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le barzellette e ... il trio

2007-2010 > 2009 > POLITICA


16/10/2009



le barzellette e ... il trio


BARZELLETTE



Devo innanzi tutto precisare due questioni.

*) Cerco di non vedere e di non sentire mai i discorsi di quella persona, così brava e santa da non meritare alcuna stima da parte mia.

Eppure immagini e parole mi giungono ugualmente copiose, vista la sua onnipresenza.

*) Quanto alle barzellette, io sono piuttosto difficile: raramente trovo delle battute o dei narratori che mi fanno ridere di cuore.

E' più facile che sia trascinato all'ilarità da persone ordinarie, che raccontano con semplicità aneddoti della vita quotidiana, senza alcuna pretesa di far ridere, piuttosto che da barzellettieri di professione.


Il signore in questione [che, per comodità, da qui in avanti chiamerò l'
innominabile, con la 'i' minuscola, per non confonderlo con l'Innominato, di manzoniana memoria, personaggio scultoreo ed eccelso, assolutamente incomparabile con il precedente] si picca di essere barzellettiere di professione, ahinoi, e non manca mai di condire anche i discorsi più seri con storielle e boutade quasi sempre dozzinali.

Le barzellette, per colpire nel segno, devono essere, quanto a struttura,
brevi, fulminanti e imprevedibili.

L'innominabile racconta storielle prolisse e interminabili, arruffate e, quanto al finale, del tutto prevedibili.

Il contenuto della barzelletta dovrebbe essere lieve e condiviso o condivisibile da tutti gli ascoltatori.

Le sue barzellette sono assolutamente di parte e grevi: grondanti ideologia e auto incensamento in maniera addirittura rivoltante.

Le ultime che ho sentito sono proprio odiose e stomachevoli.

Al centro del raccontino o della battuta c'è sempre lui: che risolve qualunque problema, che punisce e che premia, che emerge sempre vincitore, su tutto e su tutti.

Addirittura ha cominciato a parlare di se stesso in terza persona, per suscitare ancora più rispetto e ammirazione.


Vi riassumo brevemente, se avete la forza di andare avanti con la lettura, l'ultima che ho sentito ad Annozero.

Berlusconi (parla di sé in terza persona, naturalmente) a causa della stampa cattiva (!) è costretto ad andare all'Inferno.

Là trova confusione e disorganizzazione: si rimbocca le maniche e in un mese mette tutto a posto.

Questo gli merita la chiamata in Paradiso, che è minato dalle controversie tra le varie categorie di beati.

In 15 giorni, B. sistema tutto.

Viene allora convocato da Dio in persona per discutere sulla trasformazione del Paradiso in SpA.

Tutti aspettano con ansia l'esito di questo incontro (!), che, contrariamente al solito, dura molto poco perché Dio è subito d'accordo con B.

Escono dalla sala di riunione con B. che tiene la mano sulla spalla di Dio (notate!).

Dio parla con B. e gli dice:
'sono d'accordo sulla trasformazione in SpA, ma perché io devo fare il vice presidente?'

Tralascio tutti i messaggi ideologici espliciti ed impliciti che l'innominabile intende trasmettere, ma è accettabile che parli di se stesso in questi termini?

C'è da ridere?

Non è semplicemente ributtante?

Come non essere d'accordo con Milva quando lo definisce 'un povero folle'?

O con la moglie quando ha detto che è un malato bisognoso di cure?




Eppure, per la meraviglia del mondo intero buon ultimo il New York Times, trova folle osannanti che applaudono, che interrompono la narrazione con applausi, che ne accompagnano il finale con autentiche ovazioni.

Forse all'estero non sanno che
le masse italiane sono figlie delle folle della Roma imperiale abituate ad applaudire, senza pensare, chiunque si presentasse con la porpora imperiale: purché offrisse panem et circenses.

Pronte ad osannare, il giorno dopo, l'usurpatore che di notte aveva ammazzato l'imperatore e tutta la sua famiglia.

Sono figlie del popolo credulone che nel Medio Evo frequentava le fiere e si lasciava imbambolare dagli imbonitori delle piazze, che si faceva turlupinare dai professionisti delle tre carte o dai maestri dei tre ditali e del granello di pepe.

Quel popolo ha traslocato dalle piazze nei salotti televisivi e, salvo qualche insignificante ritocco, continua ad applaudire il potente di turno o il ciurmatore di professione.



TRIO


Il Trio in questione sono i tre candidati alla guida del
PD.

E' deprimente ma dopo 15 anni di berlusconismo l'opposizione è ancora alle prese con la scelta del leader e la stesura del programma.

Si dice che non basta l'antiberlusconismo.

E va bene, è giusto.


Ma sconfiggere politicamente il demagogo che tutto il mondo rifiuta, non è forse un obiettivo importante e primario?

Non basta?


Non sarebbe già un bel passo avanti mettere nell'angolo uno che manovra come clave giornali, settimanali e televisioni, che è disposto a tutto pur di mantenere intatto il suo patrimonio, pur di conservare intoccata la sua persona?

L'ultima l'ho letta proprio questa mattina: le telecamere di Canale 5 hanno seguito a lungo, per le strade di Milano, il giudice Mesiano, quello che ha condannato la Fininvest a pagare 750 milioni di euro per aver comprato i giudici che hanno assegnato a B. la Mondadori.


Non è un fatto gravissimo?

Non è un caso lampante di intimidazione mafiosa?


E noi stiamo a chiacchierare, a disquisire …
'dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur'.


E in ogni caso.


I candidati sono dunque tre: Marino, Bersani e Franceschini.

Pregi.


Marino si fa apprezzare per la sua laicità; Bersani è il più disposto a costruire aggregazioni; Franceschini si batte con più decisione e chiarezza contro B:

Difetti.


Marino è un tecnico, uno scienziato, è poco abituato al rapporto con le masse, è un po' troppo algido. Ha rifiutato la proposta Scalfari, non so perché.

Bersani è il più politico dei tre, non ha molto carisma e mi sembra poco incisivo nelle sue prese di posizione. Ha il sostegno di D'Alema (per me è un handicap) ed è stato preferito da B. (che penso lo gradirebbe come avversario).

Franceschini è forse un po' legnoso, poco duttile e non molto incline ai compromessi.

Per quel che vale io
mi auguro che vinca Franceschini: mi sembra il più lucido nell'aver capito la pericolosità dell'innominabile e, quindi, il più determinato a contrastarlo.

Mi pare anche il più onesto, schietto e lucido, il più capace di far presa su chi comincia a dubitare delle arti miracolose dell'unto.


Il marchingegno elettorale escogitato dal PD (qualcosa di machiavellico, studiato apposta per creare confusione e farsi male sul serio, tanto per non smentirsi) mi sembra favorisca Bersani.

Che ha già incassato l'appoggio dell'apparato del Partito; che probabilmente non vincerà le Primarie ma che nemmeno le perderà lasciando a Franceschini più del 50% delle preferenze e che, quindi, potrà essere scelto dall'assemblea dei mille di partito.


Spero solo che
chiunque vinca riesca ad aggregare il maggior numero possibile di persone e di organizzazioni così da mandare a casa quanto prima quell'Io ipertrofico che impazza ormai da troppo tempo.

Naturalmente mi aspetto che metta ordine e indichi una linea chiara.


Che pretenda da tutti, soprattutto dagli eletti, comportamenti adeguati e inequivocabili: in modo che non succeda più ciò che è capitato in occasione del voto sullo scudo fiscale.

Che su certe questioni (laicità dello stato, difesa della dignità della persona, libertà di autodeterminazione di fronte al dolore e alla morte …) non tolleri defezioni né pretestuose 'obiezioni di coscienza'.


Se questo porterà all'auto esclusione della Binetti e dei suoi compagni, poco male.

Certi abbandoni sono da mettere nel conto.

E, forse, fanno guadagnare più consensi di quanti non ne facciano perdere.



















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