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il caso Capezzone

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(19/05/2009)



il caso Capezzone


(non chiudete subito: provate a superare l'istintivo rigetto; una immersione nel profondo della bassezza umana fa bene, ogni tanto)



Alcune note biografiche, in breve.

Daniele Capezzone è nato a Roma l'8 settembre 1972.

Ha compiuto tutta la sua 'carriera' scolastica nel Collegio San Giuseppe - Istituto De Merode, condotto dai Fratelli delle Scuole cristiane.

A piazza di Spagna.

Dopo la Maturità classica si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza della LUISS che ha abbandonato quasi subito per dedicarsi interamente all'attività politica.

Nel 1993 prese la tessera dal partito radicale: si impegnò assiduamente nelle battaglie di quel partito fino a diventarne segretario a soli 28 anni.

Per la Rosa nel pugno è diventato anche deputato (2006-2008) e in quella veste è stato eletto Presidente della X Commissione Permanente - Attività Produttive, Commercio e Turismo.

Mano a mano che aumentavano le difficoltà del governo Prodi, il giovane rampante marcava sempre di più il suo distacco e dai radicali e dall'Unione che sosteneva il governo.

Il 24 gennaio 2008 Prodi è battuto al Senato e si dimette.

Il 9 febbraio del 2008 Capezzone annuncia la sua adesione a Forza Italia, di cui diventa portavoce l'11 maggio successivo.

Il 9 aprile 2009 è nominato portavoce del Popolo della Libertà.

In mezzo a tutta questa frenetica attività il Nostro trova il tempo per partecipare a numerose trasmissioni radiofoniche, per mettere in piedi iniziative editoriali semi clandestine, per intervenire e collaborare a trasmissioni televisive (su tutte Markette di Chiambretti), per scrivere due libri fantasma
'Uno shock radicale per il XXI secolo' e 'Euroghost - Un fantasma s'aggira per l'Europa: l'Europa'.


Se Capezzone se ne fosse rimasto per conto suo a darsi da fare e a trafficare per sopravvivere, nessuno avrebbe potuto dire alcunché sulle sue scelte.

Ci sono milioni di persone che si arrabattano nei modi più strani per trovare il proprio posto nella vita.

Ma lui si è proposto come uomo politico, persona pubblica incline, per di più, ad emettere giudizi impietosi su tutto e su tutti.

In questa veste non può sottrarsi alle valutazioni che gli altri esprimono sui suoi comportamenti.

Detto questo si possono fare
alcune osservazioni sulla sua biografia e qualche riflessione più generale.


Quanto alle prime.


+.

Capezzone scrive libri, sforna articoli a raffica, tiene in piedi, anche, un'agenzia di stampa.

Parla di tutto ostentando una grande competenza, sbattendo in faccia a lettori e interlocutori una presunta e corposa preparazione.

In realtà il suo retroterra culturale è alquanto fragile, le sue conoscenze sono piuttosto labili.

In fondo può mettere in campo soltanto una maturità classica conseguita presso una scuola privata cattolica.

Certo, non sono solo i titoli che fanno di un soggetto una persona colta: ma un corso di studi istituzionalizzato, prolungato e serio costituisce una buona premessa e una solida garanzia, soprattutto per chi ambisce ad indicare agli altri la strada.

E' pur vero che, quanto ad approssimazione culturale, nell'attuale maggioranza Capezzone è proprio a casa sua.


+.

Pannella e Bonino hanno condotto, a partire dagli anni '70, delle battaglie politiche e civili di notevole spessore e di grande rilevanza per tutti i cittadini.

Non si sono, invece, rivelati particolarmente perspicaci e attenti nella scelta delle persone.

Hanno concesso fiducia e incarichi a soggetti che poi si sono buttati nelle più disparate avventure.

Ricordarli tutti sarebbe improbo ma
qualche nome sarà sufficiente.

Eugenia Roccella: un tempo accesa femminista e mangiapreti, oggi sottosegretario al welfare, vicinissima al Vaticano, in prima fila nella oscena battaglia contro Beppino Englaro.

Francesco Rutelli: ex segretario del Partito radicale, oggi nel centro sinistra in posizioni di destra, molto sensibile alle sirene cardinalizie.

Giorgio Stracquadanio: attivo radicale degli anni '80, oggi scrive i discorsi di Berlusconi e consiglia la Gelmini.

Erano radicali convinti anche il ministro del Pdl
Elio Vito e il vicepresidente dei senatori del centro destra Gaetano Quagliarello.

Esponente radicale di spicco era
Massimo Teodori che oggi scrive su 'il Giornale' e perfino quel Bruno Luverà che imperversa nei bollettini del TG1 con le sue note pro Berlusconi.

E tantissimi altri.

Buon ultimo il Capezzone.


Pannella e Bonino avranno anche dato un contributo importante allo svecchiamento del Paese ma, come 'allevatori' di politici, sono stati un vero disastro.

(In fondo la tanta vituperata e 'scandalizzante' Cicciolina, non è stata la scelta peggiore, almeno sotto il profilo umano)


+.

Nel corso dell'ultimo governo Prodi, i radicali hanno preteso e ottenuto la presidenza di una commissione parlamentare.
Venne loro assegnata la
Commissione permanente per le Attività produttive, il commercio e il turismo.
A presiederla fu destinato proprio Capezzone.
Il che dimostra ancora una volta che gli incarichi politici non vengono attribuiti in base alla preparazione e alle competenze ma soltanto in funzione dell'appartenenza politica.

Che cosa potesse fare di utile per il popolo italiano, in quella commissione, uno come Capezzone resta un mistero inestricabile.


Riflessioni conclusive


*.

Il guaio dell'Italia non è solo Berlusconi.

Adesso è chiaro, l'abbiamo capito.

Berlusconi da solo non avrebbe fatto proprio niente.

E abbiamo capito anche che più o meno in questo modo, fatte salve tutte le differenze, deve essere andata anche con Mussolini.

Il grande capo ha bisogno di una squadra: forte, compatta e determinata.

Una squadra fatta di gente come lui: capace di tutto pur agguantare il potere, disposta a tutto pur di mantenerlo a dispetto della legge.

Non importano la coerenza, i valori, i principi, l'onestà, la dignità: roba per pusillanimi e cuori deboli.

Importa solo il potere: perché ti mette al di sopra della legge; ti garantisce una posizione privilegiata all'interno della società.
Il resto è zero.


*.

Quello che mi ha sempre colpito e che sempre, ogni volta, mi colpisce di Capezzone, è
la sua assoluta mancanza di pudore.

Nel sito del PDL leggo questa sua recente affermazione (18/05/2009):
'La sinistra che commenta i dati OCSE sui salari è stranamente smemorata. Furono Prodi e Visco, con la loro sbagliatissima finanziaria, ad aumentare le tasse a tutti, alzando le aliquote fiscali anche alle fasce più deboli'.

Questa è la nota di uno che non solo faceva parte della maggioranza di Prodi che ha approvato quella finanziaria ma era anche, all'interno di essa, in una posizione assolutamente preminente ed allineata essendo presidente della commissione parlamentare per le attività produttive, il commercio e il turismo.

Come si possa arrivare a tanto, io francamente non lo capisco.

Meno che mai capisco come si possa cambiare tanto radicalmente casacca in un periodo di tempo così straordinariamente breve: nel giro di poche settimane.



Al di là di tutto, quando Capezzone compare ad occupare con tutta la sua faccia di bronzo l'intero teleschermo - magari dopo Cicchitto, Gasparri e Bonaiuti -, io non sto più a sentire quello che dice: è una gran perdita, lo so, ma non ce la faccio più.

Non è una reazione volontaria, è una difesa scatenata dall'istinto di sopravvivenza.

Cerco, invece, di osservare il suo viso, di scoprirne la mimica, di interpretarne i movimenti, anche quelli più impercettibili; mi sforzo di andare al di là di quei suoi occhialoni da vista, che lui schiera tra sé e il teleschermo, quasi a protezione della sua mente, per rendersi neutro, come fanno gli attori o i personaggi da televisione quando indossano la calza di nylon.

Soprattutto mi sforzo di perforare quella fronte spaziosa e assolutamente immobile: per cogliere la dinamica dei pensieri, l'interazione di sentimenti ed emozioni, i sussulti della persona, le sue passioni, le aspettative, le bramosie, i desideri, i sogni.

Devo dire che nonostante tutto il mio impegno non sono riuscito a scoprire un gran che.

Per cui sono giunto alla conclusione che dietro all'apparenza c'è soltanto un apparato fonatorio programmato per dire certe cose, per ripetere determinate formule, per recitare una parte prestabilita e minuziosamente studiata.


Il Capezzone sembra un individuo che ha rinunciato a pensare in proprio, ha messo da parte i sentimenti, ha distrutto i centri delle emozioni, ha fatto piazza pulita delle passioni.

Consapevole della propria pochezza e inconsistenza e terrorizzato dall'impresa di vivere, ha scelto di strutturarsi in modo tale da poterla sfangare alla grande, da potersi permettere tutto ciò che, in condizioni 'normali', non avrebbe potuto nemmeno immaginare.

Sono le persone come lui che costituiscono il solido sgabello su cui il potere costruisce la sua forza.

Sono i Capezzone che procurano al potere tutto ciò di cui ha bisogno: adepti e sostenitori, motivazioni e giustificazioni, scudi e puntelli.

A parte ciò i Capezzone, pur di mantenere la loro posizione privilegiata, sono disposti e disponibili per qualunque avventura.

Sono quindi estremamente pericolosi.


No, Capezzone non mi fa ridere.

Non più, almeno.

Mi fa venire i brividi.















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