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MAGGIO

2007-2010 > 2010 > GIORNO PER GIORNO


27 maggio 2010

credibilità




Tagli e sacrifici.

Sono sempre dolorosi.

Talvolta sono necessari.

L'unica condizione richiesta è la credibilità.


Cioé: chi li chiede deve essere credibile, deve avere le carte in regola per farlo.

Solo così si può creare, sulla manovra dolorosa, un minimo di consenso.

Ora: sono credibili i signori che hanno chiesto agli italiani di tirare la cinghia?


La domanda è retorica perchè è del tutto evidente che non lo sono.

Con quale faccia il signore delle televisioni, che in tutti questi anni non ha fatto altro che aumentare i suoi guadagni privati, si presenta in televisione a imporre, agli altri, i sacrifici?

Lui che ha sempre negato la crisi e che ha vinto la campagna elettorale insultando Prodi e Padoa Schioppa perché stavano attenti ai conti.

Adesso, a corto di argomenti, cerca di dare la colpa all'Europa: è l'UE che ce lo chiede.


Non solo: ha avuto pure l'infingardaggine di dire che l'attuale situazione è colpa della sinistra.

Ma come: in tutte le sue comparsate dal valletto-servitore Vespa, non ha fatto altro che irridere e insultare Prodi, ritenuto schiavo delle cifre e incapace di procurare agli italiani un autentico benessere.

D'altra parte, che cosa pretendere da uno che la faccia non ce l'ha più da un pezzo!


L'altro che chiede sacrifici è Tremonti, il commercialista dei ricchi che cercano tutte le scappatoie per non pagare le tasse, l'inventore della finanza creativa che doveva superare la noiosa aritmetica dei costi e dei ricavi e doveva procurare ricchezza a go-go.

Improvvisamente, è diventato schiavo dei numeri, che devono essere salvaguardati costi quel che costi.

Dove sono, adesso,
i Gasparri, i Capezzone, i Bonaiuti sempre pieni di parole vuote e offensive?

Perché non si affacciano più dai teleschermi a spiegare agli italiani che devono fare ancora più sacrifici?




Per essere credibile, una
manovra dovrebbe colpire tutti e in maniera progressiva.

E invece, a quel che è dato di capire, su certe aree di popolazione e su alcune Istituzioni ci va leggera:
colpisce come un maglio i soliti noti.

Bossi, che ha sempre tuonato contro lo spreco di danaro pubblico, si erge adesso a difesa delle istituzioni del nord e ringhia che è pronto alla guerra civile.

Che pena: soprattutto per i suoi elettori.


Pare invece certa
una bella tassa sul turismo a Roma (solo a Roma, chissà perché): una tassa che, contrariamente a ogni logica, ha ottenuto anche la benedizione del sindaco Alemanno.

Che, evidentemente, è più preoccupato delle sorti del governo nazionale della sua parte politica che della città che amministra.



Per concludere: che cosa vuol dire che si fanno tagli e si impongono sacrifici ma non si aumentano le tasse?

Significa soltanto che
si colpiscono in maniera pesante e insopportabile i ceti medio bassi e si lasciano intoccati i soliti benificiari.

Se non è un aumento mascherato delle tasse, questo, è qualcosa di molto peggio.


Questo governo, questa classe politica non ha alcun titolo per chiedere e imporre sacrifici.

Ha vinto le elezioni dicendo e promettendo tutt'altro.

Decenza vorrebbe che riconoscesse il suo fallimento e si togliesse di mezzo.


Probabilmente ci vorrebbe un governo tecnico, un governo più neutrale,
un governo del Presidente (quello della Repubblica): solo un tale governo potrebbe varare una manovra equanime e ricompattare la nazione.

I signori che ci governano sono sì legittimati, in quanto eletti dal popolo ma, avendo fatto della menzogna, dell'ipocrisia e della presunzione i loro abituali strumenti di lavoro si sono, di fatto, auto esautorati.

Dovrebbero solo abbandonare quella scena che non è più la loro.








25 maggio 2010

desaparecido ...



Non so se avete notato ma in questi ultimi tempi
Berlusconi ha abbandonato le scene, s'è dato, come si dice.


[Se è per questo anche la Lega si è un po' data: come faranno i suoi capi che si sono ingrassati con 'Roma ladrona' a chiedere ai loro elettori dei sacrifici che permettano a chi sta in alto di continuare la festa?]


Il perché è molto semplice:
lui è l'uomo dei lustrini, della pubblicità, delle veline e delle escort, del guadagno facile ...

Ha vinto le elezioni promettendo aumento di reddito e taglio delle tasse: contro il duo
Prodi-Padoa Schioppa che praticava una politica accorta di contenimento e di lotta serrata all'evasione.

Che cosa ci può raccontare adesso?


In mano non gli è rimasta neppure una carta e allora si defila e manda avanti gli altri: i Tremonti (il mago della finanza creativa che doveva risolvere tutti i problemi senza far pagare le tasse); i Bonaiuti (uno che ha dimostrato di essere pronto, per il suo capo, a mettere la sua bella faccia proprio su tutto); i Letta (monsignor Letta, il cui nome sta girozonlando nelle carte della cricca).

Pure
Montezemolo, che pure non si può considerare un comunista di opposizione, ha affermato con chiarezza che sono state dette delle bugie sulla crisi e che quindi si è perso del tempo prezioso: che adesso paghiamo con gli interessi.

Ma le bugie, caro Montezemolo, servivano per vincere le elezioni: il resto non importa.

Ma lui che fa, nel frattempo?


Va dal fido
servitore-confessore Vespa a raccontargli i casi suoi.

E Vespa naturalmente, con un tempismo degno del più ligio dei valletti, anticipa proprio adesso, proprio nel bel mezzo della crisi, le 'confessioni' del suo capo.

In tempo di crisi si raccontano disgrazie personali, condite dalle solite bugie: la fine del matrimonio con Veronica, l'operazione alla prostata, l'inesistenza del conflitto di interessi ...


Ma a noi che cosa interessa?

Non abbiamo, ognuno, i nostri guai?


Nessuno di noi ha un Vespa per megafono e allora perché dobbiamo stare a sentire anche queste storie penose?

E la privacy, dov'é?


Non sono questioni personali che dovrebbero restare rigorosamente riservate?

Perché gettarle in pasto a tutti?

Perché fa comodo?


Basta che non si pubblichino le intercettazioni, che parlano non di affari privati ma di meschinità e volgarità, di mercimonio e di illegalità.

Quelle allora vanno impedite o, nell'ipotesi più nera, vanno secretate.

In modo da permettere alla cricca (alle mille cricche annidate nei palazzi del potere e dintorni) di prosperare alla faccia (e a danno) del popolo italiano.

Lui, in fondo, ha sempre e solo il suo chiodo fisso in testa:
evitare i processi e restare impunito.

Nei secoli dei secoli.



NOTA

La crisi e la manovra.


*. Non dovrebbe essere il governo che ha vinto le elezioni negando la crisi e combattendo la rigorosità della gestione della finanza pubblica a governare l'attuale momento e a imporre sacrifici.


*. La crisi è nata dal fatto che per decenni i governi (democristiani prima, di Craxi poi: mai comunisti) hanno concesso favori al loro elettorato senza averne la disponibilità finanziaria: facendo e incrementando il debito pubblico.

Gli unici governi che hanno capito la situazione e hanno tentato un'inversione di tendenza sono stati quelli di centro sinistra: che, per aver operato in quel modo, hanno regolarmente perso le elezioni.


*. In ogni caso adesso siamo proprio nella melma e quindi è necessario, se non proprio rientrare dal debito (operazione quasi impossibile, credo, viste le sue proporzioni), almeno incrementarlo il meno possibile.

Dato che
il popolo è ormai allo stremo (vista la pressione fiscale, la disoccupazione e la non occupazione dei giovani), i sacrifici dovrebbero partire dall'alto.

Si dovrebbero operare
tagli consistenti alle retribuzioni della casta politica, della magistratura, degli alti burocrati dello stato, dei giornalisti televisivi e di tutto il personale che, in Rai, ha trovato il suo Eldorado.

Si dovrebbe
mettere fine al malaffare degli appalti e dei favori facendo pagare le cricche e tutti i loro beneficiari.

Si dovrebbero
ridurre drasticamente gli appannaggi dei manager pubblici che hanno intascato (e continuano) milioni di euro non per aver prodotto ricchezza ma per aver portato al fallimento quasi tutti le imprese loro affidate.

Anziché ricorrere alle sanatorie e ai condoni (che finiranno per distruggere il territorio e cementificare tutta l'Italia) si dovrebbe imporre una drastica cura dimagrante a tutto quel mondo che ha divorato e divora ricchezza pubblica in quantità industriale.

E si dovrebbero far pagare le imposte a tutto quel vasto arcipelago che sfrutta i servizi pubblici e non vuole pagare un euro di tasse.

Staremo a vedere.


Voglio vedere se questa classe politica che ci governa, così inetta e piccina, sarà capace di innalzarsi sopra la propria servile mediocrità e produrre degli interventi veramente equi e risolutivi.

O se saprà solo essere sempre e fino in fondo se stessa.

In questo caso potrà succedere di tutto.





21 maggio 2010

privacy and me



In Italia si fa un gran parlare di privacy.

Tanto che qualche anno fa, è stata perfino istituita una
Authority per tutelarla.

Quella istituzione è servita, soprattutto, per garantire ai suoi dirigenti retribuzioni e benefits da favola.


E per consentire a qualche potente in fregola di devianze, di poterlo fare senza pagare pegno.

La questione è, in questi giorni, di grandissima attualità vista la legge sulle intercettazioni che è in discussione in Parlamento.

Non bisogna dimenticare che il primo e più potente sostenitore della legge anti intercettazioni è proprio lui,
Silvio Berlusconi, anche se adesso è un po' defilato.

(Ha imparato, infatti, a non esporsi sempre e troppo di persona: dispone di una schiera agguerrita di
fedelissimi servitori, incapaci di tutto e per questo pronti a immolarsi sull'altare del capo)

Perché si vogliono impedire le intercettazioni?

Perché se ne vuole impedire la pubblicazione?


Per tutelare la privacy, si dice.

Si tratta, com'è chiaro a tutti, di una patente falsità.


Forse che qualcuno ha pubblicato le telefonate private tra Berlusconi e sua moglie?

Qualcuno ha reso noti i colloqui telefonici tra Scajola e sua figlia?

Non mi pare che sia mai accaduto.


Se qualcuno ha fatto qualcosa del genere sta dentro
'Il Giornale', il cui direttore adesso si schiera a favore della legge.
Per ovvi motivi.

Sono sempre state pubblicate telefonate che avevano a che fare con azioni illegali, con comportamenti illeciti o, quanto meno, impropri e devianti.

Sono queste, le intercettazioni che si vogliono impedire.

Sono questi i contenuti che non devono essere riportati sui giornali.


La stampa libera e indipendente (non parlo naturalmente dei fogli del capo che, personalmente, non considero 'quotidiani', anche se sono regolarmente inseriti nelle rassegne stampa televisive), con tutti i suoi difetti, è rimasta l'unico strumento di controllo dell'operato dei potenti.

Almeno in Italia.

Bloccato quello, per il popolo sarà la notte.


Personalmente
non sono malato di privacy: non avendo alcuna attività illegale e non essendo dentro alcun traffico illecito, non mi curo minimamente del fatto che le mie telefonate private possano finire nell'orecchio di qualche ascoltatore incaricato dalla magistratura.

Sarà tutto materiale che potrà anche essere ascoltato e immediatamente dimenticato, vista la sua totale irrilevanza.

Così è garantita la mia privacy.


Così non sarebbe se, per esempio, mi trovassi nel giro di persone danarose che mi vogliono comprare un fior di casa, o mi vogliono ristrutturare per niente quella che già possiedo.

Così come non potrei essere tranquillo se si venisse a sapere che, in cambio, ho fatto ottenere al tale un sostanzioso appalto oppure ho favorito l'assunzione, nei ruoli dello Stato o in Rai, dei figli o degli amici di coloro che mi hanno fatto dei favori.

Insomma: sarei gelosissimo della mia privacy se mi trovassi in qualche modo dentro affari loschi o, quanto meno, poco limpidi.


Visto che sono del tutto estraneo a manovre di potere e non sono coinvolto nell'appropriazione indebita della ricchezza pubblica (e, nella mia situazione, si trova la stragrande maggioranza della popolazione italiana) non vedo perché si debbano limitare le intercettazioni e non capisco perché non se ne possa pubblicare il contenuto.

Così come non capisco l'utilità di un'Authority sulla privacy (in difesa della quale basterebbero le leggi già in uso).

Meglio: capisco che i potenti facciano di tutto per garantirsi l'impunità, ma devono anche capire che io non posso essere d'accordo.

Se non hanno nulla da nascondere, non hanno nulla da temere.

Se temono, è perché hanno molto da nascondere.


Ed è la stessa ragione per la quale io (la magistratura e il popolo tutto) voglio che il malaffare venga scoperchiato e perseguito.

Come gesto concreto di buona volontà, metto per primo a totale disposizione della magistratura tutta la mia privacy, affinché la usi come meglio crede.


(Con il che non vorrei farle perdere, inutilmente, del tempo prezioso)






17 maggio 2010

catastrofi ... meschinità ... criminalità


*)

Catastrofi.


Già ne abbiamo viste più di una.

Indotte dall'uomo e indipendenti dai suoi comportamenti.

Le catastrofi hanno sempre segnato la vita del pianeta.

Penso siano del tutto naturali.


Qualcuno comincia a fornire, di questi eventi,
interpretazioni 'teologiche' che mi sembrano del tutto fuorvianti.

D'altra parte è già stato scritto tutto.

Il 1° novembre del 1755 Lisbona (ma anche le coste marocchine e altre parti dell'Europa) fu colpita da un terribile terremoto durato più di 6 minuti e seguito da un disastroso tsunami.

Pare che i morti siano stati circa 100.000: una cifra enorme, visto che la popolazione totale doveva aggirarsi sulle 270.000 persone.

I gesuiti cercarono di sfruttare l'evento tirando in ballo la punizione di Dio per i peccati degli uomini.

Rispose prontamente la cultura laica con
Voltaire e con Kant.

In particolare
Kant argomentò che si trattava di un accadimento del tutto naturale, da studiare con gli strumenti della scienza.

Dio non c'entrava proprio niente: se mai erano gli uomini che, senza studiare le situazioni, costruivano le città nei punti sbagliati.

Argomentazioni che mantengono intatta tutta la loro forza.


E' chiaro che quanto più la Terra viene popolata, tanto più le catastrofi sono destinate a provocare lutti e distruzioni.

Se uno tsunami si abbatte su un'isola deserta, non muoiono esseri umani: se colpisce un'area che è stata sventatamente disboscata e intensamente abitata, provocherà una carneficina.

Ed è chiaro anche che le conseguenze peggiori delle catastrofi le subisce la specie dominante, la più diffusa e popolosa.


65 milioni di anni fa, quando si verificò quell'evento terrificante che sconvolse la Terra, ad essere travolti furono innanzi tutto e sopra tutto i dinosauri che andarono addirittura incontro all'estinzione.

I dinosauri, allora, dominavano incontrastati il pianeta.



*)

Meschinità e criminalità.


Mentre siamo sotto scacco a causa di gravissime catastrofi ambientali (ricordo per tutte la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico e l'azione incessante e sempre più minacciosa del vulcano islandese), e mentre siamo salassati da una crisi economica che sembra non finire mai, i nostri politici si arrabattono e si ingegnano a rubacchiare, a spartirsi brandelli di ricchezza pubblica, a scambiarsi favori a danno dei contribuenti, a trasferire all'estero capitali e beni sottratti alla collettività.

Sono di oggi le rivelazioni del
trans Natalì: mentre ai clienti abituali richiedeva per le sue prestazioni una cifra che si aggirava sui 100 euro, a Marrazzo ne domandava anche 5000.

Perché, ha detto, l'ex presidente della regione
chiedeva cocaina, tanta cocaina, in maniera insistente e continuata.

E Marrazzo
(da presidente di mattina andava nelle scuole a tenere conferenze contro la droga, di pomeriggio si recava dal trans con la macchina blu di servizio, a farsi di coca) quando ha lasciato ha chiesto scusa alla moglie e alle figlie ma non ha avuto nemmeno una parola per coloro che lo avevano votato e per i cittadini del Lazio.

Calderoli ha proposto il taglio del 5% degli onorari dei politici; Bossi ha rincarato chiedendo il taglio anche degli onorari dei magistrati.

Ma qualcuno ha anche subito aggiunto, che non sono quelle le misure che possono soddisfare il fabbisogno dello Stato.

Che, quindi, bisogna intervenire su stipendi, sanità e pensioni.


Ho già detto più volte (vedi anche, sotto, l'intervento del 15 maggio) che se si interviene decisamente e in maniera radicale (la proposta del 5%, oltre che ridicola è anche offensiva) sui privilegi della nomenklatura (molto più vasta e diffusa di quanto si possa pensare) forse non si risolvono completamente i problemi di bilancio, ma si comincia a imprimere una svolta.

Solo su quella base si potrebbe poi, eventualmente, richiedere al popolo ulteriori sacrifici.

Ma credo non sarà così.


La proposta minima della Lega doveva essere ripresa e rilanciata dagli altri, soprattutto dall'opposizione.

Invece già non se ne parla più.

Probabilmente non ne faranno niente.

Faranno come al solito.

Ma il centro sinistra, dov'é?


Se non è complice,
perché non afferra la bandiera della moralizzazione (che già è stata di Berlinguer) e la trasforma in un trampolino di lancio?





15 maggio 2010

bugie ... bugie ... bugie ...



I nodi stanno arrivando al pettine.

Dopo la finanziaria leggera di fine 2009, adesso viene preannunciata
una finanziaria 'pesantissima' per l'estate 2010.

Da chi viene proposta?

Da chi sarà imposta al Paese?


Da mentitori di professione.


*)

Il primo è lui, naturalmente,
il signore delle televisioni, il padrone della pubblicità, l'incantatore di professione: anche se adesso si è un po' defilato, anche se la maggioranza degli italiani, contro ogni buon senso, continua a onorarlo della sua fiducia.

+ All'inizio ha proclamato: 'la crisi non c'è'.

+ Poi ha dichiarato: 'la crisi c'è per tutti, non per gli italiani'.

+ Quindi ha affermato: 'è una crisi solo finanziaria, non inciderà sulla produzione né sui posti di lavoro'.

+ Ha infine aggiunto: 'nessuno metterà le mani nelle tasche degli italiani'.


Tutto disastrosamente falso, come tutti possono constatare.

Dopo le beffe, il danno.

Pesantissimo.



*)

Il ministro Tremonti.

Il gran consulente privato dei pescecani che tentavano di dare al fisco il meno possibile.

Ricordate?


Si è proposto come il mago dei bilanci, il genio delle soluzioni, lo stregone della finanza creativa.


Basta con quel pedantissimo Padoa Schioppa, attento solo ai numeri e sempre pronto a dire no a nuove spese e a proporre manovre di contenimento della spesa.

Adesso si è trasformato in una persona seria.

Nel custode dei conti e della finanza pubblica.

Nel severo oppositore ad ogni forma di spreco.

Nell'estensore delle dure manovre tutte lacrime e sangue.


Dov'era prima?

Non vedeva al di là del suo naso o servivano delle menzogne, tanto per conquistare il potere?




*)

La Lega.


Roma ladrona!


Il governo centrale sprecone.

Basta con gli Enti inutili, basta con un Parlamento tanto numeroso e oneroso, via le Province.

Abbassare il prelievo fiscale!

Questi erano i suoi slogan: PRIMA.


POI ha conquistato le Province, ha messo i suoi uomini negli Enti inutili, ha portato in Parlamento molti suoi rappresentanti.

A Roma gli esponenti della Lega si sono arricchiti: alla faccia degli italiani e, soprattutto, alla faccia dei suoi 'ignari' elettori (che, beati e beoti, continuano ad andare in massa alle sorgenti del Po per la ridicola cerimonia delle ampolle; che, travestiti da zotici del Medio Evo, continuano ad affollare le spianate di Pontida ad osannare i loro capi, lucidi e grassi della sconcia ricchezza di Roma ...)

Adesso
Calderoli, con la sua faccia stralunata da inquilino di quei manicomi che sono stati aboliti per legge, propone una riduzione del 5% degli appannaggi dei parlamentari.

Una mossa populistica che ha l'unico scopo di tenere ancora agganciati i suoi elettori.

Una mossa ridicola.


Offensiva per tutte le persone che conservano un minimo di senno.

Anche perché
implica, automaticamente, una riduzione del 5% di tutti gli stipendi a carico dello Stato: che, quindi, peserebbe pochissimo su lorsignori, mentre sarebbe molto gravosa per chi prende 1000 euro al mese o poco più (e anche poco meno).



Che cosa avrebbe dovuto proporre, per essere credibile?


Dimezzamento di tutte le voci che contribuiscono a formare l'onorario degli 'onorevoli'.

Dimezzamento delle retribuzioni degli assessori e dei consiglieri regionali [a un Trota, non basterebbero 5000 (dicasi cinquemila) euro al mese?].

Abolizione immediata di tutti gli enti inutili e delle Province.

Abolizione di tutti gli scandalosi privilegi di cui gode la nomenklatura nazionale: di quelli noti e di quelli (molto più numerosi) sconosciuti.

Dimezzamento degli stipendi, delle pensioni e delle gratifiche degli alti burocrati dello Stato (magistrati, militari, direttori generali ...).

Drastica riduzione delle buonuscite dei grand commis e dei manager pubblici.

E via elencando.



L'Italia non ha bisogno di pannicelli caldi o di proposte populistiche.

Se ha bisogno di una cura da cavallo tale deve essere.

E, vista la situazione, non si può che cominciare dall'Alto.

Se, una volta operato in quel senso, ci sarà bisogno d'altro si vedrà.


Non prima, però, né durante: solo dopo.



Ma,
chiediamoci: possono operare questi interventi coloro che fino a ieri (e ancora oggi) hanno mentito in maniera tanto spudorata e sfacciata?

E ancora di più:
con quale faccia quelle persone che sanno solo dire bugie pretendono di farci la morale?

Con quale coraggio, adesso, si accingono a svuotare le nostre tasche dopo aver arraffato il potere promettendo benessere o, quanto meno, sicurezza?

Domande retoriche, certo: visto che la risposta non può che essere univoca.

E tuttavia pochi chiedono conto, ai su citati, dei loro inganni.


Molti sono pronti, se ce ne fosse l'occasione, di riconfermare loro la fiducia, nel segreto dell'urna.

E allora teniamoci le bugie.


E anche le mazzate che i dispensatori di menzogne si apprestano a sferrare.

Quelle sì vere.

Pesantissime e dolorose.








13 maggio 2010


la 'civiltà' delle macchine



Viviamo nella civiltà delle macchine.

Basta che ci guardiamo un po' indietro: due secoli fa comincia a comparire qualche macchina all'interno delle fabbriche.

In giro, niente.


Un secolo fa
le macchine si fanno vedere un po' di più, non solo dentro gli stabilimenti ma anche all'esterno.

Sono
macchine 'comunitarie' per lo più: mezzi di trasporto, soprattutto.

Navi mercantili e passeggeri, treni a vapore.


I primi decenni del '900 costituiscono una sorta di spartiacque:

* compaiono le prime automobili mosse dal motore a scoppio;

* si costruiscono potenti motori elettrici per treni e navi;

* cominciano a volare i primi aerei;

* nasce l'industria del cinema e si fabbricano i primi apparecchi radio;

* ... ... ...

Possiamo dire che la civiltà delle macchine così come noi la viviamo adesso, nasce proprio all'inizio del '900, circa un secolo fa.


Adesso siamo invasi dalle macchine, siamo sommersi dalle macchine. siamo guidati dalle macchine, per non dire schiavizzati.

Dentro e fuori casa.



Tutto questo mi è tornato alla mente leggendo
un articoletto di Repubblica intitolato, appunto, 'Parco auto ...': si riferisce, specificamente, alle automobili.


L'Italia è lo stato europeo con la più alta concentrazione di automobili: 59 ogni cento abitanti.


In Italia circolano 36 milioni e 400.000 automobili.


Una cifra spropositata: che sembra quasi assurda se non fosse vera.


Tra i vari paragoni che si possono fare cito solo questo:
la circonferenza della Terra è di 40.000 km circa; se mettiamo in fila i 36 milioni di automobili (calcolando per ognuna una lunghezza media di 3,5 metri) raggiungiamo la modica misura di 127.000 km.

Mettendo una dietro l'altra le automobili circolanti attualmente in Italia, possiamo fare più di tre volte la circonferenza della Terra.


Questo bel risultato è dovuto a
parecchi fattori:

+) l'umana insipienza;

+) la presenza sul nostro territorio di un'industria automobilistica, determinante in termini di Pil;

+) la totale miopia della classe politica;

+) l'incapacità strutturale di pensare e di realizzare una rete di trasporto pubblico su ferro;

+) ... ... ...


E' bello correre su un'autovettura privata.

E' fantastico provare l'ebbrezza della velocità.


Ma se ci proiettiamo tutti sulle strade, l'autovettura privata si trasforma in una piccola
prigione di lamiera, la velocità, a esser buoni, diventa un mito.

Le macchine, un tempo, rappresentavano la
leggerezza dell'essere: erano l'ebbrezza, il prolungamento naturale dei desideri dell'uomo, la realizzazione dei suoi sogni.

Esprimono. adesso, la
pesantezza dell'essere: la fine del movimento, la morte della velocità, la frustrazione e l'irrazionalità fatte sistema.

Non so se, come soluzione, cominceremo tutti a volare, magari individualmente.

So solo che se avessimo coltivato maggiormente il trasporto pubblico, magari su ferro, saremmo tutti meno nevrotici e meno stressati.

E forse anche un po' più leggeri.






4 maggio 2010

corruzione come prassi


La corruzione è ormai
un'onda nera melmosa che non solo ci impedisce di camminare, ma ci sta arrivando alla bocca.

Sono di questa mattina le dimissioni del ministro
Scajola: ricordate?

Si tratta dello stesso tipo che già aveva dovuto dimettersi, a suo tempo, per aver definito
Marco Biagi un 'rompicoglioni'.

Si è dimesso, ha detto, per potersi difendere meglio.

Ci sono testimonianze incontrovertibili che dicono che il signore (si fa per dire) in questione ha comprato
una casa vicino al Colosseo (del valore superiore a un milione e mezzo di euro) con i soldi di un amico costruttore (cui, evidentemente, il ministro delle attività economiche aveva concesso dei favori).

Lo Scajola, che fino a qualche giorno fa ha negato tutto con grande sfrontatezza (
spalleggiato da Berlusconi che non è certo all'oscuro di certe manovre), oggi, dimettendosi, ha dichiarato di non sapere se la sua casa è stata pagata da altri.


Sì, avete capito bene: gli sono stati versati assegni per pagare un appartamento di un milione e mezzo di euro e lui non sa se la sua casa è stata pagata da altri.


Il fornitore di questi soldi sarebbe un costruttore già in carcere perché coinvolto con altri negli
affari sporchi relativi alla ricostruzione del dopo terremoto a L'Aquila e ai lavori necessari per organizzare il G8 (isola della Maddalena prima e L'Aquila poi).

Anche numerosi burocrati, alti e stretti collaboratori di
San Bertolaso, si trovano attualmente in carcere con le stesse accuse.

Insomma: la nostra classe politica non si accontenta di quello che arraffa alla luce del sole, che è una enormità.

Non le bastano i privilegi, gli appannaggi, gli onorari, le indennità, le liquidazioni stratosferiche le pensioni d'oro e via dicendo.

No: è insaziabile.

E' sempre alla ricerca di un di più in nero.

Ha una voracità che niente e nessuno sembra poter saziare.


Sono milioni di euro che lo Stato (la collettività, noi tutti insieme) versa nelle tasche di questi sciagurati che si fregiano dell'appellativo di 'onorevoli'.

Sono milioni di euro quelli che i suddetti rubano allo Stato (alla collettività, a tutti noi) attraverso le mazzette, le bustarelle, i favori e tutte le altre operazioni in nero.

Sono milioni di euro quelli che sono sottratti alla ricerca, al finanziamento delle attività produttive, all'integrazione dei giovani nel mondo del lavoro.

E noi ingoiamo.

Noi non ci muoviamo.

Non facciamo niente.

Fino a quando?


Forse
fino a quando (potrebbe non mancarci tanto) finiremo come la Grecia: dissanguati e spolpati al punto di chiedere la carità agli altri Paesi europei.

A quel punto, chi ci imporrà le misure draconiane necessarie per risalire la china?

I Berlusconi?

Gli Scajola?

I Bertolaso?















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

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