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l'amore al tempo dell'odio

2007-2010 > 2009 > POLITICA


16/12/2009



l'amore al tempo dell'odio



Perché stiamo parlando di amore e odio nella sfera politica?

Cosa c'entrano l'amore o l'odio con le scelte politiche?

Assolutamente niente.


In politica si concorda con certe idee, si aderisce a una impostazione, si fanno propri determinati ideali e, naturalmente e inevitabilmente, si contrastano posizioni, ideali e obiettivi di segno opposto.

Tutto qui.

Non ho mai sentito un Fanfani o un Aldo Moro che abbiano implorato amore né li ho mai sentiti deprecare l'odio degli avversari.

Lo stesso potrei dire di un Malagodi o di Ugo La Malfa, di Almirante o di Berlinguer.

Erano persone con la testa sulle spalle, che non riuscivano nemmeno a immaginare che potesse accadere ciò che è impossibile, ciò che niente e nessuno può mettere in conto.

Che, cioè, qualcuno li potesse amare o odiare per le loro posizioni politiche.



Amore e odio sono due sentimenti, due passioni dell'animo, due emozioni a volte; che hanno come loro referenti le persone a noi care, cui siamo legati da vincoli di parentela o da attrazioni 'fatali'.

Nulla, in ogni caso, hanno a che vedere con la politica.


Se io condivido le posizioni di Bersani o di Di Pietro o di Ferrero vuol dire che li amo?

Che li devo amare?

Non è pura follia?

Così come, se combatto le posizioni di Berlusconi, non vuol dire che lo odio.

Potrei anche odiarlo ma per altri motivi, per ragioni che, strettamente, non hanno a che fare con la politica.



Chi ha introdotto, surrettiziamente, queste categorie dentro la politica?

Penso, in tutta sincerità, che sia stato Berlusconi: lui e i suoi.

A quale scopo?

Non lo so esattamente e non riesco a capirlo.

Credo per forzare la volontà dei suoi sostenitori, per cementarli attorno alla sua persona.

E, di converso, per intimorire gli avversari e poterli additare meglio al pubblico ludibrio.

Non so, è un'idea, non riesco a pensare a qualcos'altro.


Trascurano il fatto che questa mania dell'amore è tipica dei
grandi dittatori: solo questi sono talmente pieni di sé da pretendere da tutti l'ossequio; sono talmente presi e compresi dalla missione che si sono assegnata da esigere amore e riconoscenza dai sudditi beneficati dalla loro azione.

Bisognerebbe dire a questi neo scopritori dell'amore e dell'odio di andare a rileggersi
Orwell: nei suo libri troverebbero descritte e sviscerate le loro manie e le inaccettabili presunzioni.



Il personaggio che più di ogni altro in questi giorni parla di amore e odio è
Fabrizio Cicchitto.

Nel suo discorso alla Camera ha additato, come fomentatori d'odio, il gruppo Espresso-Repubblica, Santoro e Annozero, Travaglio e il Fatto Quotidiano, Di Pietro e l'Idv.

Naturalmente ha sottolineato di aver parlato unicamente per amore dell'Amore.


Sapendo benissimo che così facendo avrebbe scatenato reazioni durissime, travasi di bile e un'ostilità senza se e senza ma (come si usa dire adesso).

Tradotto nelle sue categorie possiamo dire che ha parlato in modo tale da suscitare nei suoi avversari una irrefrenabile ondata d'odio.

Il che mostra a tutti una volta di più quali siano le centrali che da 15 anni a questa parte hanno inquinato la vita politica italiana.



Fabrizio Cicchitto, un tempo, apparteneva all'ala Lombardiana (*) del PSI, alla corrente più di sinistra, quella marxista dura e pura che spesso criticava anche il PCI, tacciandolo di aderire a iniziative di destra.

Il 12 dicembre del 1980 l'ineffabile Fabrizio si iscrive ufficialmente alla
loggia massonica P2 di Licio Gelli: tessera n. 2232.

Probabilmente non sapeva che il suo futuro capo,
Berlusconi, era già iscritto da due anni alla stessa loggia: tessera n. 1816.

Come è stato evidenziato dalla Commissione parlamentare di inchiesta,
quella istituzione massonica deviata e deviante, si proponeva di sovvertire le istituzioni repubblicane e di modificare radicalmente la Costituzione in senso autoritario e anti democratico.

(Vi dice niente?)


A seguito di quell'iscrizione Cicchitto fu espulso dal PSI e vi fu riammesso da
Craxi nel 1987: divenne craxiano mantenendo tuttavia nel Partito una funzione di secondo piano.

La rinascita cominciò nel 1999 con la sua adesione a Forza Italia.


Da allora, dopo aver presumibilmente giurato fedeltà assoluta al suo antico sodale della P2, entrò stabilmente nella cerchia ristretta che da anni gestisce il potere nel nostro Paese.



Questo è il personaggio politico che chiede, per sé e per il suo capo, amore in cambio di odio, che sgancia stilettate micidiali e pretende carezze, che sputa veleno e vuole baci.



A parte tutto: l'avete mai osservato bene questo Cicchitto?

Quando parla con la sua bocca larga e schifata, con le labbra strette e quasi ripiegate all'interno che sprizzano livore e fango prima ancora di proferire parola.

Come si fa ad amarlo?


Chi, al di là della moglie e dei suoi famigliari più stretti, può nutrire un sentimento di amore nei suoi confronti?

Qualcosa di simile potrei dire anche del suo Capo o di Bonaiuti, di Bondi, di Schifani, di Gasparri e di tanti altri della banda.

Vuol dire che per questo li devo odiare?

Mi sforzo di non farlo, anche se fanno di tutto per provocarmi.

Vuol dire che devo rompere loro la faccia?

Assolutamente no.

Né l'odio, né l'amore, né la violenza fisica hanno nulla a che vedere con l'attività politica.

Vuol dire semplicemente che continuerò a contrastare la loro iniziativa politica e a ribattere colpo su colpo le loro affermazioni.

E cercherò di non farmi trascinare a gesti inconsulti nonostante i signori in questione facciano di tutto per trascinarmici per i capelli.



NOTA


Visto come sono andate le cose e nell'ipotesi che, come mi auguro, l'offesa a Berlusconi rimanga a quel livello superficiale che è stato fino ad oggi ufficialmente diagnosticato, il gesto di Tartaglia si configura, per il colpito, quasi come un salvagente.

Non ha più bisogno di leggi ad personam, di lodi Schifani o Alfano: ha finalmente ottenuto qualcosa - una patente, un salvacondotto, una giustificazione … - che legittimerà da qui in avanti tutti gli impedimenti che vorrà addurre per non presentarsi in tribunale alla chiamata dei giudici.

E' un caso, per dirla con il linguaggio di Cicchitto e del suo Capo, in cui l'odio può più dell'amore.

E' più efficace dell'amore.

Soprattutto è più utile.




(*)

Riccardo Lombardi (1901-1984) fondatore ed esponente massimo della corrente, era un ingegnere che aderì inizialmente al Partito Popolare di Luigi Sturzo. Fu antifascista (fu tra l'altro massacrato di botte da una squadraccia e ne ebbe per il resto della sua vita), aderì a Giustizia e Libertà, fu tra i fondatori del Partito d'Azione e partecipò attivamente alla Resistenza. Fu membro dell'Assemblea Costituente.

Un italiano colto e rigoroso, attento ai bisogni e alle esigenze dei meno abbienti.

Un italiano di cui andare fieri.


Quando seppe che
Fabrizio Cicchitto si era iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli gli rifilò, in pubblico, due ceffoni.

Questi erano gli uomini che hanno fatto la Costituzione.

I Cicchitto sono gli epigoni che, non a caso, quella Costituzione vogliono affossare.

E' inutile chiedersi da che parte è meglio stare.

Io non ho dubbi.


























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