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la morte di Sara

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


7 ottobre 2010


la morte di Sara



L'efferato assassinio della quindicenne Sara Scazzi ci ha sconvolto un po' tutti: soprattutto per le contingenze che l'hanno preparato e per la brutalità che l'ha accompagnato.

Era mia intenzione non intervenire in merito: sono circostanze in cui non si sa che cosa dire di preciso, data l'enormità dell'evento, in cui si rischia, solo, di dar sfogo all'emotività e agli istinti.

Ma poi ho pensato che, proprio per questo, forse, non è inutile cercare di
elaborare una riflessione: anche a rischio di sembrare freddo, se non addirittura 'tollerante'.

Sarò breve.


*)
L'invadenza della televisione ormai non conosce più limiti.

Ho visto, ieri sera, la Sciarelli annunciare in diretta alla madre a
'Chi l'ha visto?', la barbara uccisione della figlia ad opera del cognato.

Ho sentito il fratello di Sara, oggi, il giorno dopo, argomentare con freddezza sull'accaduto a '
La vita in diretta'.

'Il rispetto per le persone e per il dolore' e 'l'elaborazione del lutto' sono espressioni che appartengono al passato.


La televisione le ha eliminate: manca solo la sua presenza attiva, in diretta, nel vivo degli eventi delittuosi e poi il cerchio è chiuso.


*)
Di fatto, ancora oggi e non solo nelle società più 'arretrate', vige
la legge del più forte.

Presso molti popoli le donne e i bambini pagano con sofferenze e dolore inauditi il fatto di essere fisicamente più deboli.

Si pensava che le società 'più evolute' avessero superato questo stadio, ma non è così.

Grazie, ancora, alla
televisione: +) che ha 'mercificato' il corpo della donna (e con esso anche la persona tutta) fino al punto da trasformarlo in un puro e semplice strumento, in un oggetto del desiderio da arraffare a man salva; +) che usa i bambini come 'esche' per solleticare i pruriti degli adulti, per incrementare le vendite dei prodotti.


*)
Lo sviluppo tecnologico ed economico non ha portato ad un progresso di tutta la società, a tutti i livelli.

Anche nelle aree più avanzate permangono
sacche di arretratezza economica e culturale che funzionano da brodo di coltura per qualsiasi tipo di atrocità.

Penso per esempio a quello che è successo nella civilissima
Austria, vicino a Vienna: a quel padre che ha segregato la figlia per decenni mettendola ripetutamente incinta.

Non sconcerta solo la brutalità assassina e 'bestiale' dei protagonisti, ma anche
la cecità e la sordità degli ambienti in cui vivono e operano.

Ogni volta ci si chiede: possibile che nessuno abbia visto o sentito niente?

Possibile che a nessuno sia venuto in mente di fare qualcosa 'prima'?


Avete presente
'Il ciclope', l'inquietante tela di Odilon Redon?

Il mondo dorme tranquillo, l'umanità costruisce luminose città e splendide residenze: ma il mostro è sempre in agguato.

Che, in realtà, il 'mostro' siamo noi, non cambia il significato del messaggio.

Se mai lo rende ancora più minaccioso.




*)
La nostra società, nonostante la televisione, nonostante Internet, nonostante tutti gli strumenti tecnologici che sembrano favorire un livello sempre più alto di comunione tra le persone, di fatto crea anche vaste
'zone grigie' di emarginazione e di degrado.

Arriva ad escludere degli individui che cominciano a vivere ai margini, isolati, chiusi in se stessi, affogati ogni giorno di più in un loro mondo di fantasticherie, in cui le brame diventano possibilità e i desideri opportunità che si possono cogliere al volo, basta volerlo.

Costruiscono sotto gli occhi di tutti delle caverne, scavano delle grotte in cui si ritirano a vivere, in cui tutti accettano che essi vivano.

Ogni tanto, però, qualcuno abbandona la spelonca e irrompe 'nell'altro mondo' a sfogare tutta la sua estraneità.


Diversamente, come avrebbe potuto quello zio ultra cinquantenne alquanto malmesso, pensare che sua nipote quindicenne potesse, non dico innamorarsi di lui, ma anche solo prestarsi a vellicare le sue voglie?

Solo un uomo murato vivo dentro delle proprie malate elucubrazioni poteva nutrire l'idea di realizzare un rapporto anche sessuale con quella splendida adolescente, poteva coltivare una passione che, con ogni evidenza, andava soffocata sul nascere.



*)
Il ruolo e i comportamenti delle donne, nella nostra società, soprattutto negli ultimi cinquant'anni sono profondamente cambiati.

Le donne sono libere, spigliate, indipendenti e autosufficienti: non vivono più sottomesse né si sentono obbligate ad assumere comportamenti prestabiliti per compiacere qualcun altro.

Sono autonome e capacissime di vivere e gestire la loro esistenza anche senza gli uomini.


Tutto questo ha messo in discussione il rapporto tra i due sessi: non ha solo costretto i maschi a ripensare la loro 'parte', ma li anche spinti a 'smontarsi' dall'interno, in un certo senso, e a ricostruirsi in un'ottica completamente nuova e diversa.

Cosa che ha creato in non poche persone sbandamenti e squilibri difficilmente controllabili.


*)
Per finire.
Un invito agli psicologi, agli psicoterapeuti e a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della convivenza umana.

Forse è il momento di
ripensare l'organizzazione complessiva della nostra società e di riscoprire l'intera struttura della sessualità, con particolare attenzione, magari, alla sessualità maschile.

Forse è il momento di
abbandonare gli stereotipi e le convinzioni che si sono consolidate nel secolo scorso.

Forse è il momento di superare Freud.

E' tempo, probabilmente, di rimettersi a studiare, a indagare e ad approfondire senza schematismi, senza remore, paure o alibi.

Non so, ma ho l'impressione che, oggi,
la repressione e l'inibizione sessuale abbiano raggiunto i livelli di guardia.

Ciò che doveva essere espressione di liberazione, di gioia, di comunione e di esaltazione è diventato talmente contorto e complicato da risultare spesso incomprensibile e impraticabile.



Tutto questo non elimina il rifiuto e la condanna della ottusa brutalità dello zio né, certo, diminuisce il dolore e la pietà per la sfortunata adolescente.
























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