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2011 > umanità


umanità - introduzione




Per poter dire qualcosa su ciò che gli uomini devono o non devono fare, bisogna prima capire chi sono gli uomini.

Bisogna riflettere sulla loro origine, sul posto che occupano nell'universo, su quello che può essere il loro destino.

E' lo scopo di questa sezione.


Voglio dire chiaramente che le mie riflessioni
non derivano da alcuna impostazione religiosa: mi metto di fronte al mondo da laico e penso che il soprannaturale, qualora esistesse, sarebbe comunque al di fuori della nostra portata.


Di qui la necessità di prescindere da ogni credo religioso e di non ritenere attendibile alcuna rivelazione.



Ciò che penso non può nemmeno essere riportato
ad alcuna particolare filosofia e non è la sintesi di una più o meno avvincente teoria scientifica.

E' semplicemente il mio punto di vista sul Tutto.

Frutto di studio ed esperienze.


Si potranno individuare nelle mie osservazioni richiami a molte diverse filosofie, contributi del lavoro degli scienziati: qualcuno potrà anche rintracciarvi delle suggestioni religiose.

E' naturale: costruiamo il nostro modo di vedere a partire dal lavoro fatto da chi ci ha preceduto, dagli studi e dalle ricerche degli scienziati impegnati a chiarire l'universo che abitiamo.


Senza dimenticare il contributo degli scrittori, romanzieri e poeti sopra tutti, che meglio di qualsiasi altro hanno saputo indagare la complessa realtà del 'mondo degli uomini', arrivando a mettere a nudo anche le pieghe più nascoste della psiche.



Ma non si potrà dire che
la mia visione, nel suo complesso, è la traduzione di una qualche particolare filosofia o che ha 'sposato' in toto una determinata teoria scientifica; meno ancora che può essere inquadrata in una delle tante tendenze religiose.

E nonostante questo sono sicuro che molti di coloro che seguono una qualche filosofia o credono in una rivelazione, consentiranno con tanti punti della mia visione.


Si tratta solo,
come diceva Galilei, di usare gli strumenti di cui siamo dotati: senza voler strafare, ma anche senza timori reverenziali.

Si tratta, soprattutto, di
essere onesti con se stessi, di non barare: di non fuggire di fronte a ciò che si presenta come evidente, anche se è scomodo, anche se ci scombussola, anche se ci costringe a riflettere e a rimetterci in discussione.

Così, anche nella diversità, si potrà camminare insieme sulla strada del rinnovamento.




















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