ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


la pedofilia nella Chiesa

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI

18/03/2010


Chiesa e pedofilia



I media italiani non stanno dando un particolare risalto a una questione che sulla stampa straniera addirittura furoreggia.

(Ma, a parte qualche rara e lodevole eccezione, bisogna dire che i media italiani, le televisioni in particolare, stanno mettendo la sordina un po' a tutto.

A tutto quello che non piace al signore delle televisioni.

Basta leggere, nei giornali che le pubblicano, le intercettazioni che sono all'attenzione dei
magistrati di Trani: è tutto chiaro)


La questione riguarda gli atti di
violenza sessuale praticati da religiosi nei confronti di bambini e minori in genere.

La 'pratica' è andata avanti per anni, per decenni ed è scoppiata solo adesso perché, evidentemente, i tempi sono cambiati, è cambiata la sensibilità delle persone e il loro atteggiamento nei confronti della Chiesa (più responsabile, meno ossequioso).

A questo proposito devo ricordare che un
tribunale del Texas ha addirittura citato in giudizio l'attuale papa che, alla fine, è stato salvato dal governo federale degli USA che l'ha dichiarato non processabile in quanto capo di stato straniero.

In quel processo il papa era stato citato per via di un documento, la '
Crimen sollicitationis', di cui lo stesso sarebbe stato l'estensore.

In realtà la
Crimen sollicitationis (che chiede ai vescovi di non rivelare alla giustizia ordinaria i nomi dei preti responsabili di crimini, ma di trattare tutti i casi in maniera riservata e segreta) è stata elaborata dal cardinal Ottaviani e promulgata da Giovanni 23° nel 1962.

Tuttavia
Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel 2001, redasse la lettera 'De delictis gravioribus' che introduce una vigilanza più stretta sui preti e sui religiosi responsabili di crimini ma, nello stesso tempo, ribadisce la segretezza imposta (addirittura sotto la minaccia di scomunica) dalla Crimen sollicitationis.

A dire il vero il papa è stato sfiorato dalla faccenda in
due altri modi.

+

Attraverso il fratello più anziano Georg, innanzi tutto: è stato accertato che, nel periodo in cui
Georg Ratzinger fu direttore del coro delle voci bianche del duomo di Regensburg, si verificarono ad opera di sacerdoti dei casi di pedofilia a danno dei piccoli cantori (i passerotti, come sono chiamati).


+

Quando
Ratzinger era arcivescovo di Monaco e Freising, un prete pedofilo venne trasferito dalla diocesi di Essen a quella di Monaco per essere allontanato dal luogo dei suoi crimini e per essere curato. Il suddetto sacerdote, lungi dall'essere messo in isolamento o denunciato alla magistratura, fu mandato a fare il parroco in una cittadina dell'Alta Baviera, dove costrinse altri bambini a soddisfare le sue brame sessuali.


Ora:
rispetto al fratello (che finora non risulta responsabile di alcun atto di pedofilia ma, se mai, solo dispensatore di qualche ruvido ceffone, come ha prontamente confessato) si può dire che il papa non porta alcuna responsabilità.

Per quanto riguarda
il periodo in cui è stato arcivescovo di Monaco, l'allora segretario generale della diocesi è subito intervenuto a scagionare il papa affermando di aver gestito tutta l'operazione in prima persona, senza mai informare l'arcivescovo.

Che cosa si può dire a questo punto?


Che la giustificazione addotta dal
gesuita padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, non è accettabile: ha affermato che gli abusi sessuali nei confronti dei minori li commettevano e li commettono tutti, ecclesiastici e non, e che, quindi, la Chiesa non va criminalizzata più di quanto non si faccia con le altre persone.

E' vero che la pratica è stata comune a molti individui e istituzioni non cattoliche (sono emersi casi di pedofilia anche in convitti tenuti da protestanti, per non parlare di quelli gestiti da laici): è anche vero che dalla Chiesa ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso nei confronti dei bambini, un'attenzione e un amore del tutto particolari.

Visto che si ispira a Colui che ha detto:
lasciate che i piccoli vengano a me.

Qualcuno, addirittura dei vescovi, ha puntato il dito contro il
celibato.

In effetti non sembra un argomento senza fondamento: perché se è vero che molestatori di bambini lo sono anche uomini sposati, è altrettanto vero che una scelta così onerosa, se accettata obtorto collo, può produrre nella personalità dei religiosi distorsioni anche gravi.

Mi sento tuttavia di abbracciare la proposta del teologo svizzero
Hans Küng che ha suggerito al papa (suo coetaneo ed ex compagno di studi) e a tutta la gerarchia ecclesiastica, di fare un rigoroso esame di coscienza e di chiedere solennemente perdono.
Affrontando poi tutte le conseguenze giuridiche ed economiche che ne potranno derivare.

Credo che la Chiesa, così restia a scusarsi per i misfatti storici commessi, se lo facesse, limiterebbe i danni e acquisterebbe maggiore credibilità.

Una cosa è certa: che le gerarchie ecclesiastiche, tutte, si sono sempre adoperate per insabbiare, per nascondere, per lavare i panni sporchi in famiglia, per impedire che il mondo potesse scoprire le pecche degli ecclesiastici.

Le gerarchie cattoliche ritenevano di godere di una sorta di extra territorialità, di essere tenute a rispettare unicamente i canoni ecclesiastici e di non dover esporre i propri ministri al giudizio degli ordinari tribunali civili.


Glielo imponeva il
Diritto canonico, lo esigevano i documenti ufficiali della Chiesa (tipo Crimen e De delictis).

Forse negli anni '50 e '60 del '900 questo modo di procedere poteva anche essere accettato e comunque tollerato dalla società.

Ma poi molte cose sono mutate e in fretta.


E' cambiata la mentalità delle persone, anche dei cattolici, è cambiata la sensibilità e la percezione di certi comportamenti.

Ma
la Chiesa, si sa, non cambia affatto velocemente: si può dire che spesso, anche su tematiche qualificanti, non cambia affatto.

Il che, a proposito della pedofilia, l'ha portata a trovarsi drammaticamente in contrasto con lo spirito dei tempi, con il modo di sentire della maggior parte delle persone del 21° secolo.

Si tratterebbe di prenderne atto e di cambiare rotta.


La Chiesa (il papa e le alte gerarchie) potrebbe fare un discorso del genere: 'fino a poco tempo fa ci siamo regolati, in presenza di reati commessi dai nostri ministri, secondo le prescrizioni del Diritto canonico e dei documenti interni.

Credevamo fosse giusto comportarsi così.

Per questo abbiamo tenuto i colpevoli al riparo dai rigori della giustizia civile e li abbiamo puniti in base alle nostre leggi.

Ci rendiamo conto che era un atteggiamento sbagliato e che non è più tollerato dalle persone, laiche o cattoliche che siano.

Chiediamo perdono a Dio per i nostri peccati, ci scusiamo al cospetto del mondo intero e, nel dichiararci pronti ad accettare le condanne che meriteremo, ci proponiamo di sottoporci agli unici tribunali che gli uomini riconoscono, quelli civili.'


Chi potrebbe pretendere di più?


Tuttavia finora la Chiesa non l'ha fatto e non sembra intenzionata a farlo: per difendere il papa e le alte gerarchie che sono, sotto questo profilo, del tutto indifendibili vista la loro fedeltà agli ordinamenti interni appena ricordati.

Questo espone la Chiesa ad attacchi di ogni tipo e a uno stillicidio di rivelazioni quotidiane che finiranno per fiaccarla e per infangarla molto di più di una confessione franca e leale.

Il fatto è che non si vuol capire che anche la Chiesa è fatta di uomini e che gli uomini sbagliano.

Tutti.


Qualunque sia la carica che rivestono, gli abiti che indossano, i titoli che possono vantare.


















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu