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il potere e noi

2011 > licenza


27/01/2011


il potere e noi



Un tempo era potente chi aveva gli eserciti più numerosi e agguerriti.


Nell'epoca moderna le cose sono un po' cambiate: intanto non sono più gli eserciti in quanto tali a rafforzare il potere, ma le polizie e i servizi segreti.

Poi, più importante,
il potere non è mai gestito da una sola persona ma da un blocco, da più individui che tutti insieme rappresentano interessi e gruppi sociali forti e determinati.

Il capo è un leader, certo: che tuttavia si regge perché è sostenuto da una macchina che ne condivide l'opera e il destino.


Ci siamo sempre chiesti: ma come hanno fatto Mussolini e soprattutto Hitler ad esercitare un dominio così assoluto e incontrastato?

Possibile che non ci sia stato all'interno dell'URSS un moto di ribellione capace di scrollarsi di dosso
Stalin?

In questi ultimi 15 anni abbiamo vissuto una situazione che ci può illuminare in proposito (la stiamo ancora vivendo).

Certo Berlusconi non è Hitler né Stalin e nemmeno Mussolini.


E', in ogni caso, un personaggio che è riuscito a mettere in piedi un suo apparato di potere che sembra inattaccabile, indistruttibile.

Emergono sul suo conto, ogni giorno di più, notizie inquietanti circa i suoi rapporti con la malavita organizzata, le sue spericolate manovre economico-finanziarie, le sue performance para sessuali, addirittura con minorenni: e non succede niente.

E' investito da accuse infamanti la minima parte delle quali basterebbe a far dimettere il leader di un qualsiasi altro Stato europeo, eppure
troneggia saldo al suo posto, difeso all'arma bianca dai suoi fedeli.

Tra qualche anno nelle scuole e nelle università si chiederanno come sia stato possibile: non capiranno come abbia fatto una persona così compromessa e 'moralmente squalificata', in patria e fuori, a reggersi in sella per così tanto tempo.


Soprattutto
non capiranno come abbia fatto il popolo italiano a sopportare così a lungo un tale sistema di potere: per di più in presenza di una opinione pubblica internazionale che manifestava tutta la sua contrarietà, il disappunto e perfino il rigetto.


(E' facile mettere sul 'banco degli imputati' gli altri popoli o le precedenti generazioni: accusarle di insipienza e codardia. Tra un po' ci saremo noi e non potremo accampare molte più scuse di quelle prodotte dai nostri predecessori)



Tento una spiegazione, che non vuole essere una giustificazione.


Con ogni evidenza il leader è difeso e sostenuto 'fino alla morte' da un insieme di persone che fanno del governo la loro ragione di vita e che vedono nell'esperienza che stanno vivendo l'unica possibilità per esercitare e mantenere questo potere.

Ma
il leader e i suoi 'aiutanti' non sono isolati in mezzo a un popolo ostile che non li vuole e li disprezza: se così fosse non potrebbero resistere a lungo.

Sono a loro volta espressione di un blocco sociale abbastanza numeroso e coeso che vede nei suoi capi gli unici difensori delle sue conquiste e delle sue iniziative.

Questo è il punto: Berlusconi e i suoi si reggono ancora al potere perché, sotto, hanno questo sostegno che, nonostante tutto, non fa mancare loro il suo appoggio.

Insomma tra le due entità, vertice e base, c'è una sinergia continua e potente che non si lascia scalfire né impressionare da nessun tipo di accadimento.

A cementare e a rendere sempre più tetragono questo potere ci sono poi tutti gli strumenti che la società di massa mette a disposizione del potere per ottundere le coscienze e per martellare i suoi slogan.

Questi
'mass media' sono già stati magistralmente studiati in tutte le loro implicazioni dalla Scuola di Francoforte alla metà del secolo scorso.

Berlusconi sa tutto in proposito, basta vedere con quale spregiudicatezza li usa.


Daniel J. Goldhagen ha scritto 'I volenterosi carnefici di Hitler': un testo in cui avanza la tesi che Hitler e i suoi erano, di fatto, sorretti dalla maggioranza del popolo tedesco.

Che dalla loro azione traeva orgoglio e vantaggi: tranne poi finire nell'abisso, ma quella è stata un'altra storia.



Il mistero Berlusconi è tutto qui: c'è una gran fetta del popolo italiano che dall'attuale gestione del potere ricava vantaggi e benefici (molti dei quali innominabili, esattamente come quelli di chi governa) a detrimento, magari, di un'altra parte della popolazione.

Questo fa sì che il leader si possa permettere quasi di tutto, avendone assicurata l'impunità.


E' una posizione miope e forse, alla lunga, controproducente ma, spesso, l'interesse immediato è più forte di qualunque altra considerazione.

Abbiamo trattato con sufficienza chi ci ha preceduto e in parte l'abbiamo anche disprezzato: per non aver visto né sentito ciò che anche i sassi vedevano e udivano.

Per non aver mosso un dito contro un potere ottuso e anche spregevole.


Visto come stanno andando le cose, a noi non toccherà sorte migliore nel giudizio dei posteri.


Possiamo esserne certi.



('per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti', cantava
De Andrè)



















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