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indignati

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26 ottobre 2011


indignati



Ero alla manifestazione degli indignati tenutasi a Roma il 15 ottobre scorso.

Sono rimasto a
S. Giovanni per 2 ore, fin verso le 17.

Ad un certo punto sono piombati nella piazza gruppi di giovani muniti di casco inseguiti da pesanti cellulari della polizia che sparavano getti d'acqua con gli idranti montati sui tetti.

Si udivano gli scoppi delle bombe carta e si avvertiva l'acre pizzicore dei lacrimogeni.

E ce ne siamo andati.

Naturalmente dopo ho seguito i
resoconti e i commenti e mi sono fatta questa idea.

* Le autorità pubbliche (che fanno capo al questore, al prefetto e al sindaco) si sono rivelate assolutamente impreparate e incapaci ad affrontare la situazione.

Diciamo che non hanno fatto niente per prevenire ciò che poteva essere prevenuto: a detta di tutti.

Nessuno dei 3 signori sopra indicati ha sentito il dovere morale di offrire le proprie dimissioni pur avendo tanto platealmente fallito nella propria missione.

Si sono invece rifugiati dietro la magica espressione
'black block'.
Che tutto dovrebbe spiegare e che, nell'occasione, mi pare ampiamente impropria e inadeguata.

* Sono un non violento: per carattere e formazione.

La distruzione immotivata di oggetti privati altrui mi trova del tutto contrario; meno ancora accetto la deturpazione e la distruzione dei beni pubblici.

Vivo l'imbrattamento e la rovina dei monumenti e degli arredi della città come una ferita personale dolorosa e inaccettabile.

* Da quello che ho capito, anche spulciando l'elenco degli arrestati, non si è trattato di black block ma di giovani emarginati delle mille periferie italiane che hanno voluto urlare con le pietre la loro esistenza.

Hanno sbagliato, è evidente: anche perché hanno svuotato di ogni significato una manifestazione densa di motivazioni e che si stava rivelando imponente.

E tuttavia è emerso un
disagio profondo e non più sostenibile di una certa frangia emarginata di popolazione che non ritiene più di doversi attenere al rispetto delle leggi, degli altri e del patrimonio artistico comune.

E' orribile che questo accada ma se un malessere c'è non si può far finta che non esista: né basta demonizzarlo.

Quelle distruzioni ci hanno detto che se non si farà qualcosa, in futuro le cose potrebbero andare anche molto peggio: nonostante tutte le lamentazioni e le ipocrisie.

* Partecipo da molti anni a grandi manifestazioni di massa e non ho mai visto niente di simile a quello che è successo il 15 ottobre u.s.

A parte l'impreparazione delle forze dell'ordine e delle autorità preposte,
bisogna anche sottolineare l'ingenuità e l'approssimazione di chi ha indetto l'evento.

Non si possono convocare decine di migliaia di persone senza organizzare un minimo di servizio d'ordine, senza allestire nemmeno un palco dal quale, eventualmente, diramare informazioni e istruzioni.

Si era tutti lì, fortemente motivati, ma in attesa di qualcosa che non si capiva che cosa fosse, alla mercé, purtroppo, del primo vento che fosse soffiato da qualche parte.

Quel che poi è successo.


Ma ritornando all'inizio: perché ho partecipato a questa manifestazione?

Perché sento di essere indignato: in verità è da quasi vent'anni che sono fortemente indignato, spesso nell'indifferenza generale.

E di motivi per esserlo ce ne sono talmente tanti che farne un elenco completo è pressoché impossibile.

E' vero, d'altra parte, che ci sono anche persone che si indignano per il solo fatto che io sono indignato o per episodi ed eventi che sono magari anche condannabili ma che, se paragonati alla realtà degradata in cui siamo sprofondati che suscita un moto spontaneo di insopprimibile indignazione, decadono a eventi marginali o, anche, a topiche farsesche.

* C'è, per esempio, chi si indigna per i complici sorrisi di Merkel e Sarkozy all'indirizzo di Berlusconi dimenticando che il soggetto da anni si è squalificato con le sue stesse mani (le corna sollevate in diretta sulla testa dei colleghi al momento della foto ufficiale; i cucù e gli apprezzamenti volgari riservati alla Merkel … per non parlare delle sue imprese 'italiane' con velinette nude e faccendieri da strapazzo).

Come italiani ci si rimane male, è vero, personalmente la cosa mi ha ferito, ma, come dice il proverbio,
'chi semina vento raccoglie tempesta'.

* C'è chi, giustamente, si indigna contro 'er pelliccia' che lancia l'estintore ma non si è mai indignato con coloro che hanno definito 'un eroe' il mafioso Vittorio Mangano.

* C'è chi si indigna per le prese di posizione anti - berlusconiane della quasi totalità degli intellettuali italiani e non ha nulla da eccepire sulla crassa ignoranza, palesata urbi et orbi, del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

And so on.


A parte Berlusconi e Bossi che sono ormai due casi da manuale di psicopatologia più che due rappresentanti del popolo, mi indignano tutta una serie di situazioni sulle quali si continua a sorvolare quasi fossero ininfluenti.

* Le centinaia di migliaia di giovani che non solo non hanno un lavoro ma nemmeno lo cercano più. Che vivono senza alcuna prospettiva.

* L'ostinazione dei politici a non voler rinunciare ad alcuno dei loro benefici, a voler restare attaccati alla sedia e a tutti i vantaggi che quella offre. Spalleggiati e sostenuti, in questo, da quella vasta area di immunità e di privilegio (che va dall'esercito alla chiesa, dalla burocrazia alla magistratura, dalla banca d'Italia alla rai …) che non intende fare nessun passo all'indietro. (NOTA)

* La prassi dei concorsi 'truccati' a favore di famigliari, conoscenti e amici degli amici che non solo colloca nei posti di responsabilità delle persone del tutto inadeguate recando un danno incalcolabile alla collettività, ma provoca negli esclusi una tale rabbia e frustrazione da predisporli alle avventure più incontrollate.

* La collusione dei gestori delle pubbliche risorse con le agenzie del malaffare che porta all'erogazione inarrestabile di tangenti e mazzette con un conseguente notevole salasso per le finanze pubbliche.

Insomma: di motivazioni ce ne sono a iosa.

Il potere, purtroppo, è cieco: accecato dai propri interessi e tornaconti.

Semplicemente non vede queste situazioni che, invece, si configurano come vere e proprie incitazioni a delinquere.

Non sente l'obbligo di stabilire regole certe e valide per tutti: non sente alcuna necessità di rispettare le leggi.

Arrecando in questo modo un danno incalcolabile all'intera comunità e preparando, di fatto, eventi ancora più deleteri di quelli verificatisi il 15 ottobre a Roma.

C'è se mai un fatto che solitamente resta al di fuori dell'indignazione individuale e collettiva:
la non indignazione di tante persone.

C'è di che indignarsi con tutti quelli che non si indignano.



(NOTA)

* Fatto di cronaca di qualche giorno fa.

Un capitano dell'esercito uccide con due colpi di pistola un regista da cui doveva avere dei soldi.

Il capitano ha 53 anni ed è in pensione: è andato in pensione come maggiore, secondo la prassi.

C'è da chiedersi perché mai nell'esercito (non considero la polizia e i carabinieri che hanno altri compiti) si continui ad andare in pensione a 50 anni mentre a tutti gli altri si chiede di non andarci mai.


* Nell'ultima puntata di 'Che tempo che fa' Fabio Fazio ha intervistato Gianfranco Fini, presidente della camera dei deputati.

Mi aspettavo che gli chiedesse come mai i politici non intendono rinunciare a nessuno dei loro privilegi e non prevedono un sensibile abbassamento dei loro emolumenti.

E invece niente: domande di vario tipo, per tutto il lungo tempo dell'intervista, ma nessuna concernente il problema vero che sta a cuore a tutti gli italiani.




















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