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ménages

2007-2010 > 2008 > FLUTTUAZIONI


(22/04/2008)

Ne ‘La felicità famigliare’ Tolstoj descrive due momenti diversi della vita coniugale dei protagonisti.

Marja e Serghjèj all’inizio si amano alla follia, di un amore intenso, totale, entusiastico.
Anche fanciullesco, per certi aspetti.

I due passeggiano allacciati, si scrutano con intensità, si cercano con stupore, si baciano con trasporto.

Vivono un’esperienza piena, senza cedimenti né cali di tensione.

‘Egli solo esisteva per me a questo mondo, e lui, appunto, stimavo il più eccellente, il più infallibile fra quanti uomini ci sono al mondo: quindi, io non potevo vivere per nient’altro che per lui, per essere cioè, ai suoi occhi, tale quale egli mi stimava.
Ma egli mi stimava la prima e la migliore donna del mondo, dotata di tutte le possibili virtù; e io mi sforzavo d’essere codesta donna, agli occhi del primo e migliore uomo del mondo’.


Poi la loro barca scivola in una imprevista bonaccia.

Sembra quasi che tutto rallenti, tutto si attenui, tutto sfumi.

Sentono il bisogno di esperienze diverse: per esempio di frequentare l’alta e turbolenta società cittadina.

Le nuove circostanze incrinano il primitivo rapporto, fino a stemperarlo, quasi a fiaccarlo.

Arrivano anche i figli a complicare il flusso affettivo.

Marja e Serghjèj approdano ad un ménage più tranquillo, meno rapito, più ordinario e disincantato: pur restando in qualche modo carico di affetto.

Un sentimento, più che una passione, da condividere e da spartire anche con i figli.

‘I rapporti tra me e mio marito si mantenevano sempre a quel modo, freddamente amichevoli, com’erano stati durante il nostro soggiorno in città; ma, qui in campagna, ogni asse del piancito, ogni parete, ogni divano, mi venivano rammentando quel che lui era stato per me.’

‘Tutt’a un tratto ebbi limpida e calma la visione che il sentimento di quel tempo lontano era passato senza possibilità di ritorno, né più né meno che il tempo stesso, e che farlo tornare indietro, adesso, non solo era impossibile, ma sarebbe stato penoso e imbarazzante.’

‘Da quel giorno ebbe termine il romanzo tra me e mio marito; l’antico sentimento divenne un prezioso, irrevocabile ricordo, mentre un nuovo sentimento d’amore per i figlioli e per il padre dei miei figlioli, dava principio ad una seconda, sebbene ormai diversissima, felicità di vita, che ancora non ho finito di sperimentare nel momento in cui scrivo...’


Molto diversa è la prospettiva da cui viene affrontata la tematica nella ‘Sonata a Kreutzer’.

Un certo signor Pòzdnysev, durante un lungo viaggio in treno, racconta al passeggero che gli sta di fronte la sua fosca vicenda.

Con un linguaggio rude ed esplicito descrive le tappe che hanno scandito la sua esperienza matrimoniale: nata dall’attrazione sessuale si era subito trasformata in un rapporto altamente conflittuale, una sorta di maledizione condita di odio e divorata dalla gelosia che si era conclusa in un insensato uxoricidio.

‘L’impressione di questa prima lite fu terribile. Io l’ho chiamata lite, ma non fu una lite, fu semplicemente il rivelarcisi di quell’abisso, che in realtà c’era tra noi. Lo stato amoroso s’era esaurito con la soddisfazione della sensualità, e noi eravamo rimasti, l’uno di fronte all’altro, nel reale rapporto che correva tra noi: due egoisti, cioè, completamente estranei uno all’altro, vogliosi di procurarsi, l’uno per mezzo dell’altro, la maggior quantità possibile di piacere.’

‘Ma ecco sopravvenire una terza, una quarta lite: e io compresi, infine, che queste non erano cose incidentali, e che così doveva accadere, così sarebbe accaduto sempre: e inorridii di quel che mi stava innanzi. Contemporaneamente, per giunta, mi tormentava il pensiero tremendo d’essere io solo che così male, così contrariamente ad ogni attesa, vivessi con mia moglie; mentre, agli altri coniugi, non accadeva lo stesso. Non sapevo ancora, a quei tempi, che si tratta di un destino comune, ma che tutti, allo stesso modo che facevo io, pensano che si tratti di una loro sventura particolare, e cercano di nascondere questa loro particolare, vergognosa sventura non soltanto agli altri, ma anche a se stessi: neppure a se stessi la confessano. Era incominciato fin dai primi giorni, e veniva continuando ininterrottamente, peggiorando e incrudendo via via. Fin dalle prime settimane, in realtà, io ebbi, in fondo all’animo, il senso d’essere perduto, il senso ch’era venuto fuori tutt’altro da quanto mi aspettavo, e che il matrimonio, non solo non costituiva la felicità, ma anzi era qualcosa di molto gravoso...’

‘In questo modo, la presenza dei figlioli non solo non migliorava la nostra vita, ma anzi la avvelenava. E, a parte questo, i figlioli venivano a costituire per noi, una occasione di più per attaccar lite. Dal momento che avemmo dei figlioli, e sempre più spesso via via che si facevano grandi, furono proprio loro a diventare strumento e oggetto di lite.’

‘Questa, dunque, era la vita che si faceva. I nostri rapporti divenivano mano a mano più ostili. E, infine, si arrivò al punto che non più la discordanza di idee provocava l’ostilità, ma l’ostilità provocava la discordanza di idee: qualunque cosa lei dicesse, io già d’avanzo ero in disaccordo; e il medesimo faceva lei.’

‘Noi eravamo, in realtà, due galeotti, pieni d’odio l’uno per l’altro, legati alla stessa catena: ci avvelenavamo l’un l’altro la vita, e ci sforzavamo di non avvedercene. Non sapevo ancora, a quei tempi, che il novantanove per cento dei coniugi vivono nel medesimo inferno in cui vivevo io, e che non può essere altrimenti’. *


E’ certo che qualsiasi rapporto, anche il più intenso e vero, è destinato inesorabilmente a subire dei cambiamenti.

Le cause sono tante: il logoramento dovuto al puro e semplice passar del tempo; l’evoluzione delle singole personalità; le diverse esperienze vissute da ognuno per proprio conto; la gestione spicciola della vita famigliare; i figli ...

Molti sottolineano il fatto che un tempo i matrimoni erano per la vita, al giorno d’oggi sono a termine.

Si celebrano matrimoni sempre più rumorosi, sempre più eccitanti sempre più dispendiosi ma anche sempre più brevi.

Anzi: la durata sembra inversamente proporzionale alla grandiosità dell’evento iniziale.

Sono rapporti destinati a finire molto presto, se non proprio nell’odio e nella gelosia, almeno nell’indifferenza e nella recriminazione, nel fastidio e nella reciproca incomprensione.

In questa specie di vortice che assembla e spacca tra vapori, schizzi, bagliori e frastuoni, a subire le conseguenze più amare sono quasi sempre i figli.

Non credo che i matrimoni di una volta fossero migliori: forse i coniugi erano animati da un maggior spirito di sacrificio; sicuramente le norme ecclesiastiche e civili erano più severe e influivano pesantemente sull’andamento dell’unione; certamente le donne subivano in silenzio comportamenti e atteggiamenti del partner che adesso non sono più disposte a tollerare.

Ad essere sinceri molti di quei matrimoni si trasformavano spesso in una esperienza frustrante e drammatica che avvelenava la vita delle persone.

Adesso si è più liberi, nel prendersi e nel lasciarsi: e non è detto che sia necessariamente un male.

Si dovrebbe soltanto avere un riguardo particolare per i figli: coloro che hanno intenzione di mettere al mondo dei figli dovrebbero affrontare la vita in comune con maggiore serietà, con una più profonda consapevolezza, con una più chiara cognizione di causa.

Forse avrebbero bisogno di una vera e propria ‘educazione sentimentale.’

Di un percorso che faccia capire che la passione e il sesso sono componenti essenziali di un buon rapporto ma non sufficienti.

Sembra impossibile ma passione e sesso alla lunga non riescono a resistere in presenza di fattori quali le ristrettezze economiche, i calzini o le mutande sporche, le rispettive amicizie ed abitudini, la cucina approssimativa, il disordine permanente, i rumori, gli odori e i suoni fastidiosi.

Si può ridere fin che si vuole su queste ‘banalità’, i ragazzi a volte si indignano con chi gliele sottopone.

Ma se la passione e il sesso non sono sostanziati dalla stima e dal rispetto, se alla loro ombra non cresce una sincera amicizia e se non si consolida tra i due un tessuto fatto di mille quotidiane esperienze, la fine del rapporto è fuori discussione.

Cosa che avviene sempre più spesso ai nostri giorni.

Un tempo, anche i ménages più compromessi, non finivano mai: incancrenivano nell’odio e nel disprezzo, nei casi migliori ammuffivano e marcivano nell’apatia, nel cinismo e nel rancore.

Era meglio?

E’ peggio?


* Tutte le citazioni sono tratte da Lev Tolstoj, Quattro romanzi, Gli struzzi, Einaudi, 1981




















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