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lettera aperta al Presidente della repubblica

2007-2010 > 2009 > POLITICA


21/06/2009


Lettera aperta al Presidente della repubblica.


Illustrissimo signor Presidente.

Se penso che qualche decennio fa l'avrei chiamata compagno mi sento prendere da un forte senso di spaesamento.

Anche se, a dire il vero, lei è sempre stato un compagno un po' particolare, più tendente al rosa che al rosso.

Non le scrivo, tuttavia, per amore di dietrologia ma soltanto per richiamare alcuni aspetti del nostro oggi che sono talmente macroscopici da risultare quasi invisibili.

Succede un po' come quando ci si avvicina ad un banco di nuvole o a una zona immersa nella nebbia: quando si è ad una certa distanza si notano sia le nuvole che la nebbia, quando si è dentro non si vedono più né le une né l'altra.

Che cosa succede da qualche tempo in Italia?


Che si dovrebbe fare una urgente riforma della Giustizia che tuttavia non si può fare visto che il presidente del consiglio, implicato in una miriade di procedimenti, non vede l'ora di sfasciare il terzo potere della repubblica.

Che viene alimentato sempre più un vero e proprio odio verso il diverso e il bisognoso, al punto che certe istituzioni internazionali hanno parlato apertamente di razzismo.

Che alcune forze politiche perseguono ostinatamente obiettivi egoistici di regione o di area infrangendo lo spirito di solidarietà nazionale e mettendo a rischio la stessa unità.

Che il territorio nazionale è progressivamente distrutto e divorato dal cemento e, con la ventilata costruzione delle centrali nucleari, verrà portato sull'orlo di un abisso di cui nessuno conosce i contorni.

Che ci sono ministri della repubblica che, non paghi di aver fatto parte di organizzazioni legate al defunto partito fascista, continuano imperterriti a rivendicare per i combattenti repubblichini un onore che, non solo il buon senso e la consapevolezza storica ma perfino la Costituzione vietano di concedere.

Che l'informazione televisiva, che dovrebbe essere frammentata e distribuita in più mani, è invece in gran parte nella totale disponibilità di un solo personaggio che, grazie a quel controllo, è diventato anche presidente del consiglio.

Si potrebbe continuare ma mi fermo.



Lei forse non sa che cosa voglia dire insegnare ai ragazzi l'educazione civica in un Paese in cui alcune delle più alte cariche dello Stato si ingegnano tutti i giorni a spazzare via ogni forma di morale, ad irridere lo stesso concetto di virtù civica.

Io l'ho provato, ed è un'esperienza frustrante e deprimente, una fatica di Sisifo che logora senza produrre risultati apprezzabili.


Per questo non mi meraviglio quando il CENSIS 'scopre' che l'Italia è preda di un degrado morale quasi inarrestabile: non mi stupisco anche se la cosa mi prostra.


So perfettamente che lei interviene spesso ad ammonire e ad indicare la strada, a richiamare e a spronare.

Di questo le do atto.

Ma le sue reprimende, quando non hanno per destinatario il popolo, risultano piuttosto vaghe e anodine e, temo, inefficaci.

I suoi richiami, per dirla tutta, sono generici, rivolti a tutti e a nessuno, pienamente rispettosi della forma delle convenzioni, lontani dalla sostanza delle cose e degli eventi.

Ci sono a volte dichiarazioni di alte cariche dello Stato che costituiscono un vero e proprio vulnus della Costituzione o della moralità civica: eppure dal Quirinale non esce una parola.

Forse è tempo di farsi carico del bene generale più grande di cui un popolo possa disporre: di quei valori di solidarietà, di umanità, di rispetto, di partecipazione, di uguaglianza che sono i pilastri della nostra Costituzione.

Forse è anche il tempo di intervenire con energia e con chiarezza nei confronti di tutti coloro, qualunque sia la loro carica, che scientemente o no operano per la distruzione di quel patrimonio.

Forse è il momento di recuperare un minimo di sostanzialità, inverando in qualche modo la pura e semplice formalità.

Anche
Vittorio Emanuele III° ha sempre rispettato la forma della legge: ma a forza di pura e semplice forma sappiamo tutti com'è finita.

Tutti sappiamo come i padri costituenti, e i cittadini che hanno votato nel referendum del 1946, hanno giudicato il suo operato.

La nostra situazione, d'altra parte, è ben fotografata dai media stranieri.


Richiamando la similitudine della nebbia bisogna riconoscere che, noi che ci siamo dentro, non ci rendiamo più conto di quanto siamo caduti in basso.

I media stranieri, che ne sono ancora fuori, lo vedono invece benissimo e cercano in ogni modo di farci aprire gli occhi.

Questo è un dato incontrovertibile: a meno che non creda anche lei alla panzana del complotto 'estero' manovrato dalla debolissima 'sinistra' italiana.

La litania del complotto, come lei ben sa, era il refrain del regime fascista che, tra tutti i difetti, aveva almeno il pregio di proclamare con estrema chiarezza le sue linee guida e i suoi intendimenti.


Tra le altre cose sempre il CENSIS ha costatato che i risultati elettorali sono stati fortemente influenzati dai telegiornali e dai programmi televisivi in genere.

Lei sa benissimo (non so se fa finta di non saperlo ma questo è un altro discorso) chi controlla in modo ferreo e implacabile tutti i programmi televisivi che contano: e sa anche che il controllore supremo siede a palazzo Chigi proprio grazie a questo totale monopolio.

Possibile che un Presidente della Repubblica non abbia niente da dire su questa esiziale anomalia che, di fatto, soffoca e distrugge la democrazia nel nostro Paese?

E' tutto.



Può darsi che la democrazia non sia in pericolo ma certo i pilastri fondanti della coesione nazionale sono stati vistosamente intaccati.

Se mi posso permettere, mi aspetto interventi più mirati e decisi finalizzati alla ricostituzione di quei valori che soli possono tenere unito e salvare un popolo.

Cosa che non può in alcun modo fare la pura forma della legge.

Ossequi.


















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