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indignazione

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI


(18/01/2008)

Succedono nel mondo le cose più aberranti.

C'è una vallata in Nepal (*) in cui tutte le famiglie hanno al loro interno almeno un 'donatore' di organi (di reni, prevalentemente).
Avviene così: quei poverissimi contadini vengono avvicinati da mediatori senza scrupoli e convinti a donare un rene in cambio di una cifra che si aggira, nel migliore dei casi, attorno agli 800 euro. Il malcapitato che accetta viene portato in India dove viene operato e privato del suo rene sano. Se il mediatore ha un briciolo di umanità, dà al contadino la cifra pattuita: molte volte l'espiantato viene minacciato e rispedito a casa senza niente.
Naturalmente il rene viene poi venduto a facoltosi occidentali che lo pagano a peso d'oro.
Il contadino senza un rene spesso non è più in grado di continuare la sua pesante attività sulla terra: deperisce rapidamente e muore in miseria.

Questo è solo un esempio: poi ci sono i dannati delle mille Sierre Pelade sparse per il mondo, i bambini sfruttati e straziati ancor prima di toccare l'adolescenza, le ragazze vendute ...

In un rosario interminabile e opprimente.

Per venire a casa nostra.

+ Napoli e una regione intera come la Campania sono sommerse da mesi dalla mondezza.

+ Il sottobosco politico è arrivato al punto da occupare a man salva tutto ciò che c'è da occupare: succhia ininterrottamente fiumi di danaro pubblico.

+ Il nostro sistema politico - sociale è fatto di caste (non una ma molte e tutte indissolubilmente intrecciate tra loro) che assorbono fette consistenti di PIL lasciando la maggior parte dei giovani senza lavoro e senza prospettive.

+ + + + ... ... ...

Mi fermo, ma l'elenco potrebbe non finire mai.

Di fronte a tutto questo nessuno si indigna, nessuno urla, nessuno dice BASTA!

Ci si preoccupa del papa, che non è andato alla 'Sapienza'!

Un papa tutto preso dalle sue liturgie (sala Nervi il mercoledì, balcone di S.Pietro la domenica) e dai suoi ghirigori teologici (Agostino e Tommaso, andata e ritorno) tanto da non vedere lo scempio dell'umanità, privata di ogni dignità, sgorbiata, scarnificata e martoriata in ciò che ha di più profondo e prezioso.

Altro che alambiccarsi il cervello sugli embrioni o perdere letteralmente la ragione sui surgelatori dei laboratori!

Un Presidente che anziché alzare la voce (non il telefono) da mattina a sera contro lo scempio della sua città e fare carte false pur che si risani la situazione, non sa fare di meglio che telefonare al papa la sua solidarietà per il Gran Rifiuto (suo, tra l'altro).

Un altro presidente invece di operare, anche in modo straordinario, per eliminare la sconcezza che lorda l'immagine dell'Italia nel mondo se la prende con chi, in Europa, osa sottolineare la vergogna della faccenda.

Questo in alto.

In basso, (a livello nostro, di popolo) le stesse persone che manifestano contro le aperture delle discariche poi affollano a milioni le platee televisive delle 'Isole dei famosi' o dei 'Grandi fratelli'.

Una volta si usavano le invettive, si scrivevano satire, qualcuno cercava di fare qualcosa.

Anche adesso qualcuno denuncia, senza veli e senza peli: cito per tutte la trasmissione 'Report' di RAI3. I giornalisti di questo format televisivo mostrano tali e tante storture, scoperchiano pentoloni così maleodoranti che ti aspetteresti, per il giorno dopo, se non una vera e propria rivoluzione almeno un'ondata di manifestazioni.

Invece NON SUCCEDE NIENTE.

Proprio così, sembra incredibile, ma non succede proprio niente.

Perché manca la capacità di INDIGNARSI.

Veramente.

Profondamente.

Indignarsi vuol dire, non solo denunciare una certa situazione, ma, soprattutto, non accettarla.

Fare qualcosa per non subirla.
Per farla cessare al più presto.

Anche qualcosa di insolito.
Qualcosa di clamoroso.

Fatta salva la vita e la sicurezza degli altri, anche qualcosa che vada al di là della legge.

Per amore della legge.

L'indignazione vera serve ad evitare le rivoluzioni.
Queste scoppiano là dove non c'è mai stata indignazione.

L'indignazione spinge e in un certo senso obbliga a risolvere i problemi.

Se nessuno si indigna (veramente e profondamente) i problemi incancreniscono: c'è da meravigliarsi se poi, con il passare del tempo, si verifica un ribaltone?

Recuperiamo un po' di sacro furore e cominciamo ad indignarci.

Riscopriamo il valore e l'importanza della INDIGNAZIONE!



* Inchiesta di Alessandro Gilioli su 'L'Espresso' in edicola.















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