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Iurato-Gratteri

2013


IURATO - GRATTERI



Penso che tutti abbiate ascoltato il contenuto delle intercettazioni relative alle telefonate intercorse tra i due prefetti sopra citati.

Dalla vicenda nascono alcuni interrogativi e qualche riflessione.

*)
Servono o non servono le intercettazioni?

Non le vogliono le caste (non ci sono solo i politici ma anche gli alti burocrati, i manager e tutto il complesso di strutture che compone il potere).

E' evidente che le deve volere il popolo.

Non solo perché fanno emergere la corruzione e il degrado dei governanti ma anche perché mostrano la miseria morale di tanti personaggi che dovrebbero essere esempio e specchio di integrità.


*)
Qual è il percorso che seleziona l'alta burocrazia?

A sentire quelle telefonate vien da pensare che
c'è qualcosa che non funziona, qualcosa di marcio che fa perdere alle persone il senso della misura e perfino ogni accento di umanità.

E' forse tempo di
mettere mano ad una riforma radicale della Pubblica Amministrazione per far sì che essa selezioni personale preparato sì in senso tecnico ma anche dotato di integra sensibilità.


*)
E' necessario che ci siano più donne nelle alte sfere dello Stato?

A mio avviso sì: l'ho sempre sostenuto e non cambio certo idea per una 'mela marcia'.

Lo diceva
Stuart Mill che senza le donne la società è dimezzata e deprivata.

Ma
le donne devono essere se stesse e portare negli incarichi loro assegnati le doti di sensibilità e umanità che le caratterizzano.

Ripeto ancora una volta: non abbiamo bisogno di donne che ripropongano i modelli maschili ma di donne vere, di donne-donne.


Purtroppo la prefetto IURATO si è comportata malissimo, alla stregua di molti suoi colleghi maschi, esattamente come il prefetto GRATTERI con cui era al telefono.

Non ci sono scuse per quanto ha detto e benedette siano le intercettazioni che l'hanno sbugiardata.

I rappresentanti politici della Comunità Aquilana domandano le sue scuse: pubbliche e senza attenuanti.

Personalmente, fossi un Aquilano, non le vorrei le sue scuse.

A cosa servono?

A niente.

Non a riparare il danno morale inferto: è irreparabile.

Non a ripulire dai sensi di colpa la coscienza di chi si è reso protagonista di una simile bassezza: è bene che restino intatti.

Se fossimo in uno Stato serio, i due prefetti sarebbero rimossi e 'degradati': ma, in questo senso, il nostro Stato è ancora all'età della pietra.

I due andrebbero quanto meno spostati ad altro incarico: sepolti dentro il Ministero dell'Interno a occuparsi di carte, non di persone.


NOTE

+.
Non vorrei dare l'impressione di prendermela soprattutto e solo con la IURATO, perché è donna, lasciando in secondo piano il GRATTERI, perché maschio.

Ho preso di mira la IURATO perché, appunto come donna, da lei mi sarei aspettato un ben diverso comportamento; in secondo luogo perché a fare la vergognosa sceneggiata ci è andata lei, mostrando quindi in prima persona tutta la sua pochezza morale.

Resta evidente che, per le risate telefoniche, entrambi i prefetti sono non solo da biasimare ma da additare alla pubblica riprovazione.

+.
In un'intervista a Repubblica la prefetto IURATO tenta di giustificarsi.

'Avevo paura, e al telefono con un amico ho avuto una reazione emotiva.'

E sottolinea che lei, quel giorno, a L'Aquila davanti alla casa dello studente, si è commossa davvero.

E i suoi avvocati rincarano: 'E' sempre fuorviante cogliere frammenti di lunghe conversazioni intercettate …'

E' credibile?

Sono credibili?


Assolutamente no, per quanto mi guarda.

Scrivono i magistrati che Giovanna IURATO 'scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani'.

Come si fa a giustificare un comportamento del genere?

Non sarebbe stato meglio il silenzio?




















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