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le cliniche dei santi

2007-2010 > 2008 > POLITICA

(16/06/2008) (proposta per Berlusconi: in fondo)


Privato è bello.

Ce l'hanno ripetuto fino alla noia.

E anche vantaggioso, aggiungevano subito dopo.


La gestione privata dei servizi permette di guadagnare di più e di spendere di meno.

In nome di questi slogan, per niente disinteressati, in Italia, complici anche le forze politiche del centro sinistra, si sono smantellati quasi tutti i servizi pubblici.

Non solo: c'è chi preme per togliere alla mano pubblica quel che le resta della sanità e tutto il settore della formazione e dell'istruzione.

Eppure i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Molte delle imprese che i privati hanno sottratto per poche lire allo Stato sono state poi usate per spillare, sempre allo Stato, fiumi di danaro e di ricchezze.

Con il ricatto dei licenziamenti e con la conseguente complicità dei sindacati.

Alla fine, spremute all'inverosimile, sono state abbandonate al fallimento.

Con obbligo da parte dello Stato di provvedere al personale licenziato.


Il caso 'CLINICHE LOMBARDE' è un po' diverso.

Per certi aspetti.

Per altri rientra nel discorso di cui sopra.


Qua lo slogan 'privato è vantaggioso' (per i privati, naturalmente) è stato portato alle sue estreme conseguenze.

I fatti sono noti e, in verità, erano stati preceduti da molti 'sussurri' che, evidentemente, non erano solo tali.

Si sussurrava che venissero eseguiti interventi chirurgici non sempre strettamente necessari; che a volte venissero impiantate protesi anche in casi di dubbia utilità; che spesso i pazienti venissero ospedalizzati e sottoposti a costose terapie anche senza l'urgenza prevista dai protocolli.

Si sussurrava.


Questi sussurri erano giunti anche a me che abito stabilmente a Roma.

Possibile non siano mai giunti alle orecchie dei dirigenti politici della regione?

Possibile che a nessuno sia mai balenato il dubbio che forse bisognava inviare qualche ispezione a sorpresa?

Era talmente possibile che non è stato fatto.


I fatti di questi giorni superano di molto i sussurri.

+ Reperti umani non adeguatamente igienizzati, impiantati ugualmente.

+ Polmoni asportati completamente o in parte in presenza, non di patologie tumorali, ma di tubercolosi.

+ Mammelle tagliate completamente anche a donne giovanissime, quando sarebbe bastato intervenire sui singoli noduli.

+ Operazioni reiterate senza alcun reale bisogno.

+ Interventi 'aggravati' sulla carta per giustificare l'ospedalizzazione quando sarebbe bastato il day hospital.

+ Addirittura casi di omicidio volontario.

E tutto questo perché?

Per accrescere in modo esponenziale i rimborsi della regione Lombardia.

Che pare pagasse a scatola chiusa.

Con gli occhi bendati.


Un fiume di danaro pubblico che, a detta degli amministratori regionali, serviva per garantire ai clienti del servizio sanitario delle prestazioni ottimali.

A qualcuno ha garantito una morte prematura.

Ad altri ha garantito tribolazioni e sofferenze inenarrabili. Evitabili.


Mi vengono i brividi se penso a tutte le persone che dal Sud hanno fatto carte false pur di farsi prendere in carico da un ospedale lombardo.

Sicuramente alcune di loro ci avrebbero guadagnato a restare ai loro paesi, ad affidarsi ai medici delle loro città.

Forse non sarebbero morte prima del tempo.

Forse si sarebbero risparmiate un supplemento insopportabile di dolore.



C'è stata un tempo l
a Milano da bere, quella socialista (e c'era stata molto prima la Milano di piazza S. Sepolcro): una Milano che si presentava come la città più vivace, operosa, e ricca d'Italia; la Milano laboratorio di tutti i progetti, incubatrice di tutte novità; la Milano in cui i soldi sembravano finti, tanti ne giravano in tutti i suoi settori.

Quella Milano, come tutti sanno, è caduta sotto i colpi di tangentopoli.

Per quanto possa essere antipatico Di Pietro, va attribuito al pool di magistrati milanesi guidato da Francesco Saverio Borrelli, il merito di aver messo fine a quella costosissima e dolosa montatura.


Ai socialisti sono subentrati i fondamentalisti di comunione e liberazione che avevano in don Giussani il loro profeta e in Formigoni il braccio politico.

Con tutti gli altri leaderini, più o meno noti, che tirano le fila di 'quell'impero' economico che si chiama 'Compagnia delle opere'.

Obiettivo dichiarato di questi signori: 'promuovere e tutelare la presenza dignitosa delle persone nel contesto sociale'.

Formigoni come Presidente della Regione Lombardia era il garante di questo nuovo corso.

Fiore all'occhiello: il sistema della pubblica sanità.


In pochi anni, alle istituzioni pubbliche, si è affiancato un efficiente e potente servizio privato fatto di cliniche e ospedali, tutti con rassicuranti denominazioni cristiane: S. Carlo, S. Raffaele, Santa Rita ...

Cliniche e ospedali che sono passati nel giro di poco tempo dalla necessità di far quadrare i conti alla bramosia di un guadagno facile, sfrenato, incontrollabile e incontrollato.

Anche a costo di qualche traffico illecito.

Anche a costo di infangare il proprio nome e i propri principi.

Anche a costo di un supplemento di sofferenza per i malati che vi entravano, ahi loro, fiduciosi.

Anche a costo di qualche morte 'imprevista'.

A costo di tutto insomma.


Che fine ha fatto il famoso modello lombardo che il giussanista Formigoni voleva proporre e imporre al mondo intero?


Per concludere.

* Sembra non esservi ideologia o valore che impedisca a chi ne ha la possibilità (o crede di averla) di allungare le mani sul danaro pubblico.

* Di qui la necessità di controlli ispettivi continui e a sorpresa.

L'assessorato lombardo alla sanità aveva disposto che le ispezioni venissero preannunciate agli interessati con 48 ore di anticipo con l'indicazione di quali cartelle cliniche sarebbero state prelevate (delibera modificata, a scandalo esploso).

Quale fosse il senso di quella decisione penso sia chiaro anche ad un analfabeta.

E' scritto a caratteri cubitali in ciò che sta emergendo in questi giorni.

* Non è ancora stato accertato se alla truffa colossale e 'sanguinosa' abbia partecipato attivamente qualche esponente politico.

E' certo che chi doveva vigilare, non lo ha fatto.

E' dovuta intervenire la magistratura a scoperchiare il verminaio: e l'ha potuto fare grazie alle intercettazioni telefoniche.

Quelle intercettazioni che la stessa parte politica, coinvolta volente o nolente nello scandalo, vorrebbe adesso limitare fortemente se non abolire.

In nome della privacy.

Della privacy dei delinquenti, a quanto pare.


* All'ultima assemblea della Confartigianato Silvio Berlusconi ha gridato 'Lasciateci lavorare'.

Voi pensate a produrre che a governare ci pensiamo noi.

Certamente quell'invito pressante più che agli artigiani era rivolto ai magistrati e alla opposizione.

Il grande capo, espressione massima del 'sistema Lombardia',
non vuole interferenze né intrusioni.

Non vuole che qualcuno dall'opposizione non sia d'accordo con i suoi dl o ddl (confondendo anche, ad arte, gli uni con gli altri).

Non vuole che i magistrati ficchino il naso nei suoi affari presenti o passati (chissà perché).

Non vuole in nessun modo che si usino le intercettazioni telefoniche per cogliere le persone di malaffare con le mani nel sacco (come quando tentava di manipolare la Rai per 'comprare' qualche senatore).

Mi chiedo: possibile che queste prese di posizione siano in sintonia con il Paese Italia?

Possibile che gli italiani che l'hanno votato volessero proprio questo e non, per esempio, che risolvesse in quattro e quattr'otto il problema dei rifiuti a Napoli, evitasse il fallimento dell'Alitalia e facesse finalmente ripartire il sistema economico?

O sono io che non so più in quale Paese vivo?



PROPOSTA (per Silvio Berlusconi)


Da anni il grande capo si sente perseguitato dalla Magistratura.
Cui finora è riuscito a sfuggire: grazie al monopolio televisivo e alla possibilità di arruolare intere schiere di avvocati (che nelle ultime legislature ha messo sul libro paga del popolo italiano facendoli eleggere deputati).
E grazie anche alle leggi, oggi riproposte, tagliate a misura per mettere la mordacchia al Tribunale di Milano.
Che tuttavia non demorde.

Perché, vista la pervicacia di quei magistrati e considerata la propria totale estraneità ai reati contestati, non propone una legge per unificare e accelerare tutti i procedimenti a suo carico?

'Sono innocente e ingiustamente perseguitato: chiedo che i procedimenti che mi riguardano abbiano la precedenza sugli altri ed esigo che, al più tardi in due anni, arrivino tutti a sentenza'.

Avrà sicuramente il voto dei suoi: sfidi l'opposizione a votare contro il provvedimento.

In un colpo solo fugherebbe i molti dubbi che scorrazzano dentro le menti degli italiani e trasformerebbe le punte accuminate di Di Pietro in frecce spuntate.




















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