testa, per scoprirne limiti e, magari, nuove potenzialità.

E' comodo restringere la soluzione di un problema ad uno solo dei suoi fattori ma, solitamente, questa mossa lascia le cose invariate o, spesso, le peggiora.


Probabilmente Canazzeno avrebbe bisogno di
dismettere la corazza dentro la quale si è rinchiuso, di togliersi la maschera che non cala mai in pubblico e di essere una persona che vive il suo tempo in mezzo ad altre persone con cui deve collaborare per affrontare le questioni.

Sembra facile cambiare se stessi, reinventarsi, rinascere a una vita diversa e 'più normale': ma così non è.


Come sanno tutti quelli che ci hanno provato.

E' più facile portare l'intera Fiat in Cina che trasformare la propria maschera in un volto.


Si dirà che se il capitano di ventura si lascia trasportare dai sentimenti non è più un capitano di ventura.

Ma potrebbe diventare un eroe o un salvatore della Patria.





NOTA

Fabio Fazio non mi piace.


Gli attribuisco
il merito di chiamare nella 'sua trasmissione' (si fa per dire, visto che è di Endemol, che è di Berlusconi) della gente interessante che spesso, nonostante tutti i 'diversivi' del conduttore, riesce anche a dire cose importanti e significative.

Per il resto mi limito a condividere tutto ciò che la
Littizzetto dice di lui: lei lo butta lì per scherzo o per la complicità richiesta dalla scaletta (forse), io lo prendo per buono.

Voglio solo ricordare (credo sia sfuggito a molti) che, in una delle ultime trasmissioni, il nostro doppio - pluri giochista, a proposito delle denunce penali e civili che Berlusconi e Tremonti hanno annunciato contro la coraggiosa
Gabanelli di Report, si è così espresso: 'Milena ha sbagliato, doveva pensarci prima'.

Che richiama l'oscena' battuta pronunciata da
Andreotti in riferimento all'avvocato Ambrosoli ammazzato dalla mafia.

Il che è tutto dire.






















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