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le mutandine insaguinate

2007-2010 > 2009 > POLITICA


14/12/2009


le mutandine insanguinate
(la lingua e la mano)



Voglio cominciare questa nota riportando una notizia pubblicata sul Mail on Sunday online del 12 u.s.

Il giornale inglese riferisce che
Venerdì 11/12/2009, mentre i leaders europei (Sarkozy, Merkel, Brown …) discutevano sull'entità degli aiuti da concedere ai Paesi più poveri per fronteggiare i cambiamenti climatici, Berlusconi era tutto intento a scrivere qualcosa su dei fogli che aveva sotto mano.

Qualcuno pensava che il suo silenzio e la sua attività fossero concentrati sui calcoli inerenti la quota che l'Italia era disposta a dare in merito all'oggetto della riunione: ma poco dopo il mistero si è dissolto per opera dello stesso Berlusconi.

Ha fatto girare dei fogli dal titolo '
Women's knickers through the ages' che si può tradurre 'mutandine da donna attraverso i secoli'.

Il Nostro (si fa per dire) aveva impiegato il suo tempo a scarabocchiare mutande di donne egiziane, mutandoni dell'era vittoriana, mutandine di seta alla francese, tanga …

Qualcuno ha sghignazzato, la maggioranza dei presenti non l'ha presa per niente bene.

Che dire?

Dobbiamo ridere?


Forse molti italiani sono orgogliosi di queste performances del loro idolo.

Molti altri, tra i quali il sottoscritto, non possono che continuare ad arrossire e a vergognarsi di un simile rappresentante.


Che, in ogni caso, nel suo infuocato discorso di domenica pomeriggio in cui ha vantato i grandi successi conseguiti in politica estera e il ruolo preminente finalmente ottenuto dall'Italia nel consesso mondiale, si è ben guardato dal citare l'episodio.

Che è invece emblematico del suo modo di comportarsi fuori dai confini nazionali e che fa capire quale sia la considerazione che gli altri leaders hanno del nostro Paese.




Per restare alla
politica estera, Berlusconi ha esaltato i successi 'economici' ottenuti in campo internazionale: le sue amicizie (Bush, Putin, Gheddafi, Lukashenko …), per così tanti aspetti deprecabili, avrebbero portato e porterebbero all'Italia immensi benefici commerciali, industriali e finanziari.

Il che è tutto da dimostrare.

Che cosa ci ha portato la sua amicizia con Bush?

Non saprei proprio dire, visto che il suddetto presidente americano è riuscito nell'intento di precipitare il suo Paese nella crisi più nera dal '29 a questa parte.

E quella con Gheddafi?

L'impegno di costruirgli gratis un'autostrada litoranea che va dall'Egitto alla Tunisia. I barconi con gli immigrati continuano ad approdare: conoscono una sosta solo d'inverno, per le condizioni del mare, ma non appena il tempo migliorerà ricominceranno ad arrivare.

Forse che abbiamo gratis il gas dalla Russia, visto il suo particolare feeling con Putin?

Non pare proprio dato che le bollette sono già state preannunciate in aumento a partire dal gennaio prossimo.

E che dire di Lukashenko?

Il dittatoruncolo della Bielorussia scansato da tutti i leader che contano.


Quando si farà la storia dell'economia nella politica estera di Berlusconi, chi ci sarà faccia caso a quali vantaggi ne avrà tratto non tanto l'Italia ma Mediaset.




Mettiamo, tuttavia, in disparte il discorso e
veniamo a ciò che è successo dopo.

Come è noto una persona di 42 anni, non tanto padrone della sua psiche, ha colpito Berlusconi con un oggetto contundente ferendolo al volto: leggermente, a quanto pare.

E' chiaro che si tratta di un
gesto sconsiderato che se ha ferito Berlusconi nel fisico, certamente gli ha dato una grossa mano sul piano propriamente politico.

Naturalmente si è scatenata la solita canea dei sostenitori del Capo che hanno gridato contro il clima di violenza creato dalle opposizioni: così si è espresso, ad esempio, il sindaco di Roma
Alemanno.

Si sono stracciati le vesti di fronte alle osservazioni di
Di Pietro e di Rosy Bindi che hanno sì deprecato l'accaduto, ma hanno anche fatto capire che l'atmosfera irrespirabile in cui succedono certe cose l'ha generata proprio Lui.

Personalmente mi sento di condividere le parole espresse da Rosy Bindi che, di tutto può essere tacciata, fuor che d'essere una violenta.


Chiediamoci.


Chi da 15 anni a questa parte ha menato violenti fendenti verbali contro tutti gli oppositori?

Chi ha insultato, vilipeso e ingiuriato (tra gli ultimi la stessa Rosy Bindi) a man salva e senza risparmiarsi una sola occasione?

Chi ha sparso veleno a piene mani intossicando non solo la vita pubblica ma persino il privato degli italiani?

Chi ha spaccato in due il Paese tirando in ballo opposizioni ideologiche ormai morte e sepolte al solo scopo di fomentare odio e contrapposizioni?


Io credo che, in tutta onestà, si debba fare il nome di Berlusconi e della sua compagnia.


Incluso quello Schifani che, eletto alla presidenza del Senato -seconda carica istituzionale della Repubblica-, di fronte agli attacchi forsennati del suo Capo a tutti gli organi Costituzionali di garanzia non ha saputo fare di meglio che starsene in silenzio .

(Nonostante le critiche che mi sono sentito talvolta in dovere di muovere al presidente Napolitano, non ho alternative: gli devo augurare tanta salute e una vita lunghissima. Se gli capitasse qualcosa, infatti, ci ritroveremmo immediatamente come presidente della Repubblica, per almeno 6 mesi, il suddetto Schifani. Pensate!)




D'altra parte basta andare con il pensiero
agli anni '80 o perfino ai durissimi anni di piombo, ai '70.

Non ho mai sentito né Berlinguer né Andreotti parlare di odio, accusare l'avversario di seminare odio.


Esisteva la contrapposizione politica, anche forte, non l'odio.

E tutti ricordano quando il missino
Almirante andò, nell'84, a rendere omaggio alla salma di Berlinguer: fu accolto gentilmente dal suo avversario di sempre, Giancarlo Pajetta (che in seguito si recò anche ai funerali dello stesso Almirante).

L'odio è sceso in campo esattamente lo stesso giorno in cui Berlusconi ha deciso di fare politica: è un dato di fatto.


Perché allora si chiede, dall'ospedale, 'perché mi odiano'?

Nessuno meglio di lui può conoscere la risposta.




Ora la nostra legislazione (ma credo tutte le legislazioni dei Paesi occidentali) giustamente punisce le offese che vengono arrecate alle persone fisiche ma non è altrettanto severa nei confronti degli oltraggi che possono essere arrecati con le parole, scritte o semplicemente pronunciate.

Probabilmente questo stato di cose può essere fatto risalire a quello che
Marx ha definito come il primato del lavoro intellettuale su quello manuale.

Le classi dirigenti, più acculturate e più padrone del linguaggio, si sono garantite una specie di immunità: e mentre puniscono severamente ogni offesa 'di mano' (le uniche a cui gran parte del popolo non acculturato ricorre) concedono alla 'lingua' ogni sorta di libertà.

E' strano che sia successa una cosa del genere in un'area culturale che dà così tanta importanza all'anima:
gli sfregi inflitti al corpo sono severamente perseguiti, le aggressioni e le lesioni procurate all'anima sono mandate assolte.

Questo dimostra come gli interessi di parte e di casta prevalgano sempre sulle convinzioni intellettuali, anche su quelle spirituali più alte.

Si sorvola sul fatto che, per gli esseri umani, le parole feriscono in maniera più profonda e sconvolgente di quanto non possano fare le mani.

Così come nel mondo animale non sempre è necessaria un'aggressione fisica per scatenare una reazione distruttiva: spesso basta un gesto, uno sguardo. (Si veda quel che succede nelle comunità di lupi o nelle società di certe scimmie).



In passato le parole hanno anche scatenato guerre disastrose, hanno significato migliaia di morti e incalcolabili distruzioni.

Ricordo, per esempio, il famoso
dispaccio di Ems: si trattava di un banale telegramma con cui il re Guglielmo di Prussia informava il suo cancelliere, Otto von Bismarck, di aver notificato all'ambasciatore francese il ritiro definitivo e ufficiale della candidatura di un proprio cugino al trono di Spagna.

Bismarck aggiustò la missiva, nel senso che tolse qualche parola e ne aggiunse qualcun'altra e, in questo modo, scatenò l'ira di
Napoleone III° che, senza esserne minimamente preparato, dichiarò guerra alla Prussia.

La Francia fu sconfitta e penosamente umiliata al punto che il primo reich di Germania fu proclamato nella sala degli specchi di Versailles.

Il tutto per non aver saputo resistere all'offesa arrecata da qualche parola!



Ma tant'è: ormai è invalsa l'abitudine nei nostri uomini di potere di usare le parole come veri e propri bazooka, senza riguardo né per gli uomini né per le istituzioni.


Si potrebbero andare a rileggere, in proposito, i molti pronunciamenti di
Berlusconi ma non solo: si pensi a quanto detto da Bossi, a quanto i gregari del Capo (Schifani compreso) hanno vomitato contro Prodi nei pochi mesi del suo governo.

Si pensi a quanto sproloquia senza mai un ripensamento il gran maestro dell'insulto,
Vittorio Sgarbi o 'il killer' a mezzo stampa che risponde al nome di Vittorio (guarda caso, anche lui …) Feltri.

Sembra proprio che a qualcuno sia concessa una illimitata facoltà di colpire con la lingua, anche mortalmente, fino al punto da distruggere letteralmente le persone, fino al punto da minare pericolosamente le Istituzioni repubblicane.

Immunità che, tuttavia, non è concessa alla stragrande maggioranza degli altri comuni mortali.

(a proposito di legge uguale per tutti …)




Per concludere voglio ricordare il titolone sparato oggi dal quotidiano della famiglia Berlusconi diretto dal signor Vittorio Feltri: 'Violenza costituzionale'.


(I due quotidiani 'Il Giornale' e 'Libero' sono di proprietà della famiglia Berlusconi, come anche, in buona parte, 'Il Foglio' di Ferrara: molto spesso lo si dimentica. Gli altri mezzi di comunicazione, in particolare le televisioni, fanno finta di non saperlo e nelle rassegne stampa li inseriscono tra i quotidiani indipendenti. Pazienza Canale 5, ma lo fa anche la Rai, escludendo nel contempo 'L'Unità', 'Liberazione' e simili. Tanto per far capire che i media stanno tutti contro il governo…)



Credo di essere per natura un non violento e
rifuggo dalla violenza fisica nella maniera più assoluta.

Quindi non posso che condannare il gesto di questo Tartaglia che non fa parte di alcuna opposizione e che pare affetto unicamente da disturbi della personalità.

Così come non mi trovano d'accordo coloro che, in Facebook, inneggiano all'atto sconsiderato dello stesso Tartaglia.

Condanna e riprovazione, certo.

Nessuna solidarietà, tuttavia, con Berlusconi.

Che ha scatenato lui solo le violenze di cui è rimasto vittima.

Una violenza fisica inaccettabile e criminale.

Non una 'violenza costituzionale'.

Di quella artefice sommo ed esecutore unico è soltanto Lui.

Lui e la sua banda.


























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