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il mondo alla rovescia

2007-2010 > 2009 > FLUTTUAZIONI


13/06/2009


il mondo alla rovescia


Nel suo magistrale 'I contadini di Linguadoca' (Laterza ed.), Emmanuel Le Roy Ladurie descrive la situazione della Francia sud orientale nella seconda metà del 1500.

E' un periodo piuttosto burrascoso e molto difficile, soprattutto per le classi popolari.

L'aumento della popolazione coincide con una pesante crisi economica determinata dalla stagnazione della produzione agricola, dall'incremento dell'inflazione e da un innalzamento costante della pressione fiscale.

Carestie ed epidemie si susseguono e si alternano rendendo sempre più problematica la sopravvivenza delle popolazioni rurali.

A tutto questo vanno poi aggiunti l'avvento della Riforma e le lotte per la successione al trono di Francia, in particolare le ultime dei tre Enrichi.

La gente delle campagne - fittavoli, piccoli proprietari, mezzadri - si difende come può: con petizioni ma anche ricorrendo alla violenza.

Ci sono contadini che aspettano gli esattori ai margini del villaggio e poi li assaltano massacrandoli a bastonate; altri si armano di archibugi e affrontano nella foresta gli arcieri mandati a riscuotere la taglia; alcuni inseguono coloro che vengono a riscuotere la decima della chiesa e non danno tregua finché non li hanno cacciati dal loro territorio.

Nobili, ecclesiastici, alto borghesi degli appalti reagiscono con furore a questi atti: inviano vere e proprie bande di armati che arrestano, massacrano, impiccano e squartano senza pietà.


E' in questo contesto che si svolge il
carnevale di Romans, una regione ugonotta del Delfinato che diviene in poco tempo il centro di tutte le sommosse.

Le prime ribellioni si accendono all'inizio dell'inverno del 1579 per culminare il martedì grasso del 1580.

I contadini, in guerra contro taglie, censi e decime, si alleano con gli artigiani ugonotti delle città che vedono i loro lavori malpagati e gli esigui redditi erosi dall'inflazione.

I contadini si scelgono come capo un certo Jean Serve detto
Paulmier, un omone 'rozzo e mezzo matto' che si era rifiutato di inginocchiarsi davanti a Caterina de' Medici in visita a Romans.

Paulmier si veste, come Spartaco, di una pelle d'orso, urla a gran voce ai nobili e agli ecclesiastici 'che prima che sian passati tre giorni la carne di cristiano si venderà a sei denari la libbra', scaccia le autorità dai loro seggi e assume il comando della città.

E' il mondo alla rovescia.


Durante tutto il carnevale, per le strade di Romans, si succedono le manifestazioni e le provocazioni.

I ricchi, spaventati dalle minacce dei contadini, cominciano a temere per la loro vita: sono sicuri che i rivoltosi vogliono impadronirsi delle donne e dei loro beni.

Cominciano ad organizzarsi a loro volta e ad armarsi.

Eleggono come capo un certo
Laroche, un tempo grande amico di Paulmier, successivamente diventato suo acerrimo nemico.

La città si divide in due fazioni avverse: contadini ed artigiani sfilano per le strade inalberando come animali totem, montoni, lepri e capponi; i ricchi, a parte la pernice simbolo della 'gente dabbene', scelgono animali più aggressivi quali il gallo e l'aquila.

I primi si mascherano da banditori di funerali e da becchini e portano al braccio il lutto in previsione della morte dei loro oppressori; gli altri, per far capire di essere pronti a reagire, si travestono da re, da arcivescovi, da giudici, da turchi e da archibugieri.

Il culmine è raggiunto il giorno di martedì grasso quando i nobili, temendo di essere massacrati, partono all'attacco.

Paulmier viene ucciso a tradimento mentre gli altri capi dei contadini riescono a fuggire scavalcando le mura e gettandosi nelle fredde acque dell'Isère.

I nobili e i borghesi chiudono le porte della città e respingono l'assalto esterno dei contadini tornati in massa per dar man forte ad artigiani e piccoli commercianti.

Dentro la città il massacro dura tre giorni.


I rivoltosi 'sono scannati come maiali'; il corpo di Paulmier, troppo sconciato per essere esposto, viene gettato in un letamaio: verrà successivamente impiccato in effigie, al centro della città, con i piedi in aria e la testa in giù, a monito perenne dei ceti inferiori.

Le classi dominanti, che per tutto l'inverno si erano ritrovate con le gambe per aria, ricadono in piedi.

Il mondo alla rovescia è rimesso per il verso giusto.


Una domanda sorge spontanea: qual è il mondo alla rovescia?

E qual è il mondo giusto?


Nel mondo di Romans i molti che lavorano al limite delle proprie forze riescono a stento a sopravvivere perché tutto viene assorbito dalla corposa minoranza di coloro che non lavorano.

Nobili ed ecclesiastici vivono nel lusso attingendo al lavoro altrui.

Contadini, artigiani, lavoratori a giornata, piccoli commercianti lottano per non morire di fame.

Il mondo alla rovescia è quello in cui vivono, quello che vogliono raddrizzare, quello che nobili ed ecclesiastici sono impegnati a mantenere rovesciato, dritto e giusto dal loro punto di vista.



Il nostro mondo spende cifre impressionanti per dei calciatori che non si applicano alla produzione di alcunché ma servono semplicemente per dilettare di tanto in tanto masse passive di telespettatori.

E intanto la maggioranza dei giovani non trova alcuna forma di impiego e milioni di pensionati tirano avanti con meno di 500 € al mese.


Il nostro mondo gratifica e premia veline e fichetti, indipendentemente dal merito, dalla preparazione, dalla capacità di saper fare qualcosa di utile.

Non solo: questi soggetti sono proposti all'ammirazione generale e premiati con posti di grande prestigio e responsabilità.

Proprio mentre milioni di ragazzi che studiano, che sgobbano, che lavorano con impegno sono costretti a mendicare delle retribuzioni da fame, per di più precarie.


Nella nostra società un dittatore da operetta, terribile con il suo popolo ma saggio e magnanimo all'esterno, viene accolto con tutti gli onori e posto sul piedestallo dei maîtres à penser: non importa se spara cannonate contro la democrazia e a favore della dittatura o se insulta gli amici e gli alleati di chi lo ospita.

Basta che offra materie prime a buon mercato e contratti per le imprese.

Poi può massacrare i poveri cristi che gli capitano a tiro, sputare in faccia a chi lo accoglie, dire tutto quello che gli passa per la testa e il suo contrario.


Nel nostro mondo le nazioni padrone di materie prime muoiono letteralmente di fame mentre gli stati utilizzatori delle stesse vivono nell'agiatezza.

Diamanti, oro, fosfati, idrocarburi muovono le economie dei Paesi avanzati che ne sono sprovvisti, mentre affossano sempre più nella miseria e nel degrado le popolazioni che li possiedono.


Gli esempi potrebbero continuare all'infinito…


Qual è il mondo giusto?

E quale quello alla rovescia?


In realtà 'mondo alla rovescia' e 'mondo diritto' sono nozioni relative.

L'umanità è stata capace, finora, di costruire solo mondi rovesciati, talmente ben congegnati da sembrare giusti e diritti.

E' chiaro che chi nasce, cresce e vive in un mondo rovesciato sarà portato a considerare ogni ipotesi di raddrizzamento come un tentativo di voler instaurare un mondo alla rovescia.

Il fatto è che anche molti di coloro che avrebbero interesse a rovesciare il mondo rovesciato, essendo nati e cresciuti proprio in quel mondo capovolto che vorrebbero e dovrebbero raddrizzare, non sono più in grado di capire quale sia, esattamente, il mondo da instaurare.

Mancando di punti di riferimento, sono convinti che il loro camminare sulla testa sia normale e sono pronti a battersi perché la situazione rimanga inalterata.

A fianco di coloro che sanno benissimo come stanno le cose ma vogliono con tutte le loro forze che nulla cambi, per mantenere intatti vantaggi e privilegi.

Il mondo rovesciato, spacciato per diritto, viene difeso con le unghie e con i denti contro tutti coloro che vogliono un mondo alla rovescia, cioè un mondo realmente diritto.




















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