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lavoro 'indecente'

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


11 novembre 2010


lavoro indecente



'Repubblica' ha aperto un forum nel quale i giovani possono raccontare le proposte di lavoro 'indecenti' che hanno ricevuto.

Sono sincero: non ne ho letta nemmeno una.


Conosco la situazione, di proposte del genere ne ho sentite tante,
non ce la faccio a leggerne delle altre.

Sono sicuro che esistono esperienze peggiori di quelle di cui ho notizia: siamo in un periodo in cui
il peggio sembra sempre superabile; e tuttavia non sono così masochista da procurarmi da solo e con piena cognizione di causa una robusta iniezione di un potente depressivo.

Mi limiterò a raccontare
la mia esperienza studentesca, quella precedente l'occupazione 'definitiva'.

Come studente fuori sede usufruivo del
presalario: che non era poco ma non bastava a tutto (sebbene mi sia adattato per l'alloggio e non avessi esigenze particolari quanto al vestire e al cibo).

Per mantenermi agli studi: ho lavorato un'estate in un cantiere edile; un'altra estate siamo andati a lavorare alla Mercedes di Stuttgart; sono andato in un mercato rionale a preparare i banchi e a toglierli; ho lavorato in una impresa di traslochi …

Fin qui niente di speciale.


La 'proposta indecente' che ho sperimentato solo per 2 - 3 giorni è stata questa: uno studio fotografico cercava studenti per un'attività all'aria aperta, piacevole e ben remunerata.

Niente di eccitante, tanto per sgombrare subito il campo: anche se l'agenzia era piena di foto che definire pornografiche sarebbe un eufemismo.

Dovevo soltanto andare per gli appartamenti, suonare il campanello e
convincere le famiglie a farsi fare delle foto a colori: una delle quali, formato piccolo e con cornicetta, sarebbe stata regalata.

Dovevo annotare cognome, numero di telefono e indirizzo delle famiglie consenzienti: sarebbero state contattate e poi sarebbe passato il fotografo.

Mi sembrava un'operazione facilissima e pensai di poter guadagnare dei bei soldi:
quale famiglia poteva rifiutare di farsi fotografare, di ricevere in regalo una foto a colori senza alcun altro impegno?

Sarei stato pagato in base al numero di recapiti 'utili' che fossi riuscito ad accumulare.

Un lunedì mattina un autista ci caricò su una macchina, ci fece scendere su una piazza e ci sguinzagliò, ognuno per una strada diversa.

Con mio grande stupore cominciai a ricevere dei rifiuti: mi sembrava assurdo ma era proprio così.

Per tutta la giornata non riuscii a convincere nemmeno una famiglia a farsi fotografare.


Il giorno dopo ci sbarcarono in un'altra zona, che speravo più fortunata.

Niente.


Nel tardo pomeriggio entrai in un appartamento abitato da due anziani pensionati: mi fecero sedere, mi stettero a sentire, mi offrirono un tè e cominciammo a parlare del più e del meno.

Naturalmente esternai tutta la mia meraviglia per la catena interminabile di rifiuti ricevuti.

Mi svelarono l'arcano: quei 'fotografi' si intrufolavano nelle case e, di fatto, 'costringevano' la gente ad acquistare foto e cornici di formato più grande.

Non solo: facevano del materiale acquisito un uso spregiudicato.

Lo manipolavano e lo rivendevano: qualche bella signora aveva ritrovato la sua faccia dentro delle riviste pornografiche.

Capii l'antifona e il giorno dopo non mi ripresentai più.



Perché il lavoro, quello decente, è così importante?


*.

Perché ci dà stabilità, mentale e psicologica, prima che sociale.

Antropologica, vorrei quasi dire.


Non sarà vero quello che dice
Aristotele, che gli uomini sono, per natura, degli animali sociali.

Sicuramente è vero che, in forza della natura e spinti dalle prime esperienze, ricerchiamo un rapporto con gli altri,
aspiriamo a far parte di un gruppo, desideriamo occupare un posto nella società.

E non basta la nostra aspirazione: ci vuole anche il riconoscimento della società.


La società ci deve in qualche modo certificare che noi ne siamo membri a tutti gli effetti: in quanto bambini, ad esempio, o studenti, o, appunto, lavoratori.

E' questo attestato che ci dà sicurezza, tranquillità, serenità e forza.


Senza, siamo come dei pesci fuor d'acqua, delle piume fluttuanti nell'aria, delle carte che svolazzano ai primi venti autunnali.

E quando delle persone si trovano in uno stato di assoluta precarietà, in quella specie di limbo che non è l'eremo e non è nemmeno la società, diventano capaci di tutto.


*.

Perché ci permette di realizzare almeno in parte i sogni che abbiamo coltivato circa il nostro futuro.

Qui entra in gioco la retribuzione.

Sì, anche i soldi sono importanti.


Sono una componente essenziale di quel riconoscimento di cui ho appena parlato.

Se la mia attività lavorativa non mi dà il necessario per realizzarmi a pieno o come single o assieme al mio partner, non mi permette, qualora lo volessi, di formare una mia famiglia, resta qualcosa che non assolve al suo compito.

Alcune persone sono solite ripetere questo ritornello: gli immigrati fanno i lavori che gli italiani (i giovani) non vogliono più fare.


La cosa, a mio avviso
è vera solo in minima parte.

Non li vogliono fare perché sono mal retribuiti.


Può un italiano lavorare per un mese intero, 8 -10 ore al giorno, per portare a casa 7 - 800 euro al mese?

Che cosa se ne fa?


Lo può fare un immigrato che vive sotto un ponte e che alla fine riesce pur sempre a mandare a casa 2 - 300 euro: che al suo Paese sono una fortuna.

Ma un italiano, anche un giovane, con quella cifra non riesce nemmeno a sopravvivere: altro che futuro!

Se i lavori, tutti i lavori, fossero adeguatamente retribuiti, si troverebbero italiani disposti ad accettarli.


Diamo 2000 euro al mese a chi pulisce i cessi e ci sarà la fila di persone, anche italiane, che lo vorranno fare!



Il fatto che circolino, adesso, soprattutto 'proposte indecenti' è uno dei più vistosi segnali del decadimento in corso. (NOTA)


Cui contribuiscono in maniera significativa:

+)

La televisione, che prospetta solo occupazioni fittizie e illusorie.

Sembra quasi che tutti i giovani possano lavorare in televisione, prendere in mano un microfono ed esternare le proprie budella o canticchiare o zompettare: avendone in corrispettivo un bel po' di soldi.

Tutto falso, tutto marcio, tutto pedestre, sotto i lustrini: ammazza la creatività e la voglia di fare.


(Per questo non ho mai amato le trasmissioni della
De Filippi, campionessa di questa televisione degradata, avvilente, degradante e fuorviante)


+)

La scuola: che non sa più preparare, che non trasmette la voglia di fare, che uccide la creatività, che ignora la manualità e il sapere tecnico - professionale, che non trasmette emozioni né spirito combattivo, ardimento e voglia di cimentarsi.



I problemi sono tanti e complessi.

Ma se ti rubano il lavoro ti cancellano il futuro.



*. Diminuendo le retribuzioni del personale politico e dell'alta burocrazia, *. eliminando gli sprechi, *. punendo in maniera esemplare gli elargitori e i percettori di tangenti, *. azzerando i doppi, tripli, multipli incarichi, *. costringendo tutti a pagare le imposte dovute, *. introducendo meccanismi di maggiore giustizia sociale si potrebbero creare tantissimi posti di lavoro (e di avviamento al lavoro) per i giovani: nel campo della scienza, dell'artigianato, della cultura e della ricerca.

Ma dovremmo essere noi a volerlo.

A esigerlo.

Se ci crediamo.

Se ci teniamo.




NOTA

Tra le
'proposte indecenti' meno vistose ma non meno perniciose e subdole, inserirei anche la miriade di corsi e corsetti, di master e di stage organizzati dalle università, dai centri culturali, dalle più diverse associazioni (di giornalisti, di avvocati, di letterati, di ingegneri, di architetti, di informatici …).

Di fatto, spesso, non aprono a nessuna vera occupazione.

Salassano i giovani e loro famiglie.

Hanno l'unico scopo di incrementare gli introiti di chi li organizza e li gestisce.




















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