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in fuga dal mondo

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


18 ottobre 2010


in fuga dal mondo




Tempo fa ho manifestato il mio disagio nei confronti di quei quotidiani e dei media che si concentrano eccessivamente (ossessivamente) sull'attualità spicciola, in particolare su quella politica, più specificamente sui politici italiani.

Non ce la faccio più, ogni volta che accendo il televisore, ad ascoltare gli 'umidi' compitini di Gasparri, le velleitarie rodomontate di La Russa, gli sproloqui isterici e affannosi di Bonaiuti, le melense e livorose dichiarazioni di Bondi, le particine imparaticce di Capezzone …

Non riesco più ad aprire un quotidiano e scorrere pagine e pagine, le prime solitamente, dedicate ai proclami di Berlusconi (che spara fango sul mondo intero nella speranza di accecare tutti, in modo che nessuno veda la sua persona, che non è schizzata di fango ma è fatta tutta di fango), alle analisi finto scientifiche di Tremonti (il re della finanza creativa, quello che prometteva di far saltar fuori soldi anche dalle rape, diventato adesso inflessibile tiranno dei numeri, rigoroso custode della borsa, ermeticamente chiusa), ai Casini, ai Fini, ai Rutelli.

Francamente ne ho piene le ... sinapsi.

Il mio stomaco non accetta più un certo tipo di cibo.


Abbiamo al potere la peggior classe politica del dopoguerra, la peggiore che ci si potesse augurare: fatta di arrampicatori sociali, di trafficoni e affaristi, di corrotti e collusi, di ammanicati e di veri e propri referenti delle grandi organizzazioni mafiose; per non parlare degli ex missini che, si sa e si vede, mai hanno rinunciato al loro passato di manganellatori; per tacere dei Bossi, dei Calderoli, dei Borghezio con cui si sono toccati tutti i vertici (o gli abissi, se si preferisce) della supponenza, della mala fede, dell'arrivismo e della rozzezza incolta.

Al peggior governo di sempre fa da contraltare
l'opposizione più debole, più labile e più inconcludente che mai si sia seduta in Parlamento.

Un'opposizione divisa su tutto, incapace di delineare un futuro credibile, capace solo di farsi continuamente del male.

Del resto, buona parte del successo di Berlusconi & C. lo si deve proprio a questa opposizione.



Per questo, dicevo, ogni tanto stacco la spina: non accendo il televisore all'ora dei telegiornali, non sfoglio i quotidiani.

Mi limito a scorrere le notizie in Internet, a volo radente, senza soffermarmi su alcuna.




Recentemente ho incontrato delle persone che, rispetto alla situazione che ci tocca vivere, hanno elaborato un vero e proprio rifiuto.

Per non correre rischi, per non farsi contaminare, per non morire di rabbia, per non cedere allo sfinimento hanno spento tutti i monitor, hanno chiuso i battenti e hanno tagliato i ponti.

Hanno, di fatto, abbandonato il nostro mondo.


Alcuni sono andati a vivere in campagna, in montagna o in posti di mare lontani dai flussi turistici: tutti si sono allontanati dalle città.

Hanno operato una scelta radicale di isolamento, di rinuncia e di auto difesa.

Non si sono portati né televisori, né computer né cellulari.

Vivono, spesso, senza energia elettrica, senza gas metano, senza acqua corrente.


Lavorano la terra e si dedicano a qualche elementare attività artigianale che permette loro di scambiare dei prodotti in modo tale da procurarsi di che vestirsi e gli utensili indispensabili alla vita quotidiana.

Godono del sole, del vento, della natura in generale: cantano tra i prati fioriti, bevono alle sorgenti montane dei torrenti, seguono il ritmo delle stagioni, accolgono ogni giorno con tremore il sorgere del sole, lo accompagnano appagati al tramonto, palpitano con le stelle, sognano con la luna …


Altri continuano a tenere i loro corpi tra la gente comune ma mettono il loro spirito al riparo da ogni influenza negativa.

Non hanno potuto scappare tra i monti e così si costruiscono un ambiente tutto loro, una sorta di invisibile tenda ad ossigeno dentro la quale
vivono come se fossero nel mondo, senza tuttavia esserci.

Come i sordi della pubblicità dell'Amplifon, si isolano all'interno di una campana trasparente che permette loro di condurre un'esistenza all'apparenza 'normale', di fatto assolutamente diversa.

Hanno eliminato dalle loro case tutti gli strumenti della tecnologia contemporanea: non hanno televisori, non comprano computer, non vogliono saperne dei cellulari.

Vestono con indumenti grezzi, di panni non trattati; mangiano solo cibi da agricoltura biologica, possibilmente garantita, cucinati in certi particolari modi e ingeriti seguendo indicazioni specifiche; non seguono né la cronaca spicciola né i grandi eventi che appassionano tutti gli altri; coltivano una loro particolare filosofia che assembla in modo coerente ed efficace idee e suggestioni di diversa provenienza.

Frequentano solo i loro simili e hanno con la massa degli esclusi solo rapporti minimi di sopravvivenza.

Qualcun altro, infine, si è trasferito all'estero.

C'è chi ci è andato per trovare un lavoro e aspira a far ritorno a casa, quando se ne presenterà l'occasione.

Ma c'è chi ha fatto questa scelta, non per necessità, ma proprio per fuggire lontano dall'atmosfera ammorbante e morbosa che sembra aver minato il nostro Paese fin dentro il midollo.

Per l'impossibilità di respirare un'aria diventata nel tempo pesante e greve.

Per proteggere se stessi e la propria famiglia dal cicaleccio vanesio e invadente che sembra non finire mai e che pare, anzi, montare e irrobustirsi ogni giorno di più, a scapito della ragionevolezza e della possibilità stessa di pensare.

So anche di
qualche ragazzo che, per salvarsi, ha scelto il convento: si, proprio così.

Quella che nel Medio Evo era spesso, per tanti giovani, una vera e propria condanna imposta dalla famiglia o dal clan, è diventata, oggi, una scelta di vita, motivata e voluta con cognizione di causa, bramata nell'intimo come unica possibilità di mettersi in salvo, di garantirsi la stabilità psichica.

Negli anni '60 alcuni giovani sono scappati in India, in cerca di evasione, per seguire un qualche guru, per trovare la felicità.

Adesso è diverso: non si inseguono più certe chimere, si bada al sodo.

Si sceglie il convento non per la gioia o l'evasione, ma per l'equilibrio e una normalità vivibile.



Quindi: immersione totale o fuga.

L'una e l'altra: impossibile.

Né l'una né l'altra, ossia una mediazione.

E' l'ideale.

Ma come?

E perché? Prima di tutto.



Restare calati anima e corpo nell'oggi, nelle diatribe spicciole che animano il siparietto del potere, equivale a morire dentro: di angoscia parossistica o di tragica, inconsapevole stupidità.

(Parlo, naturalmente, per chi non vive di quel mondo; per chi ha trovato là il miele dove intingere il dito o tutta la mano il discorso è completamente diverso. E non mi riguarda).


Fuggire dal mondo che ci è toccato in sorte recidendo con lui ogni legame mi sembra anacronistico, astorico e, per certi aspetti e determinate situazioni, anche ingiusto.

Comodo, forse, da un punto di vista strettamente egoistico, ma non totalmente scevro di venature sado-masochistiche.

(Penso, in modo particolare, ai bambini, ai figli di quelle coppie che un bel giorno decidono di restare nel mondo ma, nello stesso tempo, di non farne più parte. Nel giro di poco tempo perdono tutti i loro amichetti, smarriscono anche la possibilità di farsene di nuovi: intristiscono anzi tempo accanto a dei genitori che hanno dimenticato che cos'è la gioia, che nella tensione della loro nuova fede non si accorgono di aver stracciato, per i loro figli, la possibilità di scegliere e di crearsi una propria esistenza).


Si tratta allora di non distogliere completamente lo sguardo dal proprio tempo, di avere il coraggio di guardarlo dritto negli occhi senza tuttavia farsene ammaliare.

Si tratta di resistere alla tentazione della fuga perché l'isolamento non è una soluzione: può essere un placebo temporaneo ma a lungo andare abbrutisce e incattivisce.

Bisogna restare nell'oceano, piccole onde in mezzo alle altre onde: senza mai farsi divorare dalla banalità, senza farsi ghermire dalla routine, senza mai cedere all'idiozia, senza trascurare i sentimenti più genuini, senza mai abdicare alle proprie facoltà mentali.


Non è facile resistere alla tentazione del rifiuto totale.

Bisogna essere vigili, dinamici e creativi per non lasciarsi sommergere dalle colate di volgarità che il potere rilascia ininterrottamente.


Potrebbe esser dolce addormentarsi nel magma indistinto di cui trasudano i media.

Può sembrare geniale fuggirsene per la tangente.


Ma si tratta, nel primo caso, di un sonno drogato, nel secondo di una pia illusione.



Guardare, investigare, analizzare, criticare, riflettere, confrontarsi, smascherare, proporre, pensare e riproporre, senza stancarsi mai, senza mai abbandonarsi, senza farsi inghiottire e senza spiccare l'ultimo volo:
ecco il compito!

Non è più semplice, né meno impegnativo.

Può essere duro ma, nello stesso tempo, gratificante.


Soprattutto, a mio modesto modo di vedere,
non ha alternative.

Perché
l'umanità è la nostra casa, è il nostro passato e il nostro futuro: è il nostro destino.

Sarà brutto, perverso e stomachevole ma è così.

E l'umanità o si salva tutta o si perderà tutta.

Nessuno può pensare ad una sua particolare scappatoia.

Come insegnano i dinosauri.






















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