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massacri e suicidi

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI

(11/06/2008)

I FATTI


GIAPPONE

8 giugno 2008. A Tokyo un giovane di 25 anni 'stanco di vivere' si è lanciato con il suo furgone sulla folla di un quartiere commerciale del centro cittadino; poi è sceso e con il coltello ha cominciato a colpire con violenza tutti coloro che gli capitavano a tiro. Il bilancio provvisorio è di 7 morti e 16 feriti.

Il Giappone ha il più alto tasso di suicidi di tutti i Paesi industrializzati.

I giovani ammazzano e si ammazzano per imitare i protagonisti dei videogiochi o per ripercorrere le gesta degli antichi samurai.

Alcuni si accordano via Internet per morire lo stesso giorno, la stessa ora, con lo stesso mezzo.

Ultimamente si sono scoperti anche i cosiddetti 'suicidi per lavoro straordinario'.


USA

Non si contano più, ormai, i massacri consumati dai giovani americani.

In genere si tratta di giovanissimi studenti che, come i due del liceo di Columbine, si armano fino ai denti vanno nella loro scuola, nella loro Università, nella chiesa del quartiere dove sono adunati i loro compagni, e cominciano a sparare all'impazzata su chiunque si faccia loro incontro.


E sono 13 morti, oppure 6, o anche 32.


Più tutto il corollario di feriti, molti dei quali ne hanno per il resto della loro esistenza.

Per queste imprese si vestono da Rambo, indossano tute nere da combattimento o, come i due del sobborgo di Denver, calzano i lunghi impermeabili dei bounty killer dei film western.

Solitamente, dopo aver condotto un bel po' avanti il massacro programmato, si suicidano o si fanno uccidere dalla polizia.



GERMANIA

Nel 2002 uno studente di 19 anni, vestito da ninja e armato fino ai denti, è entrato nel liceo Gutenberg di Erfurt ed ha ammazzato 14 professori, 2 studentesse e un poliziotto. Poi si è tolto la vita.

Altri tentativi di massacro sono stati sventati dalla polizia.

Come quello di Weiden, Colonia, progettato da due ragazzi di 18 e di 17 anni: quest'ultimo, vistosi scoperto, si è ucciso gettandosi sotto un tram.



FRANCIA

Alexis, figlio sedicenne di due immigrati russi, è in forte contrasto con il padre per via della scuola e della ragazza.

Un giorno stanco di divieti e ingiunzioni, con le armi di cui il padre era collezionista ammazza i genitori ed altre 4 persone.

Prende i soldi del padre va a Parigi, mangia e beve in abbondanza, passa la notte con una prostituta e al mattino seguente si consegna alla polizia.

A Tolone, invece, un ragazzo ammazza la madre, il patrigno e il di lui figlio quindi va per strada e spara a caso su tutti quelli che incontra uccidendo altre sette persone.

Alla fine si ammazza.


FINLANDIA

Nel novembre del 2007 uno studente di 18 anni è entrato nel suo liceo a Tuusula e ha sparato alla direttrice uccidendola; quindi ha ammazzato altre sette persone tra studenti e personale, infine si è tolto la vita.

Aveva anticipato il massacro con un video su YouTube.

Qualche tempo dopo la polizia ha arrestato uno studente di 16 anni che con un video su YouTube anticipava la sua intenzione di compiere a sua volta un massacro.


ITALIA

'Qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi qui in paese.'


Come cantava De André, possiamo dire che anche noi abbiamo avuto i nostri massacri.

Di natura diversa, ma non meno inquietanti.

Anche da noi gli autori sono quasi sempre giovani e le vittime sono, di solito, i famigliari o altri giovani.

Possiamo partire con Doretta Graneris che a 18 anni, nel 1975, con l'aiuto del fidanzato, ammazzò i genitori, i nonni e il fratellino; e continuare poi con Ferdinando Carretta che nell'89 uccise i genitori e il fratello, senza dimenticare Pietro Maso che nel '91 ammazzò i suoi genitori.

L'elenco sarebbe lungo ma voglio solo ricordare, per finire, l'ultimo episodio di Viterbo che, fortunatamente, non ha visto gente ammazzata ma che è emblematico per la sua crudele idiozia.
Un ragazzino di 14 anni è stato arrestato per aver bruciato i capelli ad un suo coetaneo e avergli spento dei mozziconi di sigaretta sul braccio.

Il tutto era concepito come rito iniziatico per concedere l'ammissione al suo 'gruppo'.



QUALCHE RIFLESSIONE


Ho ricordato solo alcuni episodi di cronaca, tanto per chiarire qual è l'argomento.

Non è questo il posto per approfondite analisi socio-psicologiche: ne sono state prodotte un'infinità, non credo potrei aggiungere qualcosa di nuovo.

Eppure la domanda
'perché?' viene spontanea sulla bocca di tutti.

E una risposta bisogna pure abbozzarla.

E bisogna anche indicare qualche soluzione, senza cui ogni tentativo di analisi rimane sterile.

Quali sono le costanti di quegli eventi?

+ Non sono atti di follia.

Nella loro versione più comune si presentano come azioni del tutto ordinarie: sono condotte a termine come si trattasse di una recita di fine anno.

+ Abbondanza di armi.

Riguarda soprattutto gli Usa dove le armi si acquistano con una facilità addirittura irrisoria.
E tuttavia non è determinante per i suicidi giapponesi che, a volte, escogitano sistemi estremamente banali per ammazzarsi ( gas di scarico delle macchine, per esempio: non è eccitante come lo hara hiri dei samurai, né spettacolare come le picchiate aeree dei kamikaze ma è pur sempre un modo efficace per andarsene ).
Le armi non sono così importanti neppure negli atti di crudeltà bullistica: per i quali è più che sufficiente una buona dose di sadismo.

+ Mancanza di ideali e valori 'sociali'.

Oppure assolutizzazione arbitraria di un solo ideale, di un unico valore.

+ Chiusura al mondo degli altri.

Assenza di un rapporto vero con i propri famigliari ma anche carenza di relazioni con i coetanei e con gli altri esseri umani in genere.

+ Rapporto distorto con le cose.

Incapacità di capire le nuove tecnologie e i nuovi strumenti creati dalla tecnica.
Internet, la televisione, l'iPod, i cellulari, i film, i videogiochi ...: tutto è consumato in un modo del tutto personale e piegato a servire velleità narcisistiche.

+ Blindatura rigida dentro un proprio mondo angusto e impenetrabile a cui, eventualmente, è ammesso solo il complice delle proprie imprese.

Niente viaggi, poche esperienze, ignoranza totale della maestosità della natura e del dinamismo della vita. Non esistono il tramonto, la magia del vento, l'incanto del sole, il profumo dei fiori, la potenza del mare, la vertigine delle montagne ...
O se esistono sono stati creati artificialmente, mai sperimentati di persona.

+ Povertà culturale e mancanza di originalità.

Storia, filosofia, poesia, musica, arte e scienza non sono coltivate né apprezzate come avventure dello spirito: quando sono presenti sono state dissezionate e ricostruite secondo un piano che le ha completamente deturpate e stravolte.

"I hate the fucking world"

Ha scritto uno dei 2 ragazzi autori del massacro di Columbine.

Non voglio certo eliminare le responsabilità individuali ma trattandosi di giovanissimi (spesso di minorenni, in alcuni casi di imberbi adolescenti), è chiaro che la Società, nel suo insieme, non può chiamarsi fuori, tirarsi da una parte e dire 'io non c'entro'.

'Il mondo di merda' siamo noi: è la famiglia, la scuola, la chiesa; sono le istituzioni politiche e sindacali, le mille associazioni che a vario titolo organizzano i cittadini; è la televisione, Internet, la tecnologia ... E', in breve, la società così com'è strutturata e gestita.

Siamo noi quelli che odiano: Hitler, i samurai, Matrix, YouTube, i videogiochi... Sono solo mezzi e veicoli che permettono loro di esprimere tutta l'avversione che provano nei nostri confronti.

A parole si continua a dire che bisogna procreare: i politici fanno a gara nel proporre leggi che favoriscano la maternità; la Chiesa condanna aspramente qualsiasi metodo volto a limitare il numero delle nascite. Il declino demografico è ritenuto, in generale, una sventura: i bambini sono invocati da tutti, i giovani sono considerati la vera ricchezza di una nazione.

Ma quei pochi che arrivano come li trattiamo?

Come li educhiamo?

Che cosa offriamo loro?

Cose. Solo tante, troppe, dannatissime cose.

Di cui non spieghiamo né la provenienza né il significato.

Di cui non descriviamo né l'uso né la finalità.

Senza presenze umane significative, senza calore, senza valori, senza prospettive, senza futuro alcuni dei nostri ragazzi vengono educati dalla televisione e sparati nel gran mare di Internet a sfangarsela da soli.

I loro occhi si riempiono di immagini fittizie, le loro orecchie sono perennemente otturate da cuffie che trasmettono all'interno musiche assordanti e ossessive, i loro cuori sono aridi perché nessuno li ha scaldati, le loro menti sono vuote perché nessuno le ha alimentate.

Non offriamo occasioni per coltivare le loro doti, per esplicare la creatività, per mettere a frutto la loro originalità. Non offriamo loro nemmeno la possibilità di impegnarsi in una qualsiasi attività lavorativa: dopo averli cresciuti a cose pretendiamo di sprofondarli in un mondo di precarietà, in cui tutto è aleatorio e anche le cose che fino a quel momento hanno rappresentato il loro unico ancoraggio diventano evanescenti e incerte.

Un ragazzo ha bisogno di sentirsi accolto e di essere apprezzato: ha bisogno si sentire che qualcuno si accorge di lui, di capire chi è, di scoprire quali sono le sue potenzialità.

Ha bisogno di saggiare il significato profondo di 'responsabilità', di sperimentare giorno per giorno sulla propria pelle che cosa vuol dire 'reversibilità'.

Se si convince che nessuno al mondo ritiene importante la sua presenza, allora sente il bisogno di far qualcosa per urlare 'ci sono anch'io': deturpare i monumenti, spaccare beni pubblici, sballarsi in discoteca, sfregiare il proprio corpo, schiantarsi a folle velocità contro qualcosa o qualcuno ...

Ammazzare o ammazzarsi.

Che cos'è, per loro, la vita? Una giostra.


Che cos'è il corpo? Un oggetto da utilizzare al meglio per attirare l'attenzione.

Chi sono gli altri? Birilli o manichini di cui servirsi per la propria affermazione o per semplice diletto.


A volte mi meraviglio del fatto che la stragrande maggioranza dei ragazzi studia, lavora e accetta (obtorto collo o di buon grado) le regole della nostra società.

Sono costernato per quei pochi giovani che infieriscono con crudeltà sui loro coetanei, che deturpano il nostro habitat con atti vandalici, che uccidono e si uccidono.

Sono desolato e affranto, addolorato e sconvolto, adirato e confuso.

Non meravigliato.
























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