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la Grecia e gli Orchi

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


9 maggio 2010

la Grecia e gli Orchi



La Grecia, come si sa, è sull'orlo del baratro.

Gli altri Stati europei stanno tentando di salvarla.

Ma pare che non si tratti solo di Grecia: si parla anche di
Portogallo, di Spagna, di Irlanda e di Italia.

Eh, sì: perché non siamo messi troppo bene nemmeno noi.


Anche se l'agenzia di rating
Moody's, che prima ci aveva sprofondati all'inferno, poi ha rivisto un po' i conti e ci ha ritirati fuori dall'abisso.

Sul quale, in ogni caso, stiamo ballando in buona e nutrita compagnia.


All'origine dell'attuale grande
sconquasso delle economie mondiali (come anche della grande crisi che stavamo faticosamente superando) ci sono le manovre degli speculatori internazionali.

Di quelle segretissime conventicole che vivono, propriamente, non di economia ma di pura e semplice finanza:dell'impiego di montagne di dollari, di scommesse sul loro aumento o sulla loro contrazione.

Non starò qui a spiegare per filo e per segno da che cosa, esattamente, è originata la crisi: non sono uno specialista della materia e faccio una certa fatica a muovermi all'interno dei derivati, a capire e a spiegare che cosa sono, per esempio, i
Credit default swap (CDS) di cui tanto si parla.

E' chiaro che una mia idea me la sono fatta e ne ho ricavato anche
qualche considerazione.


*)

Una delle cause principali dell'attuale dissesto è
il debito.

Abbiamo cominciato a vivere con i debiti e non riusciamo a fermarci: diventiamo quindi vittime degli speculatori.

La crisi precedente è stata determinata dai debiti delle famiglie americane: relativi alle case e alle carte di credito.

C'erano persone (credo che la cosa continui) che guadagnavano, supponiamo, 3000 dollari al mese e compravano una casa che comportava l'esborso di una rata mensile da 3500 (non tutti hanno la fortuna di essere Scajola).

Oppure, con lo stesso stipendio, spendevano con la loro carta di credito più di quanto guadagnavano.

La crisi attuale riguarda invece quelle nazioni che bruciano molto più danaro di quanto ne incassino: anno dopo anno questa esposizione verso i creditori aumenta sempre più e, alla fine, qualche Stato rischia di non farcela a rispondere dei suoi debiti.

L'Italia ha accumulato un debito enorme per il quale paga ogni anno sostanziosi interessi (che, a loro volta, vanno ad ingrossare nuovamente il debito stesso): è chiaro che, se coloro che hanno in mano le ricevute del nostro debito (obbligazioni) decidessero tutti insieme di richiederne il pagamento, noi dovremmo dichiarare fallimento in quanto non saremmo in grado di farvi fronte.

Insomma la prima lezione è questa: bisogna ridurre il debito e cercare di non incrementarlo.


Quando si vuol vivere al di sopra delle proprie possibilità e spendere di più di quanto si incassa è chiaro che ci si mette nelle mani degli speculatori che, volendo, possono farci fallire.

Se non lo fanno è solo perché, non sempre, il fallimento dell'indebitato è per loro vantaggioso.


Il debito si riduce:
#) contenendo la spesa pubblica;
ma anche
#) facendo una lotta spietata all'evasione fiscale;
#) riducendo il lavoro nero;
#) eliminando le centrali malavitose.


Più facile a dirsi che a farsi ma non ci sono molte alternative.



*)

Da una parte c'è chi si indebita perché vuol vivere meglio di quanto, effettivamente potrebbe, dall'altra c'è chi dispone di grandi quantità di denaro e ricerca i bisognosi per prestarlo e, quindi, per incrementarlo.

L'altro elemento capitale delle crisi attuali è, quindi, la finanza.


Sono queste ingenti masse monetarie concentrate in poche mani che condizionano la vita dei singoli e dei popoli.

Un grande manifesto steso sotto l
'Acropoli di Atene invitava i popoli europei ad alzarsi, a rifiutare l'attuale sistema e a combatterlo.

Mi chiedo: chi sono i detentori di questa enorme ricchezza monetaria?

Come l'hanno accumulata?

Come mai possono agire indisturbati al di fuori di ogni regola?

Si dice che i padroni del danaro sono sconosciuti ma io penso che, volendo, si potrebbero identificare.

In parte si tratta di persone che hanno accumulato ricchezze con il malaffare; altri sono magnati della finanza che si sono arricchiti con le speculazioni di borsa, senza mai produrre né commerciare alcunché; altri ancora sono grandi industriali o commercianti su scala mondiale; ci sono infine milioni di piccoli e medi risparmiatori che affidano le loro quote di danaro a dei gestori affinché le facciano fruttare il più possibile.

Dentro questa enorme
piovra che sembra decidere i destini del mondo, potremmo esserci anche noi o qualcuno dei nostri cari, con poche migliaia di euro: che sommate a quelle di milioni di altri poveri cristi vanno a formare i tentacoli del mostro.

Da un lato si tratterebbe di impedire la formazione di quelle ingenti quantità di danaro concentrate in poche mani, introducendo elementi di maggiore equità.

Dall'altro ci sarebbe bisogno di educazione e di regole: la prima servirebbe a ridurre l'ingordigia dei piccoli risparmiatori, le seconde metterebbero un freno all'istinto là dove l'educazione fallisce.


*)

In questo scenario emerge prepotente
la debolezza della Politica.

I politici sono i soggetti che governano gli Stati e quindi l'umanità: dovrebbero essere coloro che dettano le leggi e che le fanno rispettare.

Dovrebbero agire nell'interesse dei popoli e delle masse, contrastando efficacemente l'azione dei pochi che vogliono prevaricare.


Abbiamo visto che non si è verificato e non si verifica nulla di tutto questo.

La politica è, se mai, al rimorchio.

Insegue e cerca di turare le falle.

Lasciando intatti i problemi.

Lasciando inalterato il potere reale della grande cupola della finanza.

Anzi aumentando questo suo potere.



Obama prima, gli Stati europei adesso, hanno tirato fuori miliardi di dollari (di euro) per impedire i fallimenti, per evitare la bancarotta: di grandi banche in America, della Grecia in Europa.

Queste enormi masse monetarie erogate dal potere politico sono finite nelle tasche degli
aspiranti 'strozzatori'.

Ad alimentare ancora di più il 'mostro' mondiale.


Da che cosa deriva questa
mancanza di autorità della Politica?

Da molti fattori tra i quali:
+. l'impreparazione e l'inadeguatezza;
+. l'ideologia ultraliberista dominante;
+. la vera e propria connivenza.


La Politica, negli affari umani, dovrebbe essere sopra tutto e tutti e quindi dovrebbe regolamentare anche la finanza riconducendola al suo ruolo primordiale di servizio e di supporto.


*)

Nell'insieme emergono anche
un'accentuata e generale fragilità psicologica e un marcato lassismo delle masse, dei popoli (nostro).

La prima è emersa proprio qualche giorno fa: è bastato che un
operatore della Borsa di New York interpretasse (sbagliando) in termini di miliardi un ordine di vendita di obbligazioni della Grecia che era stato dato in milioni, perché si diffondesse il panico, perché scoppiasse una paura improvvisa e irrazionale che era sul punto di provocare un tracollo definitivo.

Siamo fragili: non so se come individui di quest'epoca o proprio come specie.

Ma siamo terribilmente vulnerabili: basta un niente per mandarci fuori giri, per precipitarci nell'autodistruzione.

A volte mi viene da pensare che
la corteccia cerebrale sia solo una elegante parrucca che portiamo sopra il cervello primitivo per farci più belli.


La passività è ancora più evidente.


Non so se è stata
la televisione o qualche altro meccanismo occulto della civiltà contemporanea: sta di fatto che le masse, le nazioni, noi in quanto popolo, non siamo capaci di farci sentire, non riusciamo a condizionare minimamente le scelte politiche, non siamo in grado di incidere neanche un po' sulle scelte economiche che vengono fatte sulla nostra pelle.

Sembra quasi che
in quanto massa non abbiamo che due alternative: o scendere in piazza a spaccare tutto, quasi fossimo una mandria di bisonti o restare ognuno confinato, impotente, nella sua casa, nel suo gruppo, nel suo computer a subire gli eventi senza alcuna possibilità di reazione.

Di fronte a tutto questo
continuo a restare incredulo: mi sembra assurdo che ci accontentiamo di sfotterci per la squadra di calcio del cuore, che siamo soddisfatti solo nell'ascoltare il gruppo o il cantante preferito o nel guardare mille volte il video del momento, che ci compiacciamo di televisione al punto da non saper più guardare a quel che ci succede intorno, che, insomma, ci sentiamo appagati solo di ciò che gli altri ci trasmettono trascurando l'esercizio intelligente della nostra capacità critica.


Se siamo a questo punto, allora non ci restano molte chances.

E tuttavia credo che siamo ancora in tempo: per non morire di paura.

Per non lasciarci sprofondare nell'apatia e nell'indifferenza.



[Per concludere sull'argomento.

La Grecia (ma anche l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, l'Italia, per non parlare dei Paesi dell'Est che sono fuori di ogni categoria) è vittima di se stessa e della speculazione internazionale.

Entrambe le anomalie potrebbero essere ricondotte a normalità.

Non sempre (quasi mai?) tuttavia gli uomini fanno ciò che devono.

Spesso non riescono (o non possono) nemmeno a fare ciò che vogliono.]




















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