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il mondo delle tette finte

2007-2010 > 2009 > COSTUME


(05/05/2009)


il mondo delle tette finte


Il mondo delle tette finte è il mondo creato e imposto dai signori della televisione.

A quale scopo?

E' sotto gli occhi di tutti.

Per incrementare il loro potere, per ingrossare oltre ogni limite i loro patrimoni, per guidare senza fatica e a piacimento il gregge dei consumatori.

Da chi è abitato questo mondo?

Da signorine di bella presenza che, non contente della dotazione naturale, si rivolgono, giovanissime, alla chirurgia per avere un seno più abbondante e dei glutei sodi ma non eccessivamente debordanti.

Da ragazzotti dinoccolati, tutti acqua e sapone, rigorosamente depilati e scrupolosamente ammaestrati; hanno facce formate in un unico stampo, tutte perfettamente uguali, tutte perennemente puntate dentro la telecamera.

Da mature signore modellate e rimodellate dai ferri del chirurgo: sono puntellate in ogni parte del loro corpo, intaccate e rastremate all'inverosimile. Mostrano labbra sconciate dal silicone e sorridono sempre, come se fossero belle.

Da attempati presentatori dai volti snelliti dai bisturi, dalle tette sostenute dalle sforbiciate e dai fianchi risucchiati dalle macchine. La testa è il loro capolavoro: senza più un centimetro di pelle 'superflua', con capelli finti e tinti a tal punto da far rimpiangere le parrucche.

Che cosa fa questo mondo? Che cosa produce?

Mette in scena programmi idioti, quando va bene, finalizzati quasi esclusivamente a veicolare pubblicità.

Partecipa a trasmissioni oscene, degradate e degradanti costruite appositamente per titillare gli istinti più bassi del pubblico e indurlo a consumare sempre di più, a comprare solo le merci reclamizzate.

Con quali risultati?

Alla fine costruisce ed impone un modello che diventa imprescindibile.

Porta a buon fine una vera e propria opera di corruzione radicale: non solo dei corpi ma anche delle menti e degli animi.



E così accade che trovino occupazione e guadagnino montagne di soldi, solo i culetti e le tettine di 'papi', solo i visetti tutti uguali dei maschietti finto ingenui; le grevi e succinte interpreti delle 'fattorie' o i triviali e muscolosi frequentatori delle case del grande fratello.

Mentre i nostri giovani più preparati e capaci - ingegneri, letterati, giuristi, medici, scienziati di tutte le specializzazioni … - sono costretti ad accasarsi all'estero perché qui non esiste, per loro, alcuna opportunità.
(*)


La cosa diventa sempre più inaccettabile quanto più questo mondo tende ad uscire dalla televisione per plasmare la società tutta intera, per colonizzare e cloroformizzare definitivamente e totalmente anche il mondo della politica.

E' dovuto scoppiare un divorzio ai massimi livelli perché fosse bloccato, almeno in parte, il tentativo del padrone delle televisioni di trasferire senza colpo ferire il mondo delle tette finte nel cuore della politica.

Se la signora non avesse puntato i piedi la nostra rappresentanza al Parlamento europeo si sarebbe qualificata per le sue forme e il suo sex appeal, più che per le idee e i progetti.

(Che squallore! Con buona pace di quel 'capezzolone' che più che una tetta finta è un membro posticcio.)




A parte questo mi preme sottolineare il fatto che il mondo delle tette finte ha ormai mitridatizzato tutta la televisione: in particolare l'informazione.

Non è un caso che la
Freedom House fondata da Eleanor Roosevelt ci ha declassati da Paese libero a Paese 'Partly free'.

Eppure la maggioranza degli italiani è ancora convinta che i nostri telegiornali facciano informazione; molti italiani si affidano ad Emilio Fede per sapere come vanno le cose; tanti altri considerano il teatrino messo in piedi da Vespa ad uso e consumo dei politici più potenti, una trasmissione di approfondimento.

Infatti, siamo stati retrocessi proprio per questo.

Il mondo delle tette finte è il mondo delle protesi, dell'apparenza nuda e cruda, è il mondo finto che si propone come vero, è il mondo del mago e dell'illusionista che ti fa vedere solo ciò che vuole.

Facendotelo credere vero.



E' un mondo oppiaceo che ti snatura dal di dentro, lentamente, giorno dopo giorno, senza che tu te ne accorga: dopo un certo numero di anni non sei più tu, sei quello che hanno voluto loro, tu non lo sai, loro lo sanno.

Tu credi di essere ancora tu e invece sei un altro.

E così non ti accorgi che tutta l'informazione che ti propinano è falsata, è usata per scopi di guadagno e di potere, è edulcorata, è evirata, è distorta e deviante .



Seguendo il TG2, il telegiornale di punta dell'attuale regime, e andando con la memoria al tempo del governo Prodi, ci possiamo rendere conto di quel che è successo.

Prima era un martellamento ossessivo sulla sicurezza: sembrava che nessuno di noi fosse più sicuro nemmeno dentro il suo letto, vicino al suo partner.

Adesso la cronaca continua a raccontarci le stesse tragedie di sempre ma la televisione le trasforma in provvedimenti governativi atti a sradicare completamente il crimine.

Prima tutte le carenze dei servizi sociali erano enfatizzate e continuamente riproposte con dovizia di particolari.

Adesso che i tagli hanno notevolmente peggiorato la situazione, si insiste sui successi conseguiti dai pochi centri di elezione ancora esistenti.

Prima l'arrivo dei migranti era presentato come una vera e propria incontenibile invasione: si è seminato il panico e coltivata la paura che servivano per vincere le elezioni.

Adesso il numero degli arrivi, rispetto ad allora, è notevolmente aumentato tanto che le strutture non reggono più: però non se ne parla, non lo si dice e così è come se non arrivassero.

Prima ogni presa di posizione del giornale dei vescovi italiani 'L'avvenire' veniva ripresa, ingigantita e sbattuta 'in prima pagina'.

Adesso che il quotidiano si permette di censurare, dal suo punto di vista, il comportamento 'libertino' del presidente del consiglio, viene totalmente ignorato, derubricato a volantino di paese.



Per capire ancora meglio perché siamo un Paese 'parzialmente libero', che vive cioè di informazione manipolata, possiamo fare anche un altro 'gioco', andando oltre 'prima e adesso'.

Possiamo per esempio considerare 'gli altri' e 'noi': intendendo per 'gli altri' i popoli e i Paesi europei più sviluppati e per 'noi' gli italiani.

Gli altri sono stati investiti da una crisi sconvolgente che ha messo in pericolo l'intera finanza e, subito dopo, le più grandi imprese industriali.

Da noi la crisi è stata pervicacemente negata e in ogni modo addolcita. E' stata riconosciuta solo quando si è potuto dire che, in realtà, era passata. Proprio mentre gli altri annunciano che durerà almeno per tutto quest'anno.

Gli altri Paesi denunciano ogni giorno il drammatico aumento della disoccupazione: con il pericolo di serie conseguenze politiche e sociali.

Da noi la disoccupazione si sta mangiando intere generazioni di giovani: eppure non è ammessa, non è dichiarata, non è discussa e, di conseguenza, non è nemmeno affrontata. Perché non esiste.

Il Pil delle altre nazioni sviluppate si riduce sensibilmente con ricadute notevoli sull'andamento delle entrate fiscali. Non solo, il debito pubblico di molti Paesi tende ad aumentare considerevolmente.

Da noi il Pil diminuisce ma poco, rispetto alle altre nazioni. Più che diminuire ristagna e in ogni caso decresce in modo tale da farci vivere bene lo stesso. Del debito pubblico, che ha raggiunto abissi spaventosi e che nella sua discesa sembra non arrestarsi mai, proprio non si parla.

Sembra ininfluente: il fatto che per sostenere quel debito dobbiamo spendere una larga fetta di ricchezza nazionale non conta niente.


Si potrebbe continuare ad libitum ma voglio limitarmi solo ad un ultimo esempio:
il terremoto.

A cominciare dal disastroso 6 aprile è stato tutto un inno all'efficienza e alla tempestività del governo in carica.

Gli aiuti sono arrivati immediatamente, le tende sono state montate a passo di carica, i soccorsi sono stati massicci ed efficaci.

Non solo: sono stati stanziati subito tutti i soldi necessari per la ricostruzione; non sono stati accettati - perché non necessari - gli aiuti degli altri Paesi europei; da settembre prossimo tutti gli sfollati saranno nelle nuove case.

Naturalmente ci sono state anche delle critiche, com'è inevitabile in eventi di questa portata: ma sono state in parte ridicolizzate (è il caso del tecnico Giuliani), in parte cestinate e in parte aspramente condannate (vedi la trasmissione di Santoro).

Adesso qualche critica comincia ad arrivare anche dai sindaci dei Paesi colpiti e dalla popolazione sfollata.

Si sono accorti che molte cose non funzionano come dovrebbero; che le casette di legno provvisorie rischiano di trasformarsi nelle loro case definitive; che, in realtà, di soldi spendibili ce ne sono molto pochi.

Queste perplessità, questi dubbi, questi mugugni non appaiono, non arrivano ai monitor delle nostre televisioni.



Questa è l'informazione nel nostro Paese, che è solo parzialmente libero.

Questo è il mondo delle tette finte.


Che trasforma le protesi in arti naturali, le bugie in verità, le maschere in facce.

A forza di costruire e di proporre corpi finti, si finisce per imporre anche una realtà artefatta.

Sempre le manipolazioni dei corpi finiscono, prima o poi, in contraffazioni delle menti.

Eppure basterebbe poco, sarebbe sufficiente recuperare le proprie facoltà mentali, ritrovare la capacità critica, ricominciare a pensare e a riflettere.

Come, forse, aprendo gli occhi e il cuore si riesce a cogliere la differenza tra un piccolo seno palpitante e due bocce riempite di plastica dal chirurgo.



(*)

Rimane per me un mistero come la cosiddetta gente, continui ad accettare questo sistema.

La stessa gente che vede i propri figli emigrare per disperazione, riempie poi le platee di quelle inguardabili trasmissioni televisive.

Non solo: con il voto opera in modo che il sistema si perpetui.



Un altro mistero, per me, è costituito dalla Chiesa: di fatto essa accetta senza battere ciglio un simile degrado morale, un siffatto immenso traviamento delle coscienze, un tale tradimento dei valori più sacri.

Evidentemente l'una e l'altra sono mosse da interessi diversi, inconfessabili certo, ma chiaramente più forti di quelli propagandati a parole.



















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