ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


il venditore di tappeti

2007-2010 > 2008 > COSTUME

(04/04/2008)

IL VENDITORE DI TAPPETI


Un noto adagio recita:

Dio acceca quelli che vuol perdere.

Il nostro Paese non naviga in buone acque.

Una importante regione come la Campania e una città carica di storia e di fascino come Napoli sono sommerse dai rifiuti.

La compagnia aerea nazionale è sull’orlo del fallimento, è già ampiamente dentro il baratro.

E poi le mozzarelle alla diossina.

E adesso (vedi L’Espresso in edicola) i vini adulterati, gli oli contraffatti; marchi blasonati sorpresi ad intrugliare e ad imbrogliare.

Per non parlare delle ferrovie, del deficit energetico, dell’inquinamento, della burocrazia ...

E per fortuna che i vulcani tacciono, che i terremoti ci risparmiano, che le alluvioni latitano.

Non si sa per quanto.

E poi ci sono le mille Italie dei campanili e dei particolarismi.

Delle divisioni, delle frammentazioni e delle contrapposizioni.

Delle caste e delle corporazioni.

Le diverse e variegate Italie malavitose.

Ognuna in lotta per la propria sopravvivenza.

Per la conservazione dei propri privilegi.

Contro tutti e ad ogni costo.

Anche a costo del malessere di tutti gli altri.

I pubblici poteri che cosa hanno fatto per tentare un’inversione di tendenza?

Hanno creato sempre nuove leggi, hanno introdotto sempre nuovi regolamenti trasformando il diritto in una selva.

In una specie di giungla da cui solo i più forti riescono ad emergere incolumi.

Hanno indirizzato i nostri giovani verso la chiacchiera, dentro i sofismi.

Li hanno trasformati in azzeccagarbugli.

In esperti di raggiri.

In maestri di trucchi.


Anziché coltivare la loro originalità, la creatività, lo spirito di iniziativa, la voglia di fare e di inventare li hanno sedotti con il parassitismo, li hanno incantati con le lusinghe.

Il risultato è che non abbiamo più artigiani di vaglia, quelli per cui il nostro Paese andava fiero nel mondo.

Mancano gli imprenditori degni di questo nome: come quelli che nel Rinascimento hanno fatto la ricchezza dell’Italia.

Le nostre più belle intelligenze cercano asilo nelle Università e negli Istituti stranieri.

Restano gli affaristi, gli arrivisti, gli arrampicatori e gli opportunisti.

Chi intraprende una qualsiasi attività, nel giro di poco tempo vuole diventare milionario, aspira ad entrare nel jet set, deve quanto meno affrancarsi in fretta dalle fatiche quotidiane.

I miti sono i raccomandati, gli infiltrati, coloro che per un qualsiasi motivo stanno sotto i riflettori.

Sembrano spariti il piacere del fare, la voglia di realizzare, l’orgoglio di esercitare una certa attività, la soddisfazione nel produrre qualcosa di apprezzato o di utile.

Crescono personaggi inquietanti, aggressivi, spudorati e strafottenti.

Personaggi che vivono in un sottobosco malato, fatto di equivoci e di ricatti, in una realtà degradata in cui tutto è mercificato, tutto è monetizzato.

Personaggi senza principi né morale, che hanno fatto dell’arroganza e della prepotenza le loro stelle polari, che non si limitano ad accumulare milioni con i taglieggiamenti e i trabocchetti ma che pretendono pure di imporsi alla pubblica ammirazione.

E’ chiaro che il nostro Paese non è solo questo: se questo fosse il nostro ritratto saremmo già andati a picco da un pezzo.

E’ evidente che c’è un gran numero di persone che pensano e agiscono in modo diverso.

Che esercitano la loro professione con onestà e perizia.

C’è una maggioranza che lavora sodo e tira la carretta facendo sì che l’insieme continui a sopravvivere.

E’ certo che molti dei nostri giovani sono animati dai migliori propositi.

Che sarebbero disposti e pronti ad un’inversione radicale di rotta.

Ma tutta questa gente non fa notizia, non riesce ad emergere nel vociare indistinto dei media.

Non ha i mezzi né la forza per dare un’impronta positiva al nostro Paese, né fuori né dentro i confini nazionali.

Non lo so, forse per risalire bisogna toccare il fondo.

Forse non lo abbiamo ancora toccato.

O forse il nostro fondo è senza fondo.


Caro Veltroni, più che di uno scatto l’Italia ha bisogno di un vero e proprio strappo.

Di uno sforzo titanico che, probabilmente, non è ancora disposta a fare.

Visto che vuole affidarsi nuovamente al venditore di tappeti.

















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu