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lettera aperta a Napolitano

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


2 giugno 2010


lettera aperta a Napolitano



Egregio signor Presidente.


Nel suo messaggio di auguri agli italiani in occasione della festa della Repubblica, ha affermato, tra l'altro:

"occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all'Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l'Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud".


Ha anche aggiunto:

"In questo momento, sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro".


E ha concluso con un'esortazione:

"Ci accomuni un forte senso delle responsabilità cui fare fronte perché l'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta e si dimostri capace di dare il suo contributo alla causa della pace e della giustizia nel mondo".


Parole nobili e sicuramente condivisibili.


Ma vede, di documenti pieni di frasi importanti, ne abbiamo già molti.

Su tutti svetta la nostra
Costituzione che quanto a eccellenza non ha uguali.

Non servono magniloquenti perorazioni.

Non abbiamo bisogno di solenni pronunciamenti.

Non è tempo di solerti incitamenti.


La considerazione di cui 'gode' la classe politica italiana non è mai stata così bassa.

Le parole dei politici sono talmente inflazionate che nemmeno il macero le riceve più.

Le Sue sono diverse, certamente, e tuttavia noi
non abbiamo più bisogno di parole ma di fatti.

Di atti concreti: semplici, chiari e decisivi.


Di quelli che non abbiamo mai visto e che temiamo di non vedere.

Di quelli che i potenti amano sostituire con le parole.

Auliche, altisonanti, enfatiche, ma pur sempre parole, solo parole.


Ci darete anche questa volta solo parole?

E' probabile.

Eppure
i fatti li conoscete bene, li conoscono tutti, perfino i politici e lei vi accenna nel suo indirizzo.


*) Una grave e aspra crisi economica che sembra non finire mai;

*) le difficoltà delle famiglie che stentano ad arrivare alla fine del mese o che si indebitano oltre le loro possibilità;

*) i giovani che sono insidiati dalla precarietà e dall'incertezza e sono senza lavoro e senza chances.

Lei chiama alla solidarietà, allo sforzo comune, all'unità e al sacrificio.


E' giusto, visto il momento.

Ma che cosa vuol dire?

Chi deve fare i sacrifici?

Le famiglie italiane stangolate dai debiti?

I giovani senza occupazione e senza futuro?



Chi, invece, potrebbe e dovrebbe dare?

*. Chi si è arricchito non pagando le tasse.

*. Chi ha incrementato i suoi guadagni mentre il Paese affondava nella stagnazione.

*. Chi ha fatto soldi sfruttando il lavoro nero.

*. Chi ha lucrato con la politica e/o dalla politica.

*. Chi ha ingrossato i suoi conto correnti con il malaffare.

*. Chi ha ottenuto bonus e gratifiche dallo Stato senza, in cambio, produrre né benessere né efficienza.

*. Chi nello Stato (in tutte le Istituzioni, le Imprese, le Fondazioni, le Organizzazioni, e negli Enti ad esso connessi) gode di retribuzioni, onorari, appannaggi e privilegi assolutamente spropositati rispetto alla media degli stipendi della maggior parte della popolazione.


Ecco, signor Presidente, mi piacerebbe che lei rivolgesse messaggi più precisi e mirati.


Lei, che è il garante dell'intera nazione, potrebbe e dovrebbe indicare a ciascuna sua componente la via da seguire.

Come Istituzione super partes, Lei ha il compito di richiamare tutti e ciascuno alle sue responsabilità.

Dica - ai supremi magistrati, ai politici eletti nei parlamenti nazionali o nelle assemblee periferiche, alle gerarchie militari, agli alti burocrati dei ministeri, del Quirinale, della Banca d'Italia, delle Authorities, ai manager pubblici, ai maxi stipendiati della Rai, delle ferrovie ... - dica a quei milioni di privilegiati che la festa è finita, che le casse sono vuote e che bisogna procedere non a misure di facciata, a contentini, ma a tagli drastici delle loro spettanze.

Lo dica forte e chiaro e faccia in modo che chi governa, provveda rapidamente e concretamente.


Se lo ritiene opportuno, per dare maggior forza al suo invito, proceda per primo, dia l'esempio dimezzandosi l'onorario.

Tanto per cominciare.

Vedrà che il popolo capirà.


Tutta la nazione sarà unita e compatta nello sforzo di superare la crisi.

Sarà solidale e, per quanto possibile, farà ancora una volta la sua parte.

E non permetta che, come sempre, sia solo il popolo a pagare tutto intero il prezzo di una crisi di cui non è responsabile.

Solo un'azione decisa nella direzione sopra illustrata, darà forza alle sue parole e contribuirà ad aumentare il prestigio morale dell'Istituzione che Lei rappresenta.

Diversamente siamo alle solite.

Andremo verso un ulteriore indebolimento della fiducia che il popolo nutre nei confronti della politica e delle Istituzioni pubbliche in genere.

Distinti saluti.

2 GIUGNO 2010. Festa della Repubblica.






























il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

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