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intervista - TAMPI

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intervista semiseria (serissima!)
al prof. Carlo Tampi


(26/05/2013)


Studente
Cosa vuol dire fare il professore, oggi? Professore di lettere in un liceo … nel 2013?

Tampi
E' una provocazione?

S
No, ci mancherebbe … sono curioso … mi piacerebbe …

T
Allo stesso modo potrei chiederti: che senso ha, per un ragazzo di 18 anni, studiare lettere nel 2013?

S
Così non andiamo da nessuna parte …

T
Hai ragione … scusami … è che non è facile rispondere.

S
Che cosa c'è di facile al giorno d'oggi? Hai ragione tu. Nemmeno quello che sto facendo io, ha molto senso.

T
Entro in una prima e attacco con Bonvesin da la Riva, in seconda devo illustrare 'La secchia rapita' e a quelli dell'ultimo anno spiego Carducci. Io comincio con le migliori intenzioni ma poi …

S
Poi?

T
Poi guardo giù tra i banchi e vedo gente distratta, ragazzi che sonnecchiano, studenti che hanno fermato lo sguardo su di me ma stanno con la testa chissà dove … e allora …

S
E allora?

T
E allora … dimmi tu che cosa dovrei pensare … in realtà non penso a niente. Semplicemente mi sento tramortito da un gran senso di inutilità … da un vuoto … che quasi mi toglie il respiro, mi asciuga la voce e mi fa vacillare.

S
Non siamo solo noi il problema … anche tu … il problema siamo tutti … tu e noi.

T
Ma perché noi abbiamo studiato tutte quelle 'finezze' senza battere ciglio? Non erano lontane anni luce, anche dai nostri interessi? Perché i nostri professori ce le ammannivano senza farsi venire alcun scrupolo? Perché io non sono come loro?

S
Perché noi non siamo voi e tu non sei loro. Tutto qui.
Il fatto è che, a differenza dei tuoi professori, tu qualche scrupolo te lo fai venire. Tu per primo ti poni delle domande e non puoi certo pretendere di trovare le risposte nei nostri occhi …

T
L'insegnamento dovrebbe essere impostato in maniera completamente diversa … e invece si va a avanti a forza di inerzia … e il cambiamento arriva sempre troppo tardi … quando sarebbe già ora di cambiare il cambiamento.

S
Lasciamo stare la scuola, l'insegnamento … ho capito … in fondo non ci puoi fare molto nemmeno tu … noi vi contestiamo e tuttavia siamo tutti prigionieri nello stesso labirinto … parliamo un po' dell'oggi, invece … più in generale … dei giovani … del presente … del futuro …

T
Ah, mi sento meglio … dalla padella alle braci.

S
Appunto, parliamo delle braci, visto che la padella la conosciamo.

T
Scottano più della padella. Fuor di metafora: viviamo il tempo della retorica.
Non una retorica fine e intelligente: una retorica urlata, scomposta e volgare.
La retorica è nata come arte ingegnosa e brillante della mente: è diventata il sussulto disarticolato delle budella.

S
Siamo di fronte ad un futuro che non c'è, a delle generazioni, la nostra in particolare, che rischiano di perdersi … è un dramma epocale … e tu parli di retorica … cos'è? … una deformazione professionale?

T
No, ci mancherebbe … volevo dire proprio quello che hai detto tu. Nell'imminenza della catastrofe nessuno sembra in grado di proporre soluzioni percorribili.
Domina l'impotenza: mascherata di parole, nascosta dentro i proclami, occultata tra le urla, seppellita negli insulti … ho vinto io, no abbiamo vinto noi … che cosa? … e intanto tutto resta fermo …

S
Forse mancano le personalità, i trascinatori … non c'è carisma.

T
Mancano il coraggio, la chiaroveggenza, la creatività … manca tutto.

S
E noi?

T
Voi? Siete come noi. Incapaci a tutto … buoni a niente.

S
Ma non dovreste essere voi …

T
Basta con questa storia … i giovani, il futuro, le generazioni più vecchie … qui siamo in ballo tutti … tutti ci siamo avvantaggiati di ciò che non si doveva fare … tutti ne paghiamo il conto … tutti siamo impegnati ad uscirne fuori … noi e voi … allo stesso modo … chi sa, faccia, proponga, sospinga, inventi qualcosa … se la nave ha una falla e va a fondo non si sta a guardare se a tappare lo squarcio sono i vecchi o i giovani … chi può intervenga.

S
Bello! Nessuno sa che pesci prendere e tu vorresti buttare il carico sulle nostre spalle. Noi siamo vittime, più che altro …

T
Siete vittime e fruitori così come noi siamo fruitori e vittime … il fatto è che, o ne usciamo insieme o andiamo a fondo … tutti insieme … noi non facciamo niente, non siamo capaci di far niente, ma voi cosa fate? Forse avremmo bisogno di una bella spinta, per fare qualcosa. Ma la spinta non c'è. La vostra spinta, dov'è?

S
Dovremmo avere uno scopo per spingere. Capire in quale direzione muoverci, intravedere una via d'uscita …

T
Va bene, va bene … noi nuotiamo nella nebbia dell'incapacità e voi continuate a guardarvi l'ombelico … ecco il fato degli antichi! … predominio degli istinti dei pochi e impotenza dei più … il disastro è servito.

S
Non mi pare che tu sia molto più ottimista …

T
Non è questione di ottimismo o di pessimismo, ma di puro e semplice realismo … anche se …

S
Anche se?

T
Io continuo a sperare … nonostante tutto e contro tutto … non so perché ma è più forte di me.

S
Forse è una cifra generazionale … che non ci riguarda … non ci tocca.

T
Ah no? Perché voi cosa fate?

S
Noi? Andiamo … e basta … senza guardare indietro ma anche senza spingere lo sguardo in avanti … giorno per giorno … senza pensare … senza fare ipotesi né supposizioni … senza fare assolutamente niente … vivere il momento, semplicemente … forse è una forma di difesa … una tecnica di sopravvivenza, non so ma sembra funzioni.

T
Non capisco ma mi adeguo, non ho alternative, del resto.

S
Tu pensa … se noi cominciassimo a pensare … a guardarci bene in faccia … a sporgerci al di là dell'oggi … che cosa potremmo fare? Di tutto … una bella rivoluzione, un bel bagno di sangue, una distruzione totale, un azzeramento … che ne dici?

T
Messa così, la questione … ma non potete sprigionare un forte impulso senza sconquassi né massacri, spingere senza provocare una catastrofe?

S
Quante volte è successo nella storia? Quante volte un cambiamento radicale, come quello che ci vorrebbe adesso, è stato realizzato senza il 'classico' contorno di morti e devastazioni?

T
Non ricordo, non saprei, non molto spesso direi …

S
Allora non è meglio che continuiamo a guardarci l'ombelico, come dici tu?
Che continuiamo a cazzeggiare nei social network e lasciamo che le cose vadano come devono, vogliono e possono?

T
Ne prendo atto e tuttavia io continuo a sperare. In che cosa? Non lo so. Posso?

S
Fa' pure e noi continuiamo a vivere … mi auguro che la tua speranza possa di più della nostra inerzia.

T
Lo spero … vedi che non si può fare a meno di sperare?




















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