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MilÓn l'Ŕ on gran MilÓn

2011 > vario


11 ottobre 2011


MilÓn l'Ŕ on gran MilÓn



'Tutt el mond a l'Ŕ paes, a semm d'acc˛rd, ma MilÓn, l'Ŕ on gran MilÓn'

(GiuÓn D'Anzi)


Sono stato a Milano per due giorni.

Ci era giÓ stato qualche altra volta: molto tempo fa.

Naturalmente per leggere e capire una cittÓ, soprattutto se si tratta di una metropoli, ci vuole ben altro tempo: ci vogliono settimane e anche mesi.

In ogni caso io credo che le cittÓ abbiano un che di particolare, un sentore, un'aura che uno capta al primo impatto.


Qualcosa per cui si accende
un feeling, una immediata sintonia, una inspiegabile ma reale e reciproca corrispondenza 'di amorosi sensi'.

Non Ŕ detto che capiti con la propria cittÓ di nascita: pu˛ non verificarsi nemmeno con la cittÓ che ci ha dato casa e lavoro.

E' qualcosa che difficilmente si pu˛ dire e che somiglia molto a quel che succede quando si incontra l'anima gemella.

A me, padovano di nascita, Ŕ capitato per esempio con
Roma, la cittÓ nella quale ho poi avuto la fortuna di vivere, e con Monaco di Baviera, dove andrei a stare molto volentieri.

Non mi era mai capitato con Milano e visto che vi abitano delle persone a me molto care, ho voluto riprovare: ho percorso la cittÓ nel tentativo di scoprire la sua essenza, di catturarne l'anima nascosta.

Per far scattare quello strano qualcosa che mi avrebbe fatto dire 'anche questa Ŕ la mia cittÓ', 'anche qui mi piacerebbe vivere'.

E invece ů lo voglio dire subito, visto che si Ŕ giÓ capito:
non Ŕ scattato niente, non si Ŕ accesa nessuna corrente, non Ŕ nato alcun feeling.

Nonostante io mi ci sia impegnato con convinzione, nonostante la disponibilitÓ e l'affetto dei parenti milanesi.

Niente di sconvolgente, naturalmente: Ŕ normale che possa accadere, Ŕ scritto a chiare lettere nel registro delle possibilitÓ.

Nulla esclude che possa capitare in seguito, magari dopo una pi¨ attenta e assidua frequentazione.

I feeling sono di tanti tipi diversi: c'Ŕ quello che scatta al primo contatto e quello che nasce da una lunga e accidentata convivenza.


A parte
questo aspetto 'romantico', volevo anche vedere se il capoluogo lombardo Ŕ quel mostro di efficienza e tecnologia, quel concentrato di modernitÓ che quasi 20 anni di propaganda leghista hanno esaltato contrapponendolo a 'Roma ladrona'.

Non voglio certo lanciarmi in un confronto serrato tra le caratteristiche delle due cittÓ.

Nessun luogo Ŕ assimilabile ad un altro, meno che mai lo sono le cittÓ, che hanno ognuna la propria particolarissima storia, il proprio timbro, la propria anima assolutamente singolare e imparagonabile.

Roma poi, con le sue innumerevoli sedimentazioni, Ŕ unica al mondo ed Ŕ al di lÓ di ogni possibile accostamento.

Mi sono mosso soltanto nell'area centrale di Milano: so che le sue strutture pi¨ avanzate nel campo dell'industria, del commercio e degli affari in genere, a parte la Borsa, si trovano in zone periferiche o ultra periferiche.

E tuttavia qualcosa ho notato.


Il deposito bagagli della Stazione Centrale Ŕ ancora quello di 50 anni fa, con il bancone in legno massello dotato di ribalta e l'impiegato che protocolla e francobolla il bagaglio creando una fila interminabile.

Pochi i centri di informazione 'i' sparsi per la cittÓ, presidiati talvolta da impiegati sbrigativi e poco informati.


(Tutti ricorderanno la scena di Tot˛ e Peppino appena sbarcati a Milano: fanno la figura di burini alieni provenienti da un remoto mondo di arretratezza; bene, girando un po' la cittÓ e avendo bisogno, ogni tanto, di rivolgermi a qualche rappresentante delle Istituzioni, ho avuto l'impressione che, nel frattempo, le parti si siano invertite, rispetto al film. I Tot˛ e Peppino non sono pi¨ i viaggiatori che arrivano da lontano, ma i signori in divisa che non sanno capire nÚ interpretare le esigenze degli interlocutori).



E poi
marciapiedi sconnessi, mendicanti e venditori abusivi un po' dovunque, stazioni metro senza scale mobili e senza servizi, cartacce, cicche e bottigliette di plastica vuote un po' ovunque...

Come Roma, si dirÓ.

Non c'Ŕ dubbio: ma dalla capitale dell'efficienza e della modernitÓ mi sarei aspettato qualcosa di diverso.

Insomma 'MilÓn l'Ŕ on gran MilÓn' per la popolazione complessiva che la abita e la assedia da tutte le parti, per essere il centro della moda, della finanza e delle fiere: Ŕ grande in Italia, visto che non ha certo il dinamismo, l'efficienza e la ricchezza di altri centri europei.

Non Ŕ certo
'on gran MilÓn' se la si riduce ad essere la cittÓ principale di un ipotetico staterello ancora tutto da definire, ancora tutto da costruire come entitÓ unitaria.

Milano, con la Tetrarchia di Diocleziano, Ŕ stata una delle capitali dell'impero romano d'Occidente, la sede dell'Augusto.


Deve diventare il centro motore di una grande nazione, deve tornare a competere, in Europa, non con le capitali politiche (non mi pare che Milano abbia mai avuto molto fortuna in politica: da lý Ŕ partito Mussolini; lÓ Ŕ stato tenuto a battesimo Craxi; nel suo territorio Ŕ nato e cresciuto l'attuale distruttore della Nazione) ma con i grandi centri industriali e tecnologici quali Monaco di Baviera e Francoforte, Zurigo e Barcellona, Lione e Manchester.

E' vero:
'MilÓn l'Ŕ on gran MilÓn', ma all'interno di un Paese che Ŕ fermo, seduto, incapace di tirarsi fuori dalle sabbie mobili dentro le quali si Ŕ messo volontariamente con le proprie mani.

Rispetto al resto dell'Europa si dovrebbe dire, pi¨ realisticamente, che 'MilÓn l'era on gran MilÓn'.


Da non milanese e da romano di adozione quale mi sento, mi auguro di tutto cuore che Milano torni ad essere grande.

Se Milano tornerÓ grande vorrÓ dire che l'intero Paese ce l'avrÓ fatta.

Milano non pu˛ essere grande se l'Italia Ŕ piccola piccola.

E l'Italia non pu˛ diventare grande senza il traino di Milano.

Hanno bisogno l'una dell'altra: ogni fuga in avanti Ŕ, in realtÓ, una corsa alla cieca, un salto all'indietro.

Personalmente faccio il tifo per una Milano efficiente, tecnologicamente avanzata, pulita, ben servita dai mezzi di trasporto, capace di creare non solo ricchezza ma anche benessere generale, in grado di porsi come punta di diamante di una nazione che vuole riprendersi in Europa il posto che le spetta.

Una Milano con cui magari non scatta alcun feeling, ma nella quale Ŕ piacevole 'sbarcare', in cui Ŕ bello muoversi per l'aria di funzionalitÓ e di modernitÓ che si respira.

Non servono a Milano le barzellette e le mille 'mignottate' del suo faccendiere illusionista: prima se ne libera meglio sarÓ per tutti.

Anche per Roma.

E allora forza 'MilÓn', ridiventa 'on gran MilÓn'.





















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