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la storia medievale

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(02/03/2008)


Sulla piazza principale di Schio (VI) si innalza un monumento dedicato ‘Ai miei tessitori’.

L’industriale Alessandro Rossi (1819-1898) considerava gli operai del Lanificio Rossi ‘i suoi tessitori’.

Attorno al monumento ha fatto incidere sul marmo alcune frasi che esprimevano i suoi profondi convincimenti.

La più memorabile mi è sembrata questa:
‘Pronti alla navetta per la famiglia. Pronti alla carabina per la patria e il re’.

Questo detto mi ha catapultato fuori dal tempo, in un’era lontanissima e in un contesto culturale del tutto estraneo.

Ci sono eventi e personaggi dell’ottocento o del primo novecento che sembrano meno attuali di quelli egiziani o fenici.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha costretto i docenti a sacrificare la storia antica e medievale a favore di quella moderna e contemporanea.

Tali provvedimenti sono espressione di una visione storicistica del passato che concepisce la storia come una sorta di gigantesco gomitolo che si srotola lentamente ed organicamente nel tempo.

In questa ottica il prima giustifica sempre il poi e il dopo è sempre più significativo del prima.

Si ipotizza quindi che ciò che è più recente sappia parlare e insegnare alle nuove generazioni con più chiarezza e incisività rispetto a ciò che è più lontano nel tempo. Sappia cioè destare più interesse, suscitare una più profonda empatia.

Niente di più falso.

Ci sono nella storia affinità e sensibilità che si incontrano ed intrecciano scavalcando secoli e millenni, parlandosi da un’era all’altra quasi in mezzo non fosse successo più niente.

Ci sono eventi che superano agilmente le distanze e i confini di Stati e continenti riuscendo a condizionarsi reciprocamente da un capo all’altro del mondo.

Leggiamo più volentieri la biografia del fondatore della FIAT o quella di Guillaume le Maréchal?

Ci commuovono maggiormente le strofette di Metastasio o le rime angosciate di François Villon?

La storia non è una catena in cui, necessariamente, determinati anelli devono precedere gli altri.

Forse è piuttosto un calderone ribollente in cui gli ingredienti muovendosi vorticosamente si mescolano, si incontrano e si scontrano incessantemente.

Se è vero che la necessità governa in larga misura la storia è anche vero che nessun essere umano ne possiede la chiave.

Spesso, in un dipinto, singoli particolari non acquistano significato dagli elementi più vicini ma dall’insieme o da qualcosa che nella tela è posto agli antipodi.
A volte addirittura da un pensiero inespresso dell’artista, o da un suo recondito moto dell’animo.

La storia medievale narra le vicende di nostri simili che in molti frangenti hanno dovuto fare i conti con dure ristrettezze economiche e affrontare multiformi manifestazioni della barbarie.
Oltre che subire le angherie e le prepotenze delle classi dominanti.

Non è la stessa storia dei nostri giorni?


















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