ACRONIA


Vai ai contenuti

Menu principale:


migrazioni (2)

2007-2010 > 2007 > SOCIETA'

07/12/2007

(precedente)

La questione 'migranti' va governata e ‘razionalizzata’.
Non può essere risolta con la pura e semplice repressione proposta dalle destre.
Né con i buonismi e la demagogia delle sinistre.
E, soprattutto, bisogna mettersi in testa che con questo problema è giocoforza conviverci.
Volenti o nolenti.
Le destre fanno finta di non sapere che una dura repressione può scatenare una incontrollata reazione contro i nostri connazionali che hanno interessi nelle nazioni di origine dei migranti.
Nella società contemporanea tutti sono dappertutto: a commerciare, a produrre, per gli scopi umanitari più diversi.
Le sinistre, dal canto loro, sembrano ignorare il problema, immaginano che l’arrivo dei migranti abbia solo ripercussioni positive, che non abbia alcuna ricaduta negativa sulle popolazioni. Sembra quasi vivano in un altro mondo, in castelli dorati e intoccati, isolati dal loro proprio mondo. Non vedono i cittadini che sono borseggiati, malmenati, rapinati per strada e in casa, angariati e, a volte, persino uccisi.
Entrambi questi atteggiamenti, lungi dall’affrontare la situazione, alimentano il rancore, l’odio e il razzismo.
E’ chiaro che i singoli Stati possono poco contro questi flussi che spesso si presentano laceranti e dirompenti.
E’ evidente che è la UE che deve prendere l’iniziativa.
Quella UE che, a questo proposito, finora ha brillato per inconsistenza, latitanza e demagogia. Con il risultato che ogni nazione è costretta ad arrangiarsi per proprio conto.
Così ci sono Stati che con vari strumenti, per lo più di dissuasione, riescono a contenere il fenomeno entro livelli sopportabili. In genere sono Stati non di frontiera, ‘riparati’ dai flussi da altre nazioni più esposte.
Queste ultime, invece, devono sopportare il peso di una vera e propria invasione.
Gli aspetti da tenere in considerazione sono molteplici.
Tra questi alcuni sono di natura più generale, planetaria vorrei quasi dire, altri di carattere più locale, interno a ciascun Stato.

TRA I PRIMI:
* La globalizzazione. Sulla Terra non esistono più poteri economici nazionali: esiste un unico potere finanziario e capitalistico mondiale. A cui i vari potentati locali sono collegati o, nel migliore dei casi, semplicemente subordinati. Questo potere gestisce la produzione, il commercio e la finanza a seconda dei suoi interessi che sono spesso sovra continentali. In base a questi sposta a suo piacimento imprese e manodopera.
* La demografia. La popolazione mondiale è andata via via aumentando. Adesso siamo in una fase di vera e propria esplosione. L’aumento è molto più elevato nelle aree disastrate del pianeta. Milioni di persone muoiono di fame, di povertà e di malattie. Spesso anche di catastrofi naturali e di guerre. Queste persone fuggono dalle maledizioni.
Sic stantibus rebus niente e nessuno potrà fermarle.
Né si faranno ricacciare all’inferno.
* Gli squilibri paesi ricchi – paesi poveri. Le abissali differenze intercorrenti tra Paesi ricchi e Paesi poveri non sono dovute solo a diversità climatiche o a distanze tecnologiche. In buona parte si devono attribuire al fatto che i Paesi più avanzati si sono impadroniti delle ricchezze degli Stati più arretrati sfruttandole a proprio vantaggio.
Saccheggio e rapina continuano anche ai nostri giorni.

TRA I SECONDI:
* L’aumento del benessere e del livello di istruzione di massa. L’aumentato benessere ha portato i singoli a cambiare i loro stili di vita: ad avere più esigenze e ad essere meno disponibili, soprattutto per il lavoro manuale. Ha spinto la società ad allungare l’iter dell’istruzione, mantenendo i giovani fuori dal mercato del lavoro fino ai vent'anni, spesso fino ai trenta.
Contemporaneamente ha permesso alle persone mature un abbandono anticipato dell’attività lavorativa.
* La smodata brama di guadagno. Spazzata via la società pre industriale, caduti valori e ideali, assegnato alla televisione il compito di educatrice unica, ai singoli è rimasto come obiettivo unico soltanto l’arricchimento.
Il maggiore possibile e a qualsiasi costo.
Per far ciò bisogna produrre a ciclo continuo e ai costi più bassi.
Non c’è più nessuno che impianta un’attività economica per sopravvivere o solo per star bene in modo da permettere ai propri discendenti di arricchirsi.
Chi comincia vuole diventare ricco in poco tempo.

* L’incapacità delle singole nazioni di utilizzare al meglio le proprie risorse. Nella società attuale le risorse umane vengono utilizzate in modo dissennato.
I giovani sono tenuti lontano dal mondo del lavoro; le persone mature sono espulse da esso prima del previsto.
Si punta a fare della precarietà e della instabilità l’abito mentale delle nuove generazioni.
Si punta ad abbandonare a se stesse le generazioni più mature.
Questo perché né le une né le altre si prestano ad auto degradarsi in nome del guadagno per pochi.

(SEGUE)


















il sito di Saltas (saltas@tiscali.it) | saltas@tiscali.it

Torna ai contenuti | Torna al menu