ACRONIA


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Mike and ... me

2007-2010 > 2009 > STILLE


10/09/2009


Michael Nicholas Salvatore Bongiorno ...


E' morto Mike Bongiorno.


Pace all'anima sua, vien subito da dire.

E aggiungo che non ho mai nutrito nei suoi confronti alcuna particolare acrimonia, anche se non ho mai avvertito una accentuata simpatia.

Siccome penso che la vita è il bene più grande di cui una persona dispone, la morte mi lascia sempre attonito.

E' difficile che possa godere per la morte di qualcuno: meno che mai, naturalmente, per quella di Mike.

Ricordo di lui alcune trasmissioni famose, tra tutte '
Lascia o raddoppia' e 'Rischiatutto'.

Da quando ha lasciato la
Rai ed è andato a Mediaset non l'ho più seguito.

Anche perché mi sembrava ripetesse fino all'esaurimento i soliti cliché: che, a mio parere, con il tempo si erano inesorabilmente logorati.

Senza contare che il suo tipo di trasmissione, i quiz, veniva ormai riproposta da tutti in tante salse diverse: fino a provocare, almeno in me, delle vere e proprie crisi di rigetto.


Perché è andato via dalla Rai?

L'ha detto lui stesso più volte: per soldi.



La televisione commerciale di Berlusconi, che aveva appena scoperto la pubblicità, la gallina dalle uova d'oro, aveva bisogno di un grande personaggio - immagine: chi più di Mike?

Di qui il sodalizio.


Dopo essere stato l'uomo dei quiz, Mike divenne l'uomo della pubblicità e della ricerca forsennata del danaro: dei contratti vantaggiosi, degli spot remunerativi, delle trasmissioni miliardarie.

Non per niente Berlusconi, ignorando gli ultimi contrasti tra Mike e la sua Mediaset, ha voluto subito accaparrarselo mettendogli il suo sigillo:
'era un mio grande amico'.

Forse, in questo caso, non ha tutti i torti.

I due, nonostante le diversità e le sfumature, si assomigliavano molto: per la scaltrezza e la furbizia; per la capacità di cogliere le occasioni di guadagno; per la smania di protagonismo; per l'evidente insaziabile ambizione; per il moderatismo politico-sociale; …



Si può essere dispiaciuti per la morte di Mike ma quel che francamente non capisco è questo unanime tributo di lodi e di peana, questa esagerata adulazione post mortem, questa quasi adorazione che coinvolge le massi popolari e le più alte cariche politiche.

Perché tanto onore?

Non ne ha avuto abbastanza in vita?

In che cosa è consistito il suo eroismo?

Quali sono state le sue eccezionali virtù da proporre alle nuove generazioni?



Dico questo perché mi addolora vedere tante persone sofferenti, vivere nelle difficoltà e morire nel più completo abbandono, nella più totale dimenticanza.

Nessuno si occupa di quel che succede ai nostri 'respinti' in Libia.

Nessuno si sofferma più di qualche secondo sui disgraziati inghiottiti dal mare durante le attraversate 'clandestine'.

E i padri e le madri di famiglia che escono la mattina per guadagnarsi la pagnotta e muoiono sul posto di lavoro?

Piangiamo la morte di Mike, va bene, ma conserviamo almeno un briciolo di pietà anche per chi ha avuto dalla vita molto meno di lui.



PER CONCLUDERE

Vorrei riportare (con qualche chiosa) alcune affermazioni che sono state pronunciate su Mike Bongiorno subito dopo la sua morte.


'E stato la storia delle televisione'.

Che sia stato importante per la televisione italiana nessuno può negarlo: che da solo possa sintetizzare tutta la storia della televisione mi pare quanto meno discutibile.

La televisione italiana è stata fatta da tanti personaggi, ognuno dei quali ha contribuito a renderla importante e popolare:
da Mario Riva a Ruggero Orlando, da Sordi a Totò, da Celentano a Mina, dalla Carrà alla Goggi, da Sergio Zavoli a Enzo Biagi, da Gassman a Piero Angela …

Per non parlare delle mille trasmissioni documentaristiche, di intrattenimento o di informazione che, senza dipendere da nomi altisonanti, hanno in ogni caso contribuito ad attirare teleutenti e a formarli.


'E' stato un grande partigiano'.

Ecco, questa storia mi ha sempre lasciato alquanto sconcertato.

Nel senso che non l'ho mai capita fino in fondo.

Fino agli anni 60 e 70 del secolo scorso, quando ancora giravano e occupavano la scena 'resistenziale' i 'grandi' partigiani (alla
Pertini, per intendersi, o alla Saragat, alla Nenni o alla Ferruccio Parri) mai nessuno aveva osato parlare di Mike Bongiorno come di un partigiano.

Lui pure se ne guardò bene dal farne menzione.


Ad un certo punto, cambiando i tempi, morti ' i mostri sacri', sopraggiunta la pestilenziale nebbia della revisione, si cominciò a parlare di Mike come collaboratore dei partigiani.

Ricordo bene quando lui stesso comparve in televisione a raccontare il suo ruolo marginale all'interno della resistenza.

La faccenda, con il tempo, si alimentò di sempre nuovi particolari fino ai nostri giorni, fino al Mike 'grande partigiano'.


'Era assetato di onorificenze'.

Su questo non c'è niente da dire.

Mike era molto orgoglioso e, giustamente dal suo punto di vista, aspirava a sempre nuovi e più importanti riconoscimenti.

Ricevette una
laurea honoris causa dalla IULM, una libera università milanese: su proposta di 'Sorrisi e canzoni'.

Ricevette un'
alta onorificenza dai Savoia che lo fecero prima cavaliere e poi commendatore.

Fu nominato da Ciampi
Grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica.

Aspirava fortemente e pubblicamente alla nomina a
senatore a vita.

Che, per fortuna dico io, non venne mai.

Non vedo quali doti, virtù o insegnamenti particolari il grande Mike avesse da far dono al popolo italiano.

Vogliamo far senatori a vita le persone più smaliziate e fortunate?

Benissimo!


Diciamolo e in cima ci avremmo dovuto collocare il sommo Mike, preceduto, però, dal suo 'grande amico' Silvio.


'Era un intellettuale, ma non di quelli inutili'.

Questa perla è del ministro Renato Brunetta.

Che, considerando se stesso un grande intellettuale, non poteva esimersi dall'attribuire a Mike lo stesso riconoscimento.

A mio modesto modo di vedere si tratta di un'affermazione che non aggiunge niente alle qualità che Mike indubbiamente aveva e che, invece, mette a nudo la pochezza 'intellettuale' del ministro che l'ha pronunciata.


Ho sentito che al Nostro verranno concessi i
funerali di Stato.

Perché è Grande Ufficiale?


Non mi risulta che tutte le persone insignite di quella onorificenza abbiano ottenuto i funerali di stato.

Perché la famiglia è indigente?


Non credo proprio: al punto che questa domanda può addirittura risultare offensiva.


Più prosaicamente, penso sia perché molti hanno bisogno di un diversivo su cui indirizzare l'attenzione e i sentimenti delle masse.

Visto il degrado in cui la vita politica è stata precipitata,

Considerata la situazione difficile in cui versano molte famiglie.

Preso atto della nebbia pesante che tutto sembra avvolgere e confondere.

Chi meglio di
San Mike può distrarre e distogliere lo sguardo da una realtà così plumbea e indecifrabile?

Ce ne vorrebbe uno alla settimana …


Chissà, forse Lui l'avrebbe addirittura gradito, questo ruolo.



















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