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la civiltà della menzogna

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15 maggio 2010

la civiltà della menzogna



Mentire è certamente una delle caratteristiche essenziali della natura umana.


Forse questa attitudine è legata al nostro vivere sociale: un certo grado di ipocrisia è indispensabile per sopravvivere in una comunità.

Per difendere se stessi e gli altri.

In questo senso direi che è fisiologico.


E credo si possa dire in tutta tranquillità che tutti mentono.


Chi dice di non aver mai mentito e di non dire mai bugie, probabilmente ha fatto un passo ulteriore, è andato un po' più in là della 'norma'.

Ha cominciato a mentire anche a se stesso.


Che è una situazione un po' più grave e che, spesso, sconfina nel patologico.


Detto questo, bisogna però riconoscere che ci sono consuetudini che superano abbondantemente l'ipocrisia di base, quella 'normale': ci sono attività che praticano un livello di menzogna addirittura scandaloso; così come ci sono professioni che basano tutta la loro fortuna sulla menzogna.


E ci sono epoche in cui la menzogna diventa il pane quotidiano, il modo naturale e normale di comunicare, la sola e unica moneta che abbia corso legale.



Al punto che dire la verità, far emergere di tanto in tanto almeno un brandello di verità, diventa scandaloso, indecente e addirittura penalmente perseguibile.


Il periodo in cui noi viviamo ha, ormai, queste caratteristiche.



Che cosa vuol dire?

Che siamo diventati talmente ciechi e sordi, così incapaci di far funzionare la nostra mente da non saper più distinguere tra un dato di fatto e la sua distorsione, tra un'esperienza di vita e la sua plateale manipolazione?

Io credo di no, in tutta sincerità.


Penso che molti di noi hanno mantenuto la normale capacità di separare gli accadimenti dalle fantasie, il 'fattuale' dai suoi stravolgimenti.

Ma noi non siamo pura razionalità, siamo soprattutto sentimenti, passioni, pulsioni, emozioni: molto spesso, più che alla ragionevolezza, ci affidiamo alle componenti arazionali della nostra personalità.

E succede soprattutto
nei periodi di crisi: quando l'inquietudine ci precipita nell'ansia; quando gli eventi rischiano di travolgerci; quando non sappiamo più capire dove stiamo andando; quando, insomma, sentiamo venir meno tutti i punti di riferimento e ci sentiamo sballottati in tutte le direzioni.

Allora è il momento in cui siamo disposti a credere alle menzogne, purché siano rassicuranti.

Allora (adesso) vogliamo credere alle menzogne.


Perché non riusciamo a guardare in faccia la realtà, non vogliamo guardarla: proprio perché la riteniamo inguardabile.

Che cosa c'è di meglio, in questi frangenti, di un bel mantello blu pieno di stelline, di un cappello a cilindro e di una bacchetta magica che trasforma un fazzoletto in un piccione, che materializza dal nulla una cascata di monete, che da una manica fa uscire un coniglio?

Abbiamo bisogno di essere rassicurati e consolati.

Questo ci viene dato.

E al diavolo la cosiddetta realtà: 'sporca e cattiva'.





QUALCHE ESEMPIO



*)
La pubblicità.


E' nata per informare, per guidare negli acquisti, per soddisfare dei bisogni essenziali.

E' diventata una gallina delle uova d'oro, per coloro che la gesticono e, di conseguenza, ha perso completamente i suoi connotati primitivi.

C'è addirittura una agenzia che dovrebbe vigilare sulla pubblicità ingannevole.

Fa sorridere, se non fosse che succhia a sua volta denaro: solo per certificare la sua impotenza.

La pubblicità, adesso, è solo inganno, suasione occulta e menzogna 'acclarata' (per usare le espressioni di Scajola).

Non solo: la pubblicità prescinde da tutte quelle norme che regolano la presenza dei cittadini sui media.


Avrete certamente notato che, ogni volta che in televisione o su una rivista viene mostrato un bambino, il suo volto è contraffatto, proprio per difenderne la persona.

La pubblicità usa bambini in maniera massiccia, mostrandoli con le loro fattezze, facendo impersonare loro i ruoli più disparati, le parti più ignobili.

Si serve dei bambini in modo sfacciato: per sedurre e ingannare.

Qualcuno ha mai obiettato qualcosa?



*)

La televisione.


Non sto qui a proporre le solite geremiadi che tutti conoscono.

Oltretutto la televisione, in sè, ha (avrebbe) anche molti aspetti positivi.

E' diventata, nelle mani dei pubblicitari e dei suoi padroni, lo strumento principe della menzogna.


Cito solo, come esempio, i cosiddetti
'reality' (grande fratello, isola dei famosi ...)

Come tutti sanno, di 'reale' non c'è proprio niente: si tratta di
situazioni artefatte, create apposta per fare spettaccolo, per incrementare l'audience, per avere più pubblicità e fare più soldi.

In questo caso si può dire che
'la realtà' è stata rovesciata dentro la finzione.

O forse, meglio: la menzogna è proposta come realtà.



*)

La politica.

Che la politica sia una attività umana che ricorre alla menzogna, è noto a tutti, fin dall'antichità.

Sempre il potere, per tener buoni i sottoposti, ha elargito bugie e menzogne a buon mercato.


A fin di bene: ha detto qualcuno.

Per un fine tutto suo, direi io.


In ogni caso,
anche in politica, dovrebbe esserci un limite: tutti noi sentiamo che ci deve essere un limite alla menzogna e all'inganno.

Ebbene!

Se questo limite esiste è stato abbondantemente superato: vorrei quasi dire, tolto del tutto.


Non c'è politico che non menta: spudoratamente e contro l'evidenza.

Vogliamo ricordare il caso
Scajola?

E' solo l'esempio massimo e sublime di questa pratica.


I fatti sono noti a tutti e non sto qui a ripeterli: ricordo solo gli ultimi (per ora) tasselli della vicenda.

Dopo aver spergiurato di non conoscere chi gli aveva dato novecentomila euro (più di quanto una persona 'normale' guadagna in tutta la sua vita) per comprare la sua casa, si era detto pronto a spiegare tutta la questione prima ai magistrati, poi al Parlamento.

Improvvisamente, il giorno prima dell'udienza, si è rifiutato di presentarsi davanti ai magistrati di Perugia, adducendo come scusa il fatto di non sentirsi sufficientemente tutelato (perché?).


Quindi: non solo non si presenterà ai giudici inquirenti ma, essendosi dimesso da ministro, tanto meno riferirà in Parlamento.

Un chiaro esempio di menzogne 'ingiustificate': di menzogne menzogne, cioè, di bugie e basta.




Se è vero che è tipico del comportamento umano mentire è anche vero che la maggioranza delle persone mantiene
la consapevolezza che a tutto c'è un limite.


Che, accanto all'ipocrisia, esiste anche la decenza.


Bisognerebbe soltanto che questa maggioranza si facesse sentire.

Avesse la capacità e la voglia di dire basta, ad un certo punto.

Basterebbe che lo facesse anche sottovoce: ma in modo deciso.

L'alternativa sarà un aumento esponenziale della menzogna.

Che potrebbe travolgere tutto e tutti.

















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