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la piccola storia

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(12/03/2008)


Ogni persona ha due passati, quello oggettivo e quello della memoria.

Il passato oggettivo costituisce la base: è l’insieme dei dati di fatto, delle circostanze, degli accadimenti e delle esperienze che formano il nucleo della vita di ognuno.
Riguarda i genitori, i fratelli e tutti gli altri congiunti, il luogo di nascita, le eventuali malattie, gli amici, i vicini, le attività dei genitori, i viaggi, le scuole frequentate ...

A partire da questi elementi ciascuno di noi costruisce poi la sua storia.

Non solo: tutti coloro che ci stanno intorno, che ci hanno conosciuto o anche solo frequentato, amici e conoscenti, compongono su di noi una loro storia.

Per farla breve: ogni persona è plasmata da una serie più o meno lunga, più o meno varia di incontrovertibili dati oggettivi che costituiscono, per così dire, la sua storia scientifica. Quella che potrebbe essere assemblata e presentata da un computer.

A partire da questa, ciascun individuo è poi titolare di una sua propria storia che modella negli anni grazie alla memoria; ed è nello stesso tempo il soggetto (o l'oggetto) di altre storie, tante quante sono le persone incontrate durante la propria esistenza.

Lasciamo da parte la storia oggettiva, sulla quale c’è poco da dire, perché è quella che è, al di là dei sogni e dei desideri individuali.

E mettiamo in un angolo anche le seconde: sono talmente numerose e influenzate da così tanti fattori aleatori ed imponderabili da non poter essere in nessun modo inquadrate.

Mi soffermo brevemente sulla ‘nostra’ storia, quella che noi elaboriamo con il passare del tempo, quella stessa che siamo soliti proporre molto generosamente ai nostri incauti interlocutori.

Questa storia si basa sulla memoria che, come si sa, è una facoltà eminentemente selettiva: non possiamo conservare il ricordo di tutto ciò che ci succede o che in qualche modo ci riguarda.
Dopo un po’ di tempo la nostra facoltà sarebbe satura con il risultato di condannare tutto il resto all’oblio.
Invece la memoria raccoglie, accomoda, adatta, sfronda, leviga, smussa e sistema così da portare avanti il suo lavoro per tutto l’arco dell’esistenza.

La memoria non è una facoltà isolata né agisce nella terra di nessuno: è una parte di noi, una attitudine che esplica la sua attività intrecciandosi ed integrandosi con le altre competenze che ci caratterizzano.

La memoria è quindi influenzata dagli istinti, dalle passioni, dalle emozioni e dai sentimenti.

E’ tutt’uno con la nostra capacità di pensare.

Su di essa esercitano le loro suggestioni l’immaginazione, la fantasia e persino i sogni.

Soprattutto la memoria non riesce a prescindere dal grande bene che ci vogliamo.

Infatti siamo sempre noi al centro della nostra storia, sempre e solo noi in primo piano in tutti i singoli eventi che la costituiscono.

Per questo, la nostra storia, dovremmo coltivarla con molta discrezione; dovremmo, talvolta, confrontarla con le ‘nostre’ storie degli altri: per ridimensionarla, per limarla e riassestarla.

Dovremmo custodirla con serenità e disincanto, con amore e avvedutezza.

E’ un tesoro prezioso: concediamolo con parsimonia.

Non svendiamolo.

Non banalizziamolo.

Gli altri hanno ciascuno la propria storia da proporre.
Da imporre.
E mentre noi raccontiamo la nostra, essi tentano disperatamente di squadernare la loro.

Storia contro storia, in lotta per far prevalere, ciascuna, il suo eroe.

Che pena!

Tenendola nascosta forse riusciremo a suscitare una qualche curiosità.

In qualcuno potrebbe sorgere il desiderio di ascoltare il nostro racconto.

Allora potremmo offrirglielo senza esagerare.

Con vigile modestia.

E un pizzico di auto ironia.


















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