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Monti-Napolitano-Giuliano Amato

2011 > popoli (Italia, Europa, Mondo)


7 dicembre 2011


Monti - Napolitano - Giuliano Amato




Giuliano Amato è stato un professore universitario 'prestato' alla politica.

Amico e collaboratore di
Bettino Craxi, sopravvisse alla 'fine' del suo 'capo': anzi, dopo la fuga ad Hammamet, ricoprì i suoi più importanti incarichi politici.

Fu per la prima volta
presidente del consiglio dei ministri dal 28 giugno 1992 al 22 aprile 1993.

L'
11 luglio 1992 varò un decreto da 30.000 miliardi di lire con cui, partendo retroattivamente dal 9 luglio, operava un prelievo forzoso del 6 per mille dai conto correnti e dai libretti bancari e postali.

Anche allora, si disse, che l'intervento si rendeva necessario per salvare l'Italia e per rimettere la finanza dello Stato su binari sostenibili.

Non contento di ciò e sempre per raddrizzare definitivamente la baracca, nell'autunno fece approvare una finanziaria 'terribile', da 93.000 miliardi di lire: accompagnata da una prima consistente riforma del sistema pensionistico.

Chi è vissuto in quel periodo ricorda
'la rabbia' impotente di larga parte della popolazione nel vedersi sottrarre nottetempo quanto faticosamente risparmiato.

Anche allora i politici si affannarono a spargere balsamo, dicendo che lo si doveva fare per le nuove generazioni.


Anche allora
le caste, che pure già esistevano anche se non avevano le odierne proporzioni, non furono minimamente toccate dalle manovre: le parole 'lacrime e sangue' le usarono i politici, in concreto toccarono al popolo.


E siamo all'oggi.

Stessa manovra draconiana, stesse parole, stesso spartito.

Nessuna equità.

Oggi come allora.

Rastrellamento nel mucchio.

La cosa più facile e immediata.

Si dice: per salvare la finanza italiana e far ripartire il Paese.

Tutto come allora: sembra lo stesso copione, anche se recitato da attori diversi.

(Monti, tra l'altro, è professore universitario, proprio come Giuliano Amato)

Che con questa operazione si salvi la finanza italiana, sarà anche vero: ce lo auguriamo, almeno.

Che si cambino le condizioni economiche del nostro Paese in modo tale che ci sia più lavoro, si apra un futuro per i giovani, si garantiscano le pensioni anche a chi adesso deve ancora entrare nel mondo del lavoro, su tutto questo è lecito esprimere più di qualche dubbio.

Doveva succedere la stessa cosa dopo i provvedimenti di Giuliano Amato: e invece,
dopo meno di 20 anni, siamo allo stesso punto, se non un po' più giù.

A ottobre la produzione industriale è calata del 4,2 %, la Fincantieri minaccia di mettere tutti i dipendenti in cassa integrazione, la Finmeccanica è allo sbando, la Fiat annuncia di volersi disimpegnare dall'Italia …: è realistico pensare che, in questa situazione, aumenti l'offerta di posti di lavoro?

Da parte di chi?

Venendo praticato un prelievo consistente dal reddito di buona parte degli italiani, non è difficile prevedere che
anche i consumi ne risentiranno e che si contrarranno inevitabilmente, trascinando nella crisi il mondo già boccheggiante dell'artigianato e del commercio.

Si è detto che si tagliano le pensioni agli attuali sessantenni per garantirle anche a chi adesso ha trent'anni: quali pensioni potranno avere i giovani di oggi che non riescono (forse, purtroppo, non riusciranno) ad avere un posto di lavoro e che avranno bisogno di 43 e più anni di contributi per staccare il loro assegno?

Dovranno arrivare a 90 anni per vederlo.


Insomma c'è il RIGORE: estremo nei confronti del popolo.

Non c'è alcuna EQUITA'.

Tanto rigore non servirà nemmeno per la CRESCITA.


A che cosa servirà?

A garantire i privilegi delle mille caste che ammorbano e soffocano il Paese.


Ecco: qui siamo a un
punto fondamentale.

Monti ha ripetuto più volte (anche la Fornero l'ha ribadito a 'Ballarò') che il governo è in carica da pochi giorni e che non poteva agire diversamente.

Aveva cioè bisogno, subito, di un'ingente somma di danaro e che l'ha prelevata là dove era più immediato e semplice farlo.

Non so dove viva Monti, in che Paese vivano i suoi ministri ma l'esistenza delle caste e dei privilegi, in Italia, è denunciata e documentata da anni.

Da anni ne parlano la
Gabanelli, Iacona e lo stesso Santoro, tanto per fare solo i nomi più noti.

Beppe Grillo lo grida da anni in tutte le piazze e da tutti i palcoscenici.

Il libro di
Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo intitolato appunto 'La casta' (che ha venduto milioni di copie) è del 2 maggio 2007.

Dopo, i due giornalisti del Corriere della Sera, ne hanno pubblicati altri sullo stesso argomento: approfondendo e chiarendo ulteriormente.

Roberto Saviano con il suo Gomorra ha messo in luce i collegamenti criminosi tra queste caste e gli stati maggiori della criminalità organizzata.

*) Tutti sanno che i responsabili delle authorities portano a casa onorari da favola; *) che in Rai si concedono retribuzioni milionarie (a Vespa, per esempio, che è già in pensione ma anche a Fazio e a migliaia d'altri); *) che i manager delle aziende pubbliche sono strapagati e ricevono buonuscite da sogno anche se le loro imprese vanno a picco; *) che le Regioni dispensano danaro pubblico senza colpo ferire non solo a consiglieri e assessori ma anche a professionisti per le consulenze, per gli uffici studi, per le sale stampa, per le rappresentanze in Italia e all'estero …; e naturalmente non parliamo *) dei deputati e dei senatori e di tutta la loro corte dei miracoli, *) del cumulo dei vitalizi e delle pensioni, *) degli appalti truccati, *) del vizio delle mazzette, *) dell'alta burocrazia, *) degli ufficiali dell'esercito, *) della magistratura …

L'elenco è interminabile.

Ed è noto a tutti.

Di molti sono noti i casi personali, balzati all'onore della cronaca per la loro carica di odiosità.

Come ho già scritto,
Giuliano Amato, sì lo stesso benemerito sopra citato, si porta a casa, adesso, a 73 anni suonati, una cifra mensile vicina ai 20.000 (ventimila) euro netti.

Naturalmente ritiene di avere pieno diritto a questa retribuzione (che va a sommarsi ad altre cifre che egli raggranella con partecipazioni e presidenze varie).

Che senso ha tutto questo?


Perché lo Stato continua a dare a questi personaggi (ricordate Gifuni?) cifre da capogiro mentre non trova il danaro sufficiente per aprire un futuro ai giovani e quindi mette in croce chi riesce appena a sopravvivere?

Come si fa a dire che non si fanno certe cose perché la situazione non è nota e richiederebbe troppo tempo per essere interpretata?

Perché si può con un decreto rovinare la vita di larga parte del popolo e invece non si può, con lo stesso strumento, colpire il viluppo del privilegio?

Non solo non lo si colpisce ma non si mette nemmeno fine all'emorragia inarrestabile, al pozzo senza fondo dello spreco e del malaffare.

E ammesso pure che Monti e i suoi sodali non conoscano bene la situazione delle caste (è impossibile, visto che in qualche modo ne fanno parte, ma ammettiamolo), certamente essa deve essere più che nota a
Napolitano.

Il Presidente vive da sempre dentro il sistema politico italiano, ha ricoperto diversi incarichi pubblici (è stato anche ministro e presidente della Camera dei deputati) e non può non avere una mappa precisa e aggiornata del 'sistema'.

Visto che il nuovo governo è una sua creatura e visto che si è affrettato a firmare il decreto non appena lo stesso è stato approvato dal consiglio dei ministri, un qualche suggerimento lo poteva sicuramente dare.

Per concludere.

Le cose non si fanno perché non si vogliono fare.


Perché non si vogliono toccare interessi nei quali, in fondo, sono coinvolti quegli stessi personaggi che si riempiono la bocca con 'il bene dell'Italia'.

Il rigore c'è e cade tutto intero sul popolo: oggi, domani e per molti altri anni a venire.

La crescita, sic stanti bus rebus, è più nei voti che nelle prospettive.

L'equità è rimandata all'altro mondo, ad altri giudici.

O alla morte che è l'unica vera 'Livella'.





















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