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lettera aperta al cardinal Bagnasco

2007-2010 > 2009 > RELIGIONE


21/06/2009



Lettera aperta al Cardinal Bagnasco.


Eminenza.

Mi rivolgo a lei sia in quanto uomo di fede che come capo della chiesa italiana.

Lei conosce meglio di me i valori che il nuovo testamento ha portato all'umanità: l'uguaglianza tra gli uomini, il rispetto e l'amore per i propri simili, la dignità di chi soffre per la malattia o per la miseria, la difesa dei più deboli, la pace, la misericordia e la giustizia.

E' tutto scritto nelle Beatitudini.


Nel Vangelo di Luca il discorso delle montagna è molto articolato e complesso e come lei ben sa, ma come molti sicuramente non sanno, le benedizioni sono seguite da inappellabili maledizioni.

Mi permetto una breve citazione, ad uso di chi non ricorda.


'Ma guai a voi, o ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione!

Guai a voi che ora siete sazi perché patirete la fame!

Guai a voi che ora ridete, perché sarete nel dolore e nel pianto!

Guai a voi, quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché in tal modo agivano i vostri padri verso i falsi profeti!'



E' tutto molto chiaro.

Ora, se è vero che il cristianesimo si è affermato e imposto grazie al sostegno degli imperatori romani, da Costantino in poi, è anche vero che, prima, era riuscito a conquistare vaste masse di fedeli semplicemente annunciando la buona novella delle beatitudini.

Non è mia intenzione, alla luce dei principi sopra richiamati, criticare il comportamento di molti rappresentanti della chiesa cattolica: già è stato fatto, con risultati piuttosto deludenti.

E in ogni caso ognuno, poi, dovrà vedersela con il Dio in cui crede che certo non si farà abbacinare dal rosso delle porpore né ingannare dai sofismi teologici.

Mi preme invece richiamare la sua attenzione sul ruolo esercitato dalla chiesa in Italia, visto che lei è il presidente della conferenza episcopale.

Tutte le istituzioni che fanno capo alla Chiesa cattolica godono nel nostro Paese di indubbi vantaggi: economici, 'politici' e di immagine.

Quelli
economici sono noti a tutti: sono innegabili e molto sostanziosi.

I
'politici' sono relativi al peso che l'opinione della gerarchia ecclesiastica esercita sulla preparazione e sulla promulgazione delle leggi della Repubblica e sulle prese di posizione dei governi, a qualunque schieramento essi appartengano.

Il privilegio
di immagine è certamente superiore a quello di cui la chiesa beneficia in qualsiasi altro Stato europeo: non c'è affermazione del papa o sua che non vengano riportate ed amplificate dai media.


Tutto questo è potere, per dirla con una sola parola.


Quel potere che, a detta del Vangelo, dovrebbe essere aborrito dai cristiani.

Ammettiamo pure che esista anche una forma di potere positivo, tale da poter essere messo al servizio della causa evangelica: che uso ne ha fatto e ne fa la chiesa?

L'ha forse messo in campo per denunciare e ridurre le disuguaglianze sociali che, in Italia più che in altri Paesi, hanno raggiunto livelli insopportabili?

Non pare.


L'ha impiegato per contrastare lo strapotere della televisione e la sua corrosiva azione diseducatrice e corruttrice?

Saltuariamente e in modo molto flebile.


L'ha esercitato per combattere gli egoismi, per correggere le deviazioni autoritarie e razzistiche, per stigmatizzare l'immoralità di certi comportamenti e la perniciosità di tanti discorsi?

In maniera evasiva senza mai colpire nel segno.


Di che cosa si è occupata, allora, la chiesa italiana negli ultimi tempi?

Di martoriare con espressioni scandalose e irricevibili il povero Beppino Englaro che ha avuto l'unico torto di voler dare una sepoltura dignitosa alla propria figlia, morta 17 anni fa.

(Poco tempo prima l'ha fatto con Piergiorgio Welby).


Di dettar legge sulle procedure concernenti la sessualità e la procreazione facendo approvare norme indecenti e micidiali, tali da ledere profondamente la dignità delle donne e la salute dei nascituri.


Di voltare la testa dall'altra parte per non vedere lo scempio che della morale e dei valori cristiani veniva e viene fatto da chi, al governo, foraggia la chiesa e le sue istituzioni.


Che dire?

Non c'è molto altro da aggiungere.

Ogni cristiano fedele al Vangelo saprebbe che cosa fare.

Probabilmente la chiesa continuerà per la sua strada esattamente come prima, come ha sempre fatto.

Perché la partecipazione ai vantaggi del potere comporta, necessariamente, l'adozione di comportamenti propri di una istituzione autoritaria.

Rinunciando al potere la chiesa rischierebbe di dover tornare agli inizi, forse anche alle persecuzioni, sicuramente al silenzio e all'oblio.

Quanti vescovi, quanti cardinali sarebbero disposti ad affrontare questa eventualità?

E' pronto, lei?



Ma allora se non si può e non si deve rinunciare al potere, perché non rinunciare al Vangelo?


Sarebbe molto più semplice, in fondo, e meno doloroso.

Sarebbe un atto di chiarezza e di onestà: che permetterebbe di capire meglio le prese di posizione della chiesa e restituirebbe Gesù e i suoi primi discepoli alla loro originaria dimensione profetica.

Lo so che il papa nel suo discorso di Ratisbona, che tanto ha irritato i musulmani, con un colpo di bacchetta magica ha trasformato la chiesa cattolica nella più fedele (se non unica) interprete del pensiero greco.

Lo so che la chiesa da una parte si considera depositaria unica e immutabile di valori eterni, dall'altra proclama la sua storicità rivendicando la necessità di adattare il messaggio evangelico a culture e tempi differenti.

Ma un conto è l'adattamento, un altro è il tradimento.


Non le sembra che la chiesa, oggi, dovrebbe fare discorsi completamente diversi, dovrebbe venerare Dio in tutt'altra maniera, dovrebbe seguire le orme di Cristo in un modo più genuino e autentico?

Non me ne voglia.

Ma sono convinto che sarebbe necessaria una riflessione approfondita e spassionata.

Anche per non incappare in brutte sorprese, nell'al di là.


Visto che ci credete.

Se ci credete.


Ossequi.
















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