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la distruzione della scuola

2007-2010 > 2008 > POLITICA



(04/11/2008)



la distruzione della scuola




Sembra che il decreto sull'Università non venga presentato subito, come annunciato dalla ministra.

Sembra che diventi, in realtà, un disegno di legge: dai tempi biblici.

Berlusconi non vuole continuare a vedere le strade piene di universitari: ha già troppe gatte da pelare.

Tremonti, per ora, dovrà accontentarsi di aver ingoiato le elementari.


DUNQUE: allo stato dei fatti l'unico segmento ad essere stato massacrato è quello della scuola primaria o elementare.



E' accettabile una tale conclusione?

A me sembra addirittura blasfema.




Spero che coloro che sono scesi in piazza in difesa della scuola pubblica non si ritirino, ciascuno, nel proprio 'particulare'.

Vorrebbe dire che hanno manifestato o per ragioni di bottega politica o per difendere una loro particolarissima e contingente situazione.


Ma qual è lo stato della scuola italiana? In sintesi e cominciando dall'alto.



L'università.




Abbiamo assistito negli ultimi decenni ad un proliferare abnorme di sedi universitarie - praticamente ogni cittadina ha preteso la propria università - e di insegnamenti - si studiano anche le reazioni psicologiche dei cardellini quando assaggiano il dolce, il salato o l'acido.

Tutto quanto è accaduto non mirava al miglioramento della formazione dei giovani ma obbediva a logiche di accaparramento e di potere.



Partitiche e baronali.




I risultati: i giovani non ricevono ciò di cui hanno bisogno; i professori sono in maggioranza molto anziani e preoccupati, soprattutto, di sistemare famigliari e amici; la ricerca è considerata un orpello inutile da tagliare quando serve per fare cassa.

La nostra Università ha bisogno di una riforma seria, profonda e radicale: che richiede, tra l'altro, il forte consenso degli studenti.

Non la può certo fare una sprovveduta alla Gelmini.




La scuola secondaria superiore.




Negli ultimi anni ha perso molti colpi: un po' perché nessuno sa con precisione a che cosa, questo segmento di formazione, debba portare.

Che cosa, cioè, ci debbano fare i ragazzi, che cosa debbano studiare e come.

Un po' per lo stato pietoso e penoso della maggior parte degli Istituti: sia dal punto di vista delle strutture architettoniche - spesso fatiscenti, quasi tutte desuete - che da quello della strumentazione didattica - praticamente inesistente.

Anche in questo ambito la riforma è improrogabile.

Ritengo, naturalmente, che l'attuale ministra sia assolutamente inadeguata a questo tipo di compito.




La scuola secondaria di primo grado: la scuola media, per intenderci.




Qui lavorano docenti molto preparati e motivati: mettono in campo tutti i giorni una dedizione e un impegno che talvolta rasentano l'eroismo.

Eppure questo segmento della formazione è, in generale, un vero e proprio buco nero.

Probabilmente gli adolescenti che frequentano la scuola media sono i più esposti alle suggestioni della società contemporanea perché sono i più deboli e i più indifesi.

In una fase in cui vivono nella loro carne un cambiamento radicale di identità, sono investiti in maniera massiccia da sollecitazioni e pubblicità di ogni tipo.

Anziché proseguire nella formazione iniziata nel ciclo precedente, finiscono molto spesso per perdere tempo o, addirittura, per dimenticare abilità elementari apprese prima.

Qui non c'è bisogno di una semplice riforma ma di un ripensamento totale e, vorrei quasi dire, rivoluzionario.

Un'operazione che, più delle altre, richiede competenze psicologiche di notevole spessore.

Inutile dire che la Mariastella Gelmini non è il tipo adatto per questa bisogna.




La scuola primaria o elementare.




A detta di tutti, in Italia, in Europa e nel mondo, è il ciclo che funziona meglio.

Molti ricercatori sono venuti dall'estero per constatare e imparare.

Come questo sia potuto succedere in un Paese come il nostro è quasi un miracolo.

I motivi sono molteplici: l'impegno degli operatori, l'attenzione e la cura delle famiglie, una maggiore oculatezza nel gestire gli investimenti…

E, probabilmente, si era anche trovato il mix giusto di leggi e di regolamenti che garantiva l'organizzazione ottimale delle attività.

Evento raro, da noi, ma come si vede non impossibile.

Che cosa ha fatto la ministra?


Ha intaccato, sventrato e sbaraccato proprio questo tipo si scuola, l'unico funzionante fin quasi a toccare livelli di eccellenza.

Si dirà che non è stata lei e che ha semplicemente eseguito il dettato dei suoi superiori.


Di Berlusconi, innanzitutto che, bisogna dargli atto, ci ha messo anche la sua faccia. Visto che di faccia non ne ha più.

E di Tremonti che, invece, nonostante la loquacità logorroica che lo contraddistingue e la propensione ad un presenzialismo esasperato, nella circostanza non si è fatto vedere né ha detto una parola.



Per la vergogna?





Quella vergogna che, evidentemente, la Gelmini non sa che cosa sia.

Qualcuno obietta: che cosa si poteva pretendere da un'oscura e sprovveduta ragazza trentenne catapultata dal grande capo, non si sa per quali reconditi motivi, su una scena molto più grande e importante di lei?

Il fatto di trovarsi lassù è qualcosa che la poveretta non aveva mai immaginato né sognato nemmeno nelle notti di grazia.

E' chiaro che è là per obbedire, per farsi carico delle decisioni altrui.

Può essere vero ma esiste sempre, anche e soprattutto in questo tipo di circostanze, la responsabilità individuale: Mariastella Gelmini poteva accontentarsi di entrare in Parlamento, era già una bella cinquina secca; poteva rifiutare l'alto incarico; poteva e può farsi da parte.

Se resta e firma si assume tutte le responsabilità.

Forse vuole passare alla storia: come Giovanni Gentile è ancora ricordato per la sua riforma dell'istruzione magistrale e classica, lei resterà nella memoria per essere stata la ministra sventata e incosciente che ha distrutto l'ultimo e unico segmento di istruzione funzionante in Italia.


Al di là di tutto e per concludere: mi auguro che il movimento non arrotoli striscioni e bandiere e se ne torni a casa: lasciando che venga impunemente perpetrato uno dei più tragici misfatti della nostra storia contemporanea.

Anche perché i misfatti, quando vengono tollerati, non restano mai soli.

Dopo l'istruzione primaria toccherà agli altri segmenti.

Fino alla fine.





















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