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lettera a un cardinale

2011 > licenza


1 marzo 2011


lettera a un cardinale



Il cardinal GIANFRANCO RAVASI (biblista, teologo, ebraista, archeologo, Presidente del Consiglio Vaticano della Cultura, Presidente della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa, Presidente della pontificia commissione di archeologia sacra, candidato a sostituire il cardinal Dionigi Tettamanzi alla guida della diocesi di Milano, la più grande del mondo) ha scritto un breve articolo nella rubrica 'Diverso parere' per 'L'Espresso' in edicola.

Il pluri-titolato e pluri-incaricato cardinale
sostiene l'idea che la Chiesa non deve limitarsi al suo compito strettamente spirituale, non deve cioè, come diceva il filosofo Schelling, accontentarsi di 'custodire castamente la propria frontiera' ma deve gettarsi nel mondo per esserne la coscienza critica, la custode dei valori fondamentali della persona e della società in rapporto alla moralità, alla sessualità, alla solidarietà, alla giustizia …

Il porporato rivendica per la Chiesa il diritto di dire la sua proprio su tutto.

Diritto che nessuno le ha mai negato.


Se mai si è qualche volta contestata la sua pretesa, non di dire o di far conoscere il suo punto di vista, ma di imporlo 'con la forza' a tutti, credenti e non.

In ogni caso vorrei notare che
questo desiderio della Chiesa di affermare le sue verità in faccia ai corrotti e ai devianti, viaggia a corrente alternata.

Vale in certi casi e non in altri, per certe persone e non per altre.


In particolare vorrei sottolineare che la Chiesa è sempre sollecita nel mettere a nudo le debolezze dei comuni mortali e degli indifesi, mentre è molto cauta, se non addirittura renitente, nello stigmatizzare le devianze dei potenti.

Condanna con durezza chi non ha potere, comprende e assolve chi, invece, il potere lo detiene.


Forte di questa mia convinzione, suffragata da una interminabile sequela di fatti, mi sono permesso di
inviare al cardinal Ravasi la sottostante mail.

Naturalmente il cardinale non la leggerà mai e continuerà a dire e ad auspicare tutto ciò che la Chiesa, poi, smentisce nei fatti: ma non importa.

Certe volte è importante che determinate cose siano dette chiaramente, che vengano messe agli atti.


Nessuno è padrone del dopo.


NOTA

Proprio mentre scrivevo mi
è arrivata una mail dal Consiglio vaticano della Cultura, presso cui l'avevo inviata.

Non credo sia stata scritta dal cardinale, non pretendo tanto: in ogni caso
c'è stata una risposta che allego in fondo, dopo la mia.

Ognuno può valutare come crede.




26/02/2011

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEL CARDINAL GIANFRANCO RAVASI



Leggo su 'L'Espresso' in edicola questa sua frase relativa alla funzione della chiesa: 'uscire dal tempio ed entrare nell'agorà come coscienza critica che ribadisca e tuteli senza imbarazzi alcuni valori personali e sociali del bene comune, della moralità, della vita, della verità ...'

Non le pare che nel caso Berlusconi la Chiesa si sia guardata bene dall'uscire dal tempio e non si sia nemmeno preoccupata di 'custodire castamente la propria frontiera'?

Quella chiesa così inflessibile con il povero Welby al punto da negargli il funerale, così manichea con la sfortunata Eliana al punto da voler prolungare la sua vita vegetale all'infinito senza alcun rispetto per la sua persona, quella chiesa, dicevo, tanto esigente, chiara e determinata nel colpire le 'mancanze' dei deboli si copre poi entrambi gli occhi e si tura le orecchie di fronte alle nefandezze dei potenti.

Era già successo con i Pinochet e con i generali argentini, ma erano eventi lontani di cui non avevamo esatta percezione: adesso lo vediamo e lo sentiamo con grande chiarezza ed evidenza.

Di fronte allo scempio della moralità e allo spregio delle persone messi in atto dal potente di turno, la chiesa si volta da un'altra parte, fa finta di niente, interessata fino all'ultimo più alle sue convenienze materiali che ai cosiddetti valori o alla predicazione del vangelo.

Mi deve scusare ma quando vedo Bagnasco e Bertone continuare a ricevere o a recarsi a colloquio con l'attuale impresentabile presidente del consiglio italiano, senza mai pronunciare una parola chiara (affidandosi invece a discorsi anodini ed equivoci che danno un colpetto al potente ma bastonano ancor più chi cerca di mettergli un freno), non riesco proprio a pensare a qualcosa di diverso.

Forse la chiesa è durata nel tempo proprio per questi suoi atteggiamenti nei confronti del potere: non è detto che ciò che dura nel tempo sia anche, necessariamente, qualcosa di buono.

In ogni caso, visto che credete nell'al di là, non so proprio come la metterete con il giudice supremo: temo per voi delle amarissime sorprese.



Grazie per l'attenzione.
Salvatore Tassetto.




28/02/2011


-----Messaggio originale-----
Da: Pont. Consiglio della Cultura [mailto:cultura@cultura.va]
Inviato: lunedì 28 febbraio 2011 9.54
A: Presidente
Oggetto: Fw: osservazione

Grazie, Sig. Tassetto, per la Sua attenzione e per la Sua riflessione che tocca un tema molto sentito anche da altri miei interlocutori non solo ora ma anche in passato.

Condivido la sostanza delle Sue considerazioni, anche se bisogna riconoscere che le strutture (anche la Chiesa ne ha, a causa della sua "incarnazione") non coincidono con la pienezza della Chiesa e possono rivelare pesantezze.


Con viva simpatia,
Gianfranco Card. Ravasi





















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