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il signor B.

2007-2010 > 2009 > POLITICA


(11/03/2009)



IL SIGNOR B.


Mi prendo un po' di spazio per chiarire il mio pensiero (un'ultima volta?) sull'attuale presidente del consiglio.

Chi mi legge sa già che cosa penso di lui: ho affrontato varie volte il personaggio ma non ho mai espresso organicamente le mie considerazioni.

Forse non ho fatto capire le motivazioni profonde della mia avversità.

Sì, perché di questo si tratta: la mia, rispetto al signor B., è una avversità radicale.


Etica, soprattutto e poi culturale e politica.

Non 'fisica': come persona in sé e per sé il signor B. mi è completamente indifferente.

Proprio per questo voglio lasciare da parte alcune questioni di notevole peso che gettano sul nostro delle ombre piuttosto consistenti ma sulle quali non si è arrivati, al momento, ad una definizione chiara in un senso o in un altro.

Mi riferisco, per esempio, ai famosi 'inizi': non si è mai capito da dove il signor B. abbia tirato fuori tutti i capitali necessari per la 'svolta', per passare cioè da piccolo imprenditore edile a grande imprenditore delle telecomunicazioni.

Oppure l'altra faccenda relativa all'acquisto della Villa di Arcore: un sito nobiliare di grande pregio comprato, grazie all'attività degli avvocati Previti, per mezzo miliardo di lire da un'erede in difficoltà. Lo stesso complesso, poco dopo, è stato ritenuto garanzia sufficiente dalla Cariplo per un finanziamento di 7 miliardi e 300 milioni e dal Monte dei Paschi per un ulteriore finanziamento di 680 milioni di lire.

Ma su queste e su altre simili pendenze, lo ripeto, non voglio soffermarmi: anche se sono eventi che già illuminano a tutto tondo la personalità del Nostro.


Il balzo nella ricchezza e quindi nel potere, com'è noto, il signor B. lo fa negli anni '80 grazie soprattutto a Bettino Craxi: ottiene dallo Stato delle concessioni in base alle quali diventa, di fatto, l'unico grande monopolista televisivo del nostro Paese.

Voglio sottolineare questo aspetto che è decisivo per capire la sua personalità: lui, che si dichiara liberista convinto e va in giro per il mondo a propagandare il massimo di liberismo, è di fatto l'unico vero grande monopolista di tutta l'Italia.

E' questa posizione di monopolio totale e assoluto, difesa pervicacemente contro le sentenze della magistratura e contro le ingiunzioni dell'Europa (vedi affare Rete 4) che gli permette di raggiungere alcuni importanti traguardi.

+) Di dettar legge quanto ai contenuti televisivi. Non c'è dubbio che le tre grandi reti private hanno introdotto e imposto un modo di fare televisione adatto ad attirare le masse meno acculturate e più influenzabili dagli annunci pubblicitari.

La televisione spazzatura, la televisione gridata, la televisione impudica: è stata introdotta in Italia dal signor B. che così facendo ha costretto anche la RAI ad abbassare i suoi livelli.

Se abbiamo la televisione che abbiamo, spesso degradata da far rivoltare lo stomaco, è tutto e solo merito suo.

Tutto è solo merito suo è anche il nuovo modo di portare avanti i cosiddetti talk show: che servivano un tempo per far capire la diversità di opinioni e permettere agli ascoltatori di maturare una propria personale convinzione.

Adesso, come si sa, sono diventati programmi inguardabili: i partecipanti, quando non si insultano, non permettono agli interlocutori di parlare o di dire alcunché, interrompono continuamente il discorso, qualsiasi esso sia, si urlano addosso, sovrappongono le voci creando una situazione dalla quale si salvano unicamente alcuni slogan ripetuti ossessivamente dalle persone più volgari e aggressive.


+) Il monopolio ha permesso al signor B. di diventare l'uomo più ricco d'Italia e di mettere in campo schiere di avvocati per difendersi dalle 'intrusioni' della magistratura.

Come ha lucidamente spiegato nel suo blog Di Pietro, il signor B. per queste concessioni non paga allo Stato quasi niente.

Lo Stato dà in concessione un bene che gli appartiene affinché il privato lo faccia fruttare al meglio: logica vorrebbe che, pur permettendo all'imprenditore di guadagnare per gli investimenti effettuati, lo Stato incassasse dei lauti ricavi da destinare alla collettività.

Invece no, il signor B. non solo ha ottenuto le concessioni in monopolio assoluto ma intasca delle stesse quasi tutto il guadagno.

Di più: da questa posizione di monopolio, attraverso la pubblicità, egli
'tosa' tutti gli altri imprenditori italiani che, di fatto, sono costretti ad arricchirlo senza soste.

Perché il Nostro è ricchissimo ma di suo non produce alcunché, non ha messo in piedi alcun sistema produttivo: sfrutta unicamente la sua posizione di monopolista pubblico, di taglieggiatore ufficiale unico.

Quando si vanta di essere un imprenditore di successo, il significato è quello appena descritto.

E' uno che ha saputo arricchirsi senza nulla offrire, senza mai creare niente.


+) Perché è entrato in politica? Per contrastare il comunismo inesistente?

No certamente: lui lo sapeva benissimo, l'ha sempre saputo, alla faccia dei molti che gli hanno creduto.

Ha fatto il grande balzo perché era in gioco tutto.

Aveva capito che se non fosse andato lui stesso a gestire in prima persona i suoi affari anche dentro le stanze dei ministeri, poteva perdere tutto.

Ha puntato tutto, ha trovato sulla sua strada un avversario debole, impreparato e diviso e ha vinto.

Si è portato a casa tutto.

Ha incrementato ulteriormente la sua ricchezza, ha messo definitivamente il bavaglio alla magistratura (lodo Alfano), ha riempito il Parlamento con i suoi avvocati che quindi sono passati sul libro paga degli italiani.

Che cosa gli manca?

La Presidenza della Repubblica.

Che come si sa vuole ad ogni costo.

Oltre ai soldi vuole anche l'onore.


Il 10 marzo in un'intervista al giornale spagnolo El Pais, Gianfranco Fini ha lanciato la candidatura del suo capo verso il Colle (in quanto lui stesso aspira alla poltrona di Presidente del Consiglio).

Quindi noi dovremmo avere come Presidente della Repubblica, cioè come custode supremo della Costituzione, proprio colui che non perde occasione per attaccarla, per indebolirla, per squalificarla.

(Il signor B., esimio presidente della Camera, non dovrebbe, anche secondo il lodo Alfano che lo protegge, una volta concluso il suo mandato e prima di assumerne un altro, non dovrebbe, dico, affrontare tutti i processi in cui è coinvolto? O, come Luigi 14°, è immune a vita?)



Molti lo ammirano perché è un uomo di successo.

Che sia una persona capace nessuno lo mette in dubbio.

E' scaltro e abile ed ha un fiuto infallibile per i suoi affari.

Tutto quello che fa (ed è così furbo da farlo fare agli altri, ai suoi ministri) lo fa per difendere i suoi interessi, per incrementare le sue ricchezze.

In questa direzione vanno tutti i provvedimenti presi nel campo della giustizia; nello stesso senso vanno anche le leggi che riguardano le telecomunicazioni; lo stesso si può dire per l'edilizia, le grandi opere, le norme fiscali …

Non ha alcun conflitto di interessi perché la sua persona è solo un unico mastodontico interesse privato.



In una intervista a Matrix un giovane del PD avrebbe detto (cito da Micromega): "Berlusconi ha il merito di avere capito l'Italia reale. Vede davvero come sono e cosa vogliono i cittadini. Non come noi che siamo distanti dal territorio e ci inventiamo questioni che non esistono o non interessano o vengono dal passato. Berlusconi è moderno ed è anche ottimista. E' l'Italia al presente".

Se questi sono gli oppositori che si apprestano a contrastare il signor B., allora non c'è proprio speranza.

Non solo Berlinguer ma anche Zaccagnini sono stati definitivamente dimenticati e archiviati.

Del tutto travisati, direi, per non dire traditi.

Vuol dire che dopo il signor B. ne avremo un altro simile a lui, magari il fratello o uno dei figli.

Nei secoli dei secoli.


Non sono morte solo le ideologie, a questo punto, ma non esistono proprio più valori e ideali, principi alti e condivisi: non esistono più metri di valutazione né ha più alcun senso parlare di moralità.

A dire il vero io continuo a non pensarla così.

Continuo a ritenere che il signor B. non sia uno da ammirare ma se mai da contrastare in ogni modo.

Ritengo che la democrazia si deve svegliare e si deve dotare degli strumenti necessari per impedire che nascano e si impongano altri signor B.

Perché credo esistano alcuni valori fondamentali, garantiti dalla nostra Costituzione, che devono essere mantenuti e rafforzati.

L'uguaglianza, il rispetto, la solidarietà, il bene comune, l'istruzione, l'educazione: sono valori essenziali che non possono essere barattati con l'avidità, il successo, l'ambizione, la bramosia di potere, l'interesse privato.


Non accetto che a rappresentare il Paese arrivi l'uomo più scaltro, più abile a fare i propri interessi, più avido, più prepotente, più aggressivo, più ostinato nel perseguire i propri piani.

Il signor B. sarà furbo fin che si vuole ma io penso che in una democrazia normale non dovrebbe stare al potere ma dovrebbe trascorrere il suo tempo nelle aule dei tribunali per illustrare ai magistrati tutte le sue performances.

Il fatto che dei giovani che appartengono all'opposizione pensino e dicano certe cose è il segno più chiaro del degrado a cui il signor B. ha condotto la società italiana nel suo complesso.

Quando ci risveglieremo (e sarà sempre troppo tardi ormai) ci ritroveremo quasi tutti più soli, più immiseriti, miserevoli e miserabili.




Ho scritto più sopra che la mia avversione è di natura etica, culturale e politica.

Quanto all'
etica credo sia ormai chiaro il mio pensiero.

Non amo gli arrivisti senza scrupoli né gli arrampicatori sociali cinici e menefreghisti: di cui il Nostro è il capo indiscusso, con cui ha riempito il Parlamento e di cui ha favorito l'ascesa ai vertici della società.

Sotto il profilo della
cultura c'è poco da dire: il livello culturale che ha mostrato in tutti questi anni è pari a zero, per non voler usare l'algebra.

Lo stesso si potrebbe dire, fatta qualche eccezione, per tutte le persone di cui si è circondato e cui ha affidato importanti incarichi in Parlamento, nel governo e nella società.

Esclusa naturalmente la cultura giuridica, molto coltivata nel suo entourage: per i motivi che tutti conoscono.

Quanto alla
politica lascio per un momento da parte le questioni interne per guardare quelle internazionali: tutti conoscono le sue performances, dalle corna spagnole alla cafoneria dimostrata in pieno Parlamento europeo, dalle battutacce da trivio alla prosternazione untuosa verso i potenti di turno.

Provo una grande pena e un senso di vergogna insopportabile ogni volta che il signor B. mette il piede fuori dai confini.

A questo proposito vorrei anche sottolineare che nonostante tutto quello che lui e i suoi affermano in patria e nonostante l'enfasi prona dei nostri TG (3+3) il signor B, in Europa e nel mondo, conta meno di zero.

Delle sue vantate iniziative, della sua pretesa grande politica estera non c'è alcuna traccia in alcun giornale straniero di un qualche peso.

Mai.

Controllare per credere.

E' proprio di questa mattina la lista pubblicata dal
Financial Times comprendente i 50 personaggi mondiali che riusciranno a portare l'economia fuori dalla crisi: ci sono naturalmente Obama e Putin e ci sono la Merkel, Sarkozy e Brown.

Tra tutti c'è un solo italiano e non è il signor B. né il suo ministro dell'economia Tremonti ma il governatore della Banca d'Italia
Mario Draghi.


Nonostante tutto mi auguro che in Italia non siamo diventati tutti dei Gasparri che è ormai più berlusconiano dello stesso Berlusconi: visto che non trova nulla da ridire nemmeno sulla maxi - provocazione con cui il suo capo vorrebbe far votare, in Parlamento, solo i capi gruppo.

Io spero soprattutto nei giovani: so che tanti per interesse o per mancanza di alternative si prestano ad osannare il Nostro.

Ma so anche che moltissimi, certamente di più, non accettano la sua visione delle cose, non condividono il suo modo di far politica, non si arrendono alla corruzione e al degrado cui è stato portato il nostro Paese.

Non vogliono l'arrivismo ma il merito, non apprezzano il servilismo ma l'originalità, non perseguono solo l'interesse privato ma sono anche solleciti del bene comune, rifiutano l'arroganza e vogliono il confronto, contrastano la prevaricazione e rispettano l'impegno.

Desiderano, in sostanza, costruire un futuro migliore non sulla testa degli altri ma con gli altri.


Sperare non costa molto, dicono: dicono anche che la sola speranza, in fondo non è un gran che.

Ma io dico che in tempi di magra anche la speranza è una gran cosa.




















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