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lodo marchionne

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martedì 17 agosto 2010

lodo Marchionne



La notizia shock arriva dall'estremo oriente, tanto per cambiare.

La Cina, ha superato quanto a Pil, il Giappone.


Si insedia al
secondo posto dell'economia mondiale e prende di mira gli USA.

La Cina, è noto, è guidata da un regime che continua a definirsi comunista.


E' un caso in cui le parole sono state svuotate interamente del loro significato e vengono usate solo per fini di comodo.

Il comunismo è stato fondato da Marx che ne ha dato questa definizione (cito a memoria da 'L'Ideologia tedesca').

Un sistema di produzione in cui: + i mezzi di produzione e i prodotti sono di proprietà comune; + tutti sono tenuti a contribuire con il proprio lavoro al benessere della società; + ciascuno deve dare in base alle sue possibilità e deve avere dalla società tutto ciò di cui ha bisogno; + ognuno deve poter coltivare le sue attitudini ed esplicare nel modo migliore la propria personalità.

La Cina è un Paese in cui: * dominano delle cricche di potere (economico, politico, militare, ideologico) che assorbono e gestiscono l'intera ricchezza prodotta; * i lavoratori sono trattati come schiavi e conducono una dura esistenza al limite della sopravvivenza; * più di un miliardo di persone non possono vantare diritto alcuno; * tutte le decisioni sono prese dall'alto sulla testa e sulla pelle delle popolazioni che non hanno alcuna voce in capitolo e possono solo eseguire gli ordini.

E' del tutto incomprensibile che cosa abbia a che fare con il comunismo un regime del genere.


Che, se mai, richiama alla memoria le
esperienze autocratiche orientali dei secoli (millenni?) passati.

Marchionne è l'amministratore delegato della Fiat: ultimamente si è distinto per il suo modo perentorio e autoritario di risolvere i problemi aziendali.

Ha indirizzato agli operai (e ai sindacati) parole dure, inequivocabili e indiscutibili:
o accettate di produrre in un certo modo (aumentando i carichi di lavoro e rinunciando a molte delle conquiste sindacali acquisite nel tempo) oppure chiudo gli stabilimenti italiani e vado a produrre in Serbia (avrebbe voluto dire in Cina, in realtà non ha osato tanto e si è fermato a metà strada).

Marchionne invidia dal profondo del cuore la situazione cinese e vorrebbe ardentemente che gli operai italiani accettassero di lavorare e vivere come gli schiavi di quel Paese.

Non so se il grande manager riuscirà a imporre
il suo diktat ma è certo che la situazione dei lavoratori italiani si è fatta piuttosto critica e, probabilmente, le loro condizioni di vita, in generale, sono destinate a deteriorarsi.

Di fatto è successo qualcosa di impensabile fino a qualche decennio fa: la guida dell'umanità non è più prerogativa dei politici eletti dal popolo ma è passata agli imprenditori, ai finanzieri, ai grandi capitalisti, per essere più chiari.


I quali, per raggiungere in maggior tranquillità il loro scopo, hanno usato e usano i loro notevoli capitali per
partecipare alle elezioni e per impadronirsi anche del potere politico.

Così il cerchio è chiuso.


E' quindi iniziata la rincorsa del grande capitale occidentale ad importare e a imporre il modello cinese anche dalle nostre parti.

Se non ci sarà una adeguata e ferma reazione dei popoli, il nostro benessere è destinato ad assottigliarsi considerevolmente:
si ritorna alle origini.

Quando una minoranza privilegiata assorbiva tutta la ricchezza e dominava incontratata su masse di schiavi impotenti.


Marchionne è bravo a dettare i suoi ukase.

Per quanto mi riguarda
gli farei fare il salto della barricata: metterei lui a lavorare da schiavo per 10 ore al giorno e a percepire, alla fine del mese, il suo meritato salario da fame.

Perché lo devono fare solo i figli del popolo?

Credo che uno stage di 2 - 3 anni in una fabbrica cinese basterebbe a indurre il nostro a pensieri più 'umani'.


Il mondo occidentale avrebbe tutti gli strumenti per
costringere la Cina ad adottare delle politiche economiche più rispettose delle persone e quindi a ridurre drasticamente la sua capacità di concorrenza.

Mi auguro che lo faccia.


Diversamente potrebbe andare incontro a dei sommovimenti sociali difficili da gestire, se non a delle
vere e proprie rivoluzioni.

Perché quando il popolo è oppresso oltre certi limiti, può capitare di tutto.

Anche questa è storia nota.




















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