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l'informazione al tempo del colera

2007-2010 > 2010 > RIFLESSIONI


06/03/2010

l'informazione al tempo del colera



(ho mantenuto la dizione originale di Marquez anche se, fortunatamente, non siamo alle prese con un colera vero e proprio. Viviamo tuttavia in una situazione 'colerosa', 'diarroica', 'schizofrenica' che giustifica ampiamente il riferimento)


Nell'era dell'informazione è sempre più difficile ottenere informazioni.

Vico diceva, l'ho già ricordato, che senza interpretazione (filosofia) i fatti sono ciechi; e, d'altra parte, le interpretazioni senza i fatti (filologia) sono vuote.

Noi non siamo né senza fatti né senza interpretazioni: siamo semplicemente sommersi da una cascata di mozziconi di fatti, affondati dentro un calderone sempre fumante di interpretazioni (per lo più partigiane).

Tanto che non sappiamo più distinguere un fatto da una interpretazione, non sappiamo più capire un fatto né 'leggere' una interpretazione.


Al punto che non sappiamo neppure più che cosa sia un fatto, quale sia il suo valore e la sua importanza.


Ho sentito poco tempo fa due distinti signori, un po' anziani, certamente laureati, definire gli interventi di
Fede, all'interno del suo 'telegiornale', chiari, precisi, circostanziati e obiettivi.

Come delle persone munite di senno e fornite di un po' di istruzione possano affermare certe cose, rimane per me un mistero.

Meglio: è il segno dei tempi degradati e stravolti in cui ci tocca vivere.


Il giornalista del TG1 (diretto da
Minzolini) che ha dato notizia del pronunciamento della Cassazione sul caso Mills, ha parlato esplicitamente di 'assoluzione', mentre la Corte aveva usato il termine 'prescrizione'.

Si tratta di due concetti del tutto diversi: scambiare l'uno per l'altro non è solo segno di malafede ma di una vera e propria volontà di negazione e di stravolgimento.



La
rassegna stampa di tutte le televisioni, soprattutto quelle RAI, include sempre due quotidiani quali Libero e Il Giornale che sono dei puri e semplici organi al servizio del padrone e non strumenti di informazioni.

Come tali andrebbero, forse, inseriti tra i quotidiani di Partito, non certo a ridosso della grande stampa 'indipendente'.

Bisognerebbe inventare una rassegna della stampa che non fa informazione, che fa apertamente disinformazione: in quell'ambito potrebbero occupare il primo posto.



Libero, il foglio diretto da quell'illustre personaggio che risponde al nome di
Belpietro, oggi titola: Silvio ce l'ha fatta, rapina sventata.

Il riferimento è al decreto legge, subito controfirmato da
Napolitano, che cancella gli errori commessi dal PDL nel presentare le liste e rimette tutti in corsa per il voto regionale.

Fare delle elezioni senza il principale partito politico rappresentato in Parlamento forse non era una cosa seria: ma il PDL nei pasticci ci si era messo da solo.

Non aveva potuto rispettare i tempi né le procedure perché dilaniato da lotte intestine fino all'ultimo secondo.

Avrebbero potuto riconoscere subito l'impiccio, additare i responsabili e chiedere all'opposizione che 'l'errore' fosse in qualche modo sanato.


E invece no.

Può il grande capo ammettere di aver sbagliato?

Assolutamente no: né in proprio né per interposta persona.

Allora il dato nudo e crudo viene rovesciato, le scorrettezze sono attribuite all'avversario, il pasticcio è imputato ai magistrati.

Belpietro, direttore di Libero al soldo della famiglia Berlusconi, prende la palla al balzo per far giganteggiare ancora di più il suo datore di lavoro: superman che sventa una rapina dei cattivi comunisti.

Quando si tratta semplicemente del pre - potente di turno che usa i suoi numeri in Parlamento per imporre uno stravolgimento delle norme.



Più fine e, in un certo senso, 'luciferino' mi sembra l'altro direttore di casa Berlusconi,
Feltri issato alla guida de Il Giornale, il megafono quotidiano del capo.

Feltri è, come tutti sanno, il killer infallibile di tutti i critici del padrone, un
bounty killer che avrebbe fatto impallidire persino Klaus Kinsky.

Ricordo solo, a mo' di esempio, il caso Boffo.

Nel suo foglio odierno leggo questo titolo: '
chi sta cercando di incastrare il papa'.

Il riferimento è alla notizia che denuncia casi di pedofilia anche all'interno del coro delle voci bianche diretto per anni da
Georg Ratzinger, fratello dell'attuale pontefice.

Questo è il fatto.


Naturalmente allo stato delle cose, nessuno parla di un coinvolgimento del fratello del papa e, aggiungo io, anche ciò risultasse dalle testimonianze di ex convittori, la cosa con il papa non avrebbe niente a che fare.

Certo, al pontefice non potrebbe certo piacere una simile eventualità, ma, in ogni caso, si tratterebbe di qualcosa che avrebbe a che fare sempre e soltanto con suo fratello.

Nessuno, fin qui, si è inventato, a proposito di questa notizia, di tirare in ballo il papa.

Feltri fa un'operazione simile a quella di Belpietro: si inventa un laido attacco al papa, un colpo basso, per ergersi a difensore dello stesso, per proclamarsi alfiere del pontefice contro i presunti (inesistenti) assalitori.


Forse ha qualcosa da farsi perdonare dalla Chiesa, viste tutte le panzane che si è inventato sulle trame e sui conflitti interni al Vaticano.

Di fatto l'unico ad adombrare un coinvolgimento del pontefice nella faccenda è proprio e solo lui.

E' lui solo che scaglia fango sul papa, sia pure in via ipotetica.


Il tutto partendo da una notizia, stravolgendola e facendola diventare un'altra cosa.



Ogni tanto qualcuno mi chiede perché, qualche volta, io esprima il desiderio di andare ad abitare fuori dall'Italia.


Leggere tutte le mattine una nutrita rassegna stampa su Internet, accendere il televisore più volte nella giornata e constatare, ogni giorno di più, che i fatti sono spariti dai nostri organi di informazione, mi pare un motivo più che sufficiente per desiderare di cambiare aria.

Lo so: potrei non guardare più le news, non ascoltare i telegiornali, non frequentare i siti dei quotidiani.

Potrei fare mille altre cose o istupidirmi in cento altri modi: le occasioni e le proposte non mancano.


Ma, come diceva
Gaber, non ci riesco; ce la faccio solo per un po' e poi ritorno e ripiombo dentro la plumbea grigia melassa.

Insomma, 'mi ci immischio' sempre daccapo.


Non riesco a capire come abbiamo fatto a precipitare così in basso, molto più in basso di quanto non fossimo un tempo.

E sì che l'istruzione è aumentata e ci sono in circolazione molti più diplomati e laureati di qualche decennio fa.

Evidentemente né i diplomi né le lauree mettono al riparo dall'idiozia.


E sicuramente c'è qualcosa che non va nella nostra scuola se, ad un oggettivo aumento della scolarizzazione, corrisponde una capacità critica quasi nulla.

Immanuel Kant criticava la scuola del suo tempo perché troppo incline ad imbottire gli studenti di nozioni e incapace di stimolare la loro creatività e il senso critico.

Dopo più di 2 secoli le sue osservazioni restano di grande attualità: gli insegnanti sono preoccupati di far sì che gli studenti apprendano ciò che è scritto sui libri, non si preoccupano di farli ragionare con la loro testa, di instillare nelle loro menti lo spirito critico.

E così, mano a mano che si va avanti, abbiamo persone con un grado di acculturazione un pochino più elevato ma sempre pronte a pendere dalle labbra del primo imbonitore che si presenta sulla piazza.

Non sarà facile uscire da questa situazione.


E nonostante tutto mi auguro che, prima o poi, si materializzi un'alternativa al desiderio di mollare tutto e di fuggire all'estero.

























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