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il signore delle televisioni

2007-2010 > 2008 > POLITICA

(22/04/2008)


Ho ricevuto una mail, arrivata chissà da dove, indirizzata a una miriade di indirizzi elettronici.

Contiene una lamentazione interminabile, con foto, su Berlusconi.

Ne elenca tutte le malefatte, ne depreca la vittoria, invita a reindirizzare ad altri la stessa mail.

Non ho mai reindirizzato niente.

Le catene di S.Antonio mi danno un fastidio viscerale.

Sono sicuro che molti dei destinatari hanno votato per lui.

Sono sicuro che molti hanno condiviso l’azione di chi, da destra o da sinistra, ha messo in difficoltà il governo Prodi: unico fragile baluardo contro il cavaliere.

Mi dispiace, ma l’ho cancellata d’istinto.

Quasi con rabbia.

Le elezioni sono andate, lui ha vinto ed ha acquisito, per legge, il diritto a governare per cinque anni.

Sì, cinque anni.

La gente che si piange addosso mi indigna.



A parte questo, voglio dire qualcosa che sfiora il passato e guarda in prospettiva.

Il problema chiave della nostra democrazia (o dell’assenza di democrazia se si preferisce) è quello delle televisioni.

Nel senso del possesso delle concessioni, dell’uso delle frequenze, della gestione dei proventi.

L’anomalia italiana consiste nel monopolio.

Tutto nasce al tempo dei governi di Bettino Craxi.

Che di fatto ha concesso ad un unico privato (si chiama infatti concessione) l’utilizzazione e lo sfruttamento di un bene comune come l’etere (le frequenze).

Ha quindi permesso che, per legge, si costituisse un monopolio privato.

Che sfruttando un bene pubblico ha rastrellato e drenato a proprio esclusivo vantaggio incalcolabili ricchezze.

Le frequenze non sono come il petrolio che arricchisce e basta; esse offrono al suo detentore un’arma potentissima per influenzare direttamente l’opinione pubblica e indirizzarla verso scelte gradite.

E’ qualcosa che va ad inficiare sostanzialmente il funzionamento della democrazia.

La sinistra in parte non ha capito a fondo la questione, in parte è stata masochista, per altri aspetti si è dimostrata pavida.

Ha lasciato crescere il fenomeno a proporzioni che lo rendono, oggi, difficilmente estirpabile.



Esempio paradigmatico di quanto è avvenuto, è la vicenda di Europa 7: un network che fin dal 1999 si è aggiudicato le concessioni per operare ma non ha mai ottenuto le frequenze per trasmettere.

Retequattro, nota rete del cavaliere, ha invece continuato a trasmettere senza avere la concessione.

Nonostante gli interventi della Corte Costituzionale, nonostante le ingiunzioni delle Istituzioni europee.

Tutto questo è avvenuto e avviene grazie all’insipienza dei ministri della sinistra (D’Alema, Amato, Prodi, Gentiloni ...) e, naturalmente, in forza del pesante sostegno di Berlusconi (capo del governo) e dei suoi ministri (Gasparri, in primis ...)



L’influenza del monopolio privato si esercita in mille modi diversi.

Non solo con i programmi spazzatura che azzerano le coscienze;
con i cosiddetti ‘reality’ (che tali non sono) che imbarbariscono il costume;
con i programmi ‘neutri’, giovanilistici o di finta denuncia, che corrompono gli animi, annullano le identità personali e sprecano energie vitali essenziali.

Ma soprattutto con la gestione delle informazioni.

Questa, che sembra l’attività più disinteressata e limpida, è in realtà la più faziosa ed esiziale.

Le news sono il suo asso nella manica: a dirigerne la trasmissione ci sarà, sicuramente, un vero e proprio pool di esperti professionisti.

Come possiamo facilmente constatare, guardandoci un po’ indietro (e come accadrà sempre più spesso andando avanti) il signore delle televisioni impone all’attenzione e alla riflessione di tutti i telespettatori le tematiche che preferisce: a seconda dei momenti e delle convenienze.

Può trattarsi di rifiuti, di sicurezza, di lavoro, di tasse, di ICI o IRPEF, di giustizia, di sbarchi di clandestini...

Prende a caso qualcosa dalla cronaca, ciò che più gli serve, ciò che più fa colpo, ciò che più pesa in un certo momento, e lo assolutizza, lo sfrutta al massimo delle sue potenzialità, martellando e bombardando senza sosta.

Imponendo, anche, le soluzioni più appropriate.

Le sue.

Poi, quando lo ritiene opportuno, la lascia cadere.

Soprattutto se si accorge che qualcuno comincia a prendere le contro misure.

Allora la questione sparisce.

Non interessa più nessuno.

Come non esistesse.

Come non fosse mai esistita.


Che nei 5 anni del suo governo non sia cambiato assolutamente niente rispetto ai problemi sollevati non importa.

Che in quel periodo la situazione del Paese sia di fatto peggiorata, mentre le casse del monopolista si rimpinguavano come non mai: non viene detto.

Nessuno ne chiede conto.

Nessuno è in grado di presentare il conto.

Quel che è più grave è che nessuno sembra saper resistere alla sua azione, nessuno sembra in grado di contrastarla, di smascherarla sul nascere.

Non parlo della televisione pubblica dentro la quale ha infiltrato mille suoi fedelissimi ‘agenti’ (come si è visto chiaramente da certe intercettazioni telefoniche: guarda caso, la faccenda, è caduta quasi subito nel dimenticatoio): mi riferisco anche alla cosiddetta stampa indipendente.

Che, in ogni occasione, si accoda remissiva o, per lo meno, cade nella trappola.



Ora, se non si affronta con decisione questa anomalia, non si può dire che in Italia ci sia un minimo di democrazia e di pluralità e di confronto.

Perché, dopo il cavaliere subentreranno i fratelli, i figli, i nipoti, gli amministratori...

Tutti si faranno in quattro pur di mantenere il vantaggio acquisito.

Pur di tenere in vita, per sé, quell’autentica gallina dalle uova d’oro.

Se la sinistra (il centro – sinistra, l’opposizione comunque denominata) non mette al primo punto del suo programma la fine del monopolio televisivo e se, una volta conquistata la maggioranza, non lo eliminerà definitivamente, non potrà certo sperare di diventare forza egemone nel Paese.

Il monopolio, naturalmente, ha dato corpo ad una situazione che non è facile districare.

E non solo per le lamentazioni del suo detentore, per le sue smargiassate, per le sue minacce, per le contumelie, le imprecazioni, le maledizioni, gli editti, le ingiurie, le condanne...

Egli ha messo in piedi un vero e proprio pool di personaggi televisivi, più o meno influenti, sempre pronti a scendere in campo con tutti i loro mezzi pur di salvaguardarne la continuità.

Ha creato migliaia di posti di lavoro che è giocoforza garantire.

Bisogna inventare una transizione che tuteli i lavoratori e favorisca la nascita di più soggetti imprenditoriali che facciano televisione in concorrenza tra loro.

Non dovrebbe essere impossibile, vista l’entità dei capitali e degli introiti collegati a questa attività.

Prima ancora di correre in Insubria o di perdersi in mille discussioni sofistiche sulla necessità o meno di dar vita ad un partito del nord, l’opposizione uscita dalle recenti elezioni farebbe bene ad occuparsi di questa vitale questione.

Per la sua sopravvivenza.

Per il bene di tutto il Paese.















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