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La Vegas e le api

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI

(05/04/2008)


Las Vegas chiude i battenti.

La città del gioco e del divertimento a caro prezzo, resiste a stento ai morsi della recessione.

La città è nata per scommessa ed è vissuta di scommesse: sta forse perdendo la sua scommessa?

Visto che, come hanno sperimentato tutti i suoi frequentatori, le scommesse si possono anche perdere.

Forse si tratta solo di un rallentamento passeggero, di una fase di astinenza che si aprirà poi su un’altra stagione di fiammeggiante splendore.

Forse, ma quando una crisi comincia nessuno può sapere se, quando e come finirà.

Le luci che si spengono, i suoni che tacciono, lo sfavillio che si attenua fin quasi a scomparire, la macchina della ricchezza abbondante e facile che singhiozza e perde colpi mi hanno fatto tornare alla mente una fortunata pubblicazione dei primi anni del ‘700:
‘L’alveare scontento’ di Bernard Mandeville (1670-1773).

Mandeville è un intellettuale atipico: qualcuno ha parlato addirittura di personaggio misterioso.

Poco si sa della sua esistenza: è nato in Olanda da famiglia di origine francese ed è quasi sempre vissuto in Inghilterra.

E’ un ultra liberista.

Un fiero conservatore.

Si definiva realista.

Forse era fatalista.

Alcuni studiosi lo considerano un illuminista: alla stesso modo in cui, quasi un secolo dopo, lo sarà anche Malthus.

Il suo poemetto non è un componimento naturalistico ma una metafora della società umana.

Racconta di un alveare prospero e dinamico, abitato da moltissime api.

Un alveare dove si svolgevano tante attività di vario tipo: alcune sommamente produttive, altre più di facciata, alcune assolutamente inutili o parassitarie.

Tutto quel gran daffare, comunque motivato e orientato, generava un prodigioso benessere.

Anche se molto spesso metteva tra parentesi la morale.

Di questo alcune api cominciarono a lamentarsene con Giove e tanto fecero che, alla fine, il padre degli dei decise di accontentarle.

Impose all’alveare dei principi morali rigorosi e imprescindibili.

L’onestà diffusa limitò grandemente alcune delle più redditizie attività, altre le cancellò totalmente.

La morale si impose sul vizio e determinò uno stile di vita meno sfavillante, più parsimonioso e contenuto: la popolazione si ridusse considerevolmente in breve tempo e quello che prima era stato un ambiente felice e spensierato si trasformò in una sorta di castigato convento.

Mandeville conclude il suo scritto con le seguenti parole:

‘ Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati!

Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probità.

Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodità della terra, di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi.

Abbandonate queste vane chimere!

Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanità, se noi vogliamo fruirne i frutti. ...

Anzi, il vizio è tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame è necessaria per obbligarci a mangiare.

È impossibile che la virtù da sola renda una nazione celebre e gloriosa.’ *


Non pianga Las Vegas: appena potranno i suoi spasimanti torneranno all’ovile a spendere allegramente.

Pare che gli uomini non riescano a vivere senza i loro giocattoli.

Senza le città giocattolo.

Senza la megalopoli dell’azzardo.

Due soli moventi, in tempo di pace, possono svuotare i bengodi tipo Las Vegas:

+ un imperativo morale (Mandeville lo avrebbe definito un rigurgito moralistico);

+ una grave e generalizzata crisi economica.

Quanto al primo, nonostante Mandeville, si può dire che si è verificato poche volte nella storia. Forse nella Ginevra di Calvino, nella Münster degli Anabattisti, probabilmente nell’attuale Iran.

In ogni caso si tratta di episodi sporadici ed effimeri: la morale può poco contro il benessere, contro la voglia di godere, contro i piaceri del divertimento.

Molto più efficace e dura è l’azione di una crisi economica: contingenza che Mandeville, liberista convinto ed entusiasta, non aveva preso in considerazione.

L’economia non è regolata dal superIo, come la morale, ma è un insieme di attività che per tanti aspetti obbediscono agli istinti.

I suoi sono meccanismi ferrei e poco sensibili ai desideri, alle aspettative o alle speranze.

Scattano automaticamente, a seguito di certe eventualità, e colpiscono alla cieca.

Quando avanza la recessione non c’è sirena che tenga.

Gli imbrogli, gli intrallazzi, le chiacchiere anziché produrre ricchezza, come pensava Mandeville, creano rabbia, impotenza e miseria.

Las Vegas può sperare.

Deve sperare.

Deve augurarsi che nel mondo circostante aumentino il benessere e la ricchezza vera.

Quella fatta di solide attività produttive, di beni fisici concreti, autentici ed effettivi.

Solo questi potranno poi riverberarsi anche su di lei, ed almeno in parte trasformarsi in fiches e lustrini.

Il luccichio, come tale, non produce proprio niente.

Abbaglia un po’ la vista e forse inganna le menti deboli.

Per funzionare ha bisogno di carburante.

Quello vero.


* Grande Antologia Filosofica, Marzorati























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