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lavoro e/o non lavoro

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


3 settembre 2010


lavoro o non lavoro: non è lo stesso (o no?)




*)Il lavoro che non c'è.

Ogni giorno arrivano dati allarmanti sulla disoccupazione giovanile.

Mancano i dati reali sulla
sotto occupazione e sulla 'non occupazione'.


E' quasi una fortuna, perché il quadro non sarebbe più soltanto allarmante ma si presenterebbe tragico, tout court.

In questi giorni la ministra
Gelmini ha detto chiaro e tondo ai precari della scuola che non potranno essere tutti ri-assunti: in poche parole dovranno trovarsi un altro lavoro.

Come se fosse facile!

Direi che in molti casi è quasi impossibile.


Insomma: c'è una generazione di giovani che rischiano di saltare a piè pari la fase lavorativa della loro esistenza.

Con tutte le conseguenze che si possono immaginare.

Sul piano economico ma anche su quello sociale e psicologico.


A questa generazione andranno probabilmente ad aggiungersi
altre schiere di ragazzi che stanno per affacciarsi, dopo gli studi, ad un mercato del lavoro che boccheggia al limite della sopravvivenza.

Con questi giovani già convivono (con le stesse difficoltà)
migliaia di persone espulse dal mondo del lavoro in età più o meno avanzata (dopo i 40 o dopo i 50), impossibilitate a loro volta a riciclarsi per qualcosa che di fatto non esiste.




*)

'C'era una volta Roma'.

Qualche anno fa 'Repubblica' ha dato, con il quotidiano, delle riproduzioni di foto della
Roma di fine '800 e dei primi del '900.

Le ho riguardate oggi.


E' una Roma inimmaginabile: con strade sterrate, qualche piccolo tram barcollante nel deserto, carrozze pubbliche trainate da cavalli lungo le arterie principali.

Si vedono i caprari al foro di Traiano, i carrettieri a via Giulia e a piazza Colonna, le mucche e gli asini a Porta S. Giovanni, i pescatori sotto S. Pietro, straccioni e mendicanti un po' dappertutto.

Niente automobili, niente luci, niente folle di turisti e nessun lustrino.


In fondo era solo un secolo fa.

Sembrano foto di una Roma medievale, di mille anni fa.

Il cambiamento è stato radicale e rapido.

Troppo veloce?

Non lo so.

Negli ultimi decenni tutte le trasformazioni avvengono alla velocità della luce: dopo, però, seguono i periodi di stasi e di rallentamento, necessari all'assorbimento e alla digestione.

In preparazione di un nuovo balzo: all'indietro?





*)

IFA
: in questi giorni si tiene a Berlino l'annuale fiera europea dell'elettronica di consumo.

Nella capitale tedesca espongono i loro 'gioielli' le più importanti case produttrici del settore: Siemens, Samsung, Nokia, Philips … (naturalmente, da anni non c'è più nessuna grossa azienda italiana).

Vanno per la maggiore i
maxi televisori traboccanti di tecnologia: che offrono, a richiesta, i programmi desiderati, che conservano memoria di tutto ciò che passa dentro i loro circuiti, che comunicano con altri televisori all'interno dello stesso appartamento - naturalmente senza fili e senza macchine aggiuntive -, in grado di collegarsi a Internet e, quindi, di mettere a disposizione dell'utente tutto ciò che la Rete offre ad abundantiam …

Smartphone e tablet pocket a volontà: piccolissimi ma 'grandi', in grado di telefonare, di scattare foto ad alta definizione, di collegarsi a Internet, di comunicare via sms o via mail con l'universo mondo.

Costruiti per consentire la lettura rapida dei quotidiani e dei libri digitalizzati.

E poi
Playstation 3D e apparecchi multitasking, capaci di eseguire contemporaneamente più applicazioni.

E tantissime altre meraviglie di cui non sto qui a dar conto e che lascio alla fantasia dei lettori.



C'è una relazione tra questi eventi?


A me pare che
la modernità, con tutti i suoi portenti, ci 'regala' anche molti aspetti negativi che rischiano di far fare all'umanità un bel salto all'indietro (è già accaduto più volte, nel corso della storia: nessuno può escludere che non possa ripetersi).

Non credo di essere un laudator del tempo passato.


La modernità ha prodotto e produce continuamente una serie di oggetti che rendono più facile e spesso anche più attraente la nostra esistenza.

Ha trasformato le vite degli uomini allungandole nel tempo e rendendole più sicure e forse più degne di essere vissute.


Ma
ha portato anche le emergenze ambientali, le inquietanti sfide della globalizzazione, l'andirivieni dei popoli, le stagnazioni e le vere e proprie recessioni.

E' destino (una maledizione?) che ogni forma di progresso porti inevitabilmente con sé anche sofferenze, battute di arresto e, spesso, delle vere e proprie tragedie.

Gli aspetti positivi e quelli negativi sono strettamente interconnessi: non si possono avere i primi e rifiutare gli altri.


L'attuale situazione di crisi profonda ha come altra faccia della medaglia i frigoriferi straripanti, i televisori ultra piatti, i computer sempre più sofisticati, i cellulari tuttofare, le automobili, le moto, i viaggi nei Paesi esotici, gli spostamenti aerei a portata di tutte le tasche …

Chi pensa di tenersi tutto il buono e il bello che il mondo contemporaneo gli offre, eliminando le brutture, le difficoltà e le insopportabili storture di cui pure è pieno, sogna ad occhi aperti.

Esprime un pio desiderio e nulla più.



E allora?

E' chiaro che viviamo in un mondo complesso che non è facile da leggere nella sua totalità né tanto meno da manipolare nelle sue strutture portanti.

In genere le situazioni simili a quella che stiamo vivendo - una crisi economica, politica e ideale che si trascina ormai da anni - vanno incontro a
due sbocchi principali: un riassestamento interno imprevedibile che permette alla macchina di ripartire e al progresso di fare un ulteriore balzo in avanti; una soluzione drastica e violenta imposta dagli uomini che può assumere sia i connotati di una rivoluzione che quelli di un governo autoritario.

Ci sarebbe anche una terza via, poco sperimentata nel corso della Storia, che, tuttavia, è in grado di garantire risultati apprezzabili a costi contenuti.


E' la strada percorsa da
Gandhi, quella cioè di un riformismo radicale e reale imposto al Potere dal basso.

Un percorso che, oggi, risulterebbe
enormemente facilitato grazie agli strumenti di cui disponiamo: Internet su tutti.


Per non restare nel vago ritorno brevemente alla situazione italiana.


A fronte delle centinaia di migliaia di giovani senza prospettive, di persone mature espulse dai processi produttivi, di anziani che sopravvivono con pensioni da fame, abbiamo
un Potere (politico e non) che sperpera in maniera improduttiva risorse incalcolabili.

E non mi riferisco solo alle retribuzioni degli eletti dal popolo e del loro entourage, agli onorari dei magistrati e degli alti burocrati o agli scandalosi stipendi di quei manager di Stato che, tra l'altro, spesso hanno portato al disastro le imprese loro affidate.

Penso anche
alla miriade di Enti inutili che nessun governo si decide ad eliminare; ai doppi o tripli incarichi che molti personaggi assommano arbitrariamente nelle proprie mani; alla quantità incalcolabile di professioni sterili che gravitano attorno e dentro le pubbliche Istituzioni.

(Lo sapete che ogni Regione italiana mantiene delle 'allegre' rappresentanze all'estero che, conti alla mano, costano molto di più di quanto non rendano?
Che, per esempio, la Regione Sicilia, stipendia (4000 euro netti al mese) 23 addetti stampa?
And so on …)


In poche parole:
non c'è solo chi percepisce una retribuzione assolutamente spropositata rispetto alla media dei cittadini ma c'è anche un fiume di risorse che viene dilapidato in canali vuoti e improduttivi e che potrebbe, invece, essere impiegato per sostenere la Ricerca e per aprire ai giovani degli spiragli positivi.

Sono cose che si dicono da tempo ma rispetto alle quali, in questi anni, non è stato fatto assolutamente niente.

Qualcuno conosce una forza politica che abbia lanciato un chiaro programma di radicale moralizzazione?

Che abbia dato l'esempio con comportamenti inequivocabili?


Al di là di
qualche chiacchiera da salotto e di alcune inconcludenti decisioni prese per spargere fumo, nessuno, fino a questo momento, ha fatto qualcosa di veramente significativo e incisivo.

Nessun partito politico, nessuna Istituzione dello Stato, nessun organo amministrativo, nessun Ente.


E anche la
Corte dei Conti, così attenta, a volte, a evidenziare gli sprechi di risorse pubbliche è, a sua volta, molto gelosa delle proprie prerogative e dei privilegi: pronta a difenderli con le unghie e con i denti e, se mai, a incrementarli.

Il Potere è così, è sempre stato così: è geloso di quanto ha acquisito e fa di tutto per aumentare i propri appannaggi.

Qualunque sia la situazione dei cittadini.


Il Potere non è un'entità astratta, è fatto di persone, di individui coalizzati, al di là di tutte le differenze, nel mantenere ben stretti i propri privilegi.

Il Potere (le persone che lo costituiscono) non cede mai spontaneamente nemmeno un briciolo di ciò che ha accaparrato e che pensa gli appartenga di diritto.

Vi rinuncia solo se vi è costretto, in qualche modo.


Tirando le somme: le migliaia di giovani che vedono trascorrere gli anni senza ottenere dalla società una qualche collocazione, che vedono messo in pericolo il loro stesso futuro, qualcosa possono fare.

Prima che la situazione esploda in una rivoluzione o prima che il Potere decida di ricorrere alla forza per mantenere intatte le proprie prerogative.

Utilizzando i mille canali che Internet mette a disposizione,
i giovani potrebbero organizzare, davanti alle sedi delle Istituzioni nelle principali città italiane, delle manifestazioni pacifiche e di massa.

Potrebbero, magari, dedicare un'intera settimana a presidiare i palazzi del Potere chiedendo con chiarezza e determinazione alcune drastiche decisioni di moralizzazione pubblica.

Sono sicuro che qualcosa si muoverebbe, che le cose comincerebbero a cambiare.


Si dirà che
i giovani non possono buttar via una settimana del loro tempo, che organizzare una iniziativa del genere è estremamente impegnativo e anche rischioso, che forse il Potere non sarà disposto a fare concessioni …

Certo,
nulla è semplice e niente è mai scontato in partenza: ma si tratta di iniziative che, di per sé, non sono impossibili da realizzare.

Bisognerebbe provarci, avere la voglia e la determinazione necessarie per dare una chance al proprio futuro.


Questo futuro non vale nemmeno una settimana del nostro nebbioso e instabile presente?




E allora teniamoci gli Enti inutili che divorano denaro pubblico a man salva, teniamoci i manager pubblici a milioni di euro l'anno, teniamoci il figlio di Bossi a 10000 euro netti al mese e teniamoci tutto il resto.

E, naturalmente,
teniamoci anche il nostro non lavoro, il nostro presente fatto di precariato e assistenza, il nostro domani sempre più incerto e sospeso.

Nella storia e nella vita nessuno fa le cose al posto di chi deve farle.

O crediamo nei miracoli?

In questo caso, cessa ogni altra argomentazione.




















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